Pubblicato il 08/05/20

UNO STOP DA CANCELLARE Il piano dello staff di Andrea Iannone per annullare la sentenza che ha imposto 18 mesi di stop per doping al pilota dell'Aprilia è chiara. L'obiettivo è presentare il ricorso al TAS, il Tribunale Arbitrale internazionale dello Sport, entro la prossima settimana e ottenere la cancellazione della squalifica in tempo per l'inizio della tribolata stagione 2020 di MotoGP.

IL PROSSIMO PASSO A spiegare la situazione è stato Antonio De Rensis, avvocato di Iannone, in un'intervista a Sky Sport: ''Entro lunedì o massimo martedì della prossima settimana presenteremo il ricorso al TAS con le motivazioni della sentenza di primo grado. Nella nostra squadra, per la parte scientifica si è aggiunto il Dottor Pascal Kintz, uno dei massimi esperti mondiale nella lotta al doping''.

MOTIVAZIONI DEVASTANTI La situazione paradossale in cui si è trovato il pilota italiano, vittima di una contaminazione alimentare, è tale che nel suo entourage c'è fiducia che il ricorso venga accolto. De Rensis ha aggiunto: ''I giudici che sono giunti alla conclusione che Iannone non poteva comportarsi diversamente, dicono però che lo devono condannare a 18 mesi di sospensione perché doveva immaginare che in Malesia ci potesse essere carne contaminata. Nell’appello scriverò esattamente questo, visto che loro non danno indicazione su come ci si debba comportare, chiederò se doveva sedersi con dei chimici che dovevano esaminare la carne prima di mangiarla? Doveva farsi fornire le fatture della fornitura della carne e anche l’avesse fatto, chi garantiva che la carne di quella fornitura fosse quella servita? Queste sono motivazioni devastanti perché non hanno alcun fondamento con la realtà. Così un atleta è esposto alla follia, confido che il TAS, come uniformemente di solito fa, affermi che Andrea non ha la minima responsabilità in questa contaminazione''.

MotoGP Australia 2019, Phillip Island: Andrea Iannone (Aprilia)

LE TEMPISTICHE De Rensis ha infine spiegato di essere fiducioso di porre la parola fine a questa disavventura in tempo per l'avvio della stagione 2020 di MotoGP, posticipato a estate inoltrata per via della pandemia di coronavirus: ''Noi depositiamo il ricorso entro il 15 maggio, a quel punto la federazione ha 20 giorni di tempo per replicare alle nostre argomentazioni. In seguito, i giudici del Tas prendono in mano i fascicoli e se stabiliscono che non c’è necessità di stabilire un’udienza, io confido che in due mesi si possa arrivare a una decisione. Qualora il Tas dovesse decidere per un’udienza, ci sarebbe uno slittamento in avanti, non di moltissimo di un mese, un mese e mezzo in più. Ripeto, viste le motivazioni, ritengo che possa decidere sui documenti senza convocare un’udienza. Nella migliore delle ipotesi a fine luglio potremmo avere una sentenza, nella peggiore subito dopo l’estate, insomma confidiamo che quando presumibilmente inizierà il mondiale, Andrea abbia già avuto la sentenza definitiva''.


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