Pubblicato il 01/04/2020 ore 12:50

COLPEVOLE O NO? Continua ad avere del paradossale la vicenda di Andrea Iannone, il pilota dell'Aprilia Racing che è stato trovato positivo a un controllo anti-doping la termine del Gran Premio della Malesia 2019. La sentenza dei giudici della FIM ferma il pilota per ben 18 mesi, con decorrenza dal 17 dicembre 2019 e fino al 6 giugno 2021, nonostante si legga al suo interno che il suo caso di doping derivi da una contaminazione alimentare, ovvero da una bistecca mangiata a un ristorante che ha innalzato e fatto rilevare tracce di drostanolone nel suo sangue.

RICORSO AL TAS Ma allora perché questa punizione così severa? La colpa del pilota è quella di non aver controllato quali fossero le sostanze proibite e che derivazione potessero avere, mentre al suo team, l'Aprilia, è imputato di non aver vigilato sui comportamenti del suo pilota. L'avvocato Antonio De Rensis, che difende Iannone, ha già annunciato il ricorso al Tas (Tribunale Arbitrale dello Sport), dove però i tempi non sarebbero brevi e la sentenza potrebbe arrivare forse in autunno. Stando così le cose Andrea non potrebbe scendere in pista prima di un esito eventualmente positivo del suo caso.

Andrea Iannone

AL SUO POSTO SMITH Il motomondiale è attualmente fermo per via della pandemia generata dal coronavirus Covid-19, per cui difficilmente si tornerà a correre prima di quest'estate, ma di sicuro al momento c'è solo che Andrea non potrà essere in sella alla sua Aprilia e dovrà essere sostituito, con ogni probabilità dal tester Bradley Smith. Massimo Rivola aveva già prefigurato questo scenario, affermando di voler attendere di conoscere l'entità della sentenza per decidere se rescindere il contratto al pilota o se attendere. Tutto è dunque rimandato al Tas, nel frattempo, sempre che si torni a correre, Iannone è fermo al palo.


TAGS: aprilia motogp andrea iannone Doping MotoGP 2020 TAS