Prova su strada

Piaggio Vespa PX my 2001


Avatar Redazionale , il 25/05/01

20 anni fa - Highlander

25 anni e non sentirli. La PX si avvicina a questo storico traguardo e non ha nessuna voglia di mettersi da parte. Dopotutto ha un fascino immortale e un carisma che gli scooter di plastica nemmeno si sognano.

COM’È

L’evoluzione del mondo dello scooter è stata iperbolica. Motori quattro tempi plurivalvole, anche bicilindrici, prestazioni da moto, dimensioni esagerate sono ormai all’ordine del giorno. Nessuno però di questi plastic-scooter è riuscito ad intaccare il fascino del veicolo nato nel dopoguerra dall’idea dell’Ingegner Corradino d’Ascanio. La Vespa non è un semplice scooter, è "lo" scooter per eccellenza, che non solo è riuscito a sopravvivere alla frenesia dei tempi moderni ma ha rinnovato giorno dopo giorno il suo mito. Lo testimoniano gli innumerevoli Vespa Club sparpagliati in tutto il mondo (e tuttora in crescita) e i sedici milioni di esemplari venduti nel mondo dal 1946 ad oggi, gran parte dei quali marciano ancora.

FENOMENO VESPA

Un mezzo di trasporto che si è trasformato in fenomeno di costume, in un marchio inconfondibile riconosciuto in tutto il mondo. Nessun'altra due ruote, infatti, è stata protagonista di tanti film, pubblicità, eventi come la Vespa.
È stato il mezzo per la conquista della mobilità individuale nell’Europa del dopoguerra. Ha diviso i ragazzi in Vespisti e Lambrettisti, in Mods e Rockers. È stata il simbolo degli anni della "Dolce vita", protagonista in ogni periodo della nostra storia moderna.

VENDE ANCORA BENE

Con l’arrivo della nuova Vespa, quella tutta ecologia e cambio automatico, sono stati in molti a prevedere il pensionamento per avvenuta obsolescenza della PX. Troppo lento il suo cambio al volante, nessun vano sottosella, prestazioni così così, c’erano tutti i presupposti perché l’ultima discendente dei vesponi chiudesse la sua carriera. Nulla di più sbagliato. Il vespone tiene botta e se guardiamo i numeri recenti c’è da rimanere stupefatti nel constatare che nel 2000 le PX vendute sono state addirittura 20.000 (oltre 2.000.000 dal 1977) numeri che altri si possono solo sognare.

RIFATTA PER IL COMPLEANNO

Insomma una vera star che di andare in pensione non ne vuole proprio sapere, anzi con l’avvicinarsi del suo quinto lustro di vita, la PX si da un’aggiustatina, si rinfresca quel tanto che basta per restare al passo con i tempi, pur senza perdere una virgola del suo fascino da mezzo snob e tipicamente understatement che la contraddistingue.
Guai a toccare il design, sarebbe come chiedere ai milanesi di colorare il duomo di rosso mattone. Il look minimalista della Vespa è la chiave del suo successo attuale e così deve rimanere.

RITOCCATA MA NON TROPPO

I ritocchi si sono quindi limitati più che altro al reparto tecnico e alla ricerca di una aumentata sicurezza. Il proiettore diventa così alogeno e utilizza per la parabola la tecnologia delle superfici convesse per migliorare l’illuminazione durante la guida notturna. Cambia il sellone, che vuole offrire maggior comfort (anche se esteticamente ci piaceva di più il vecchio); cambia la strumentazione, che ora propone un fascinoso retrò look; sulla scocca riappare il vecchio logo Piaggio, quello che Vespa ha portato con disinvoltura nei primi anni della sua vita.

VADE RETRO PLASTICA

Non sono invece cambiate le impostazioni che della Vespa hanno fatto la storia. Così ritroviamo la scocca portante d’acciaio (che resta l’unico esempio attualmente in produzione), la sospensione anteriore a braccetto oscillante, i piccoli cerchi da 10 pollici e, naturalmente, il cambio a quattro marce con comando al manubrio.

MODERNARIATO

Resta anche il classico motore 2 tempi disponibile in cilindrata 125 e 150cc raffreddato dall’aria soffiata dal classico ventolone d’alluminio. Chi vuole tacciare la PX di immobilismo tecnico, sappia che accensione elettronica e avviamento elettrico fanno già parte da un bel po’ di tempo della dote tecnica della Vespa, anche se è comunque rimasto il classico avviamento a pedale. Del resto come immaginare la Vespa senza la pedivella di messa in moto?

C’È ANCHE IL DISCO

Immaginarla senza il vetusto tamburo anteriore invece è possibile, visto che ormai anche il vespone adotta un bel disco da 200mm che finalmente rende giustizia verbo frenare.
Il sistema frenante si completa con il classico tamburo posteriore (150mm di diametro) comandato dal pedale alla base della pedana.

AMICA DELLA NATURA

Il motore due tempi della PX è diventato anche più "verde", visto che adotta un catalizzatore ossidante a due vie che consente di rispettare i nuovi standard Euro1 in materia di emissioni inquinanti. Ma, in generale, è tutta la PX ad essere ecologica: realizzata senza far ricorso all’amianto (per le pastiglie dei freni) è recuperabile, alla fine del suo ciclo di vita, in misura superiore al 95%.
Un mezzo politicamente corretto, dunque, oltre che un icona del mondo a due ruote, che costa anche poco. La PX vince infatti anche la sfida dei listini proponendosi a prezzi davvero interessanti. 5.300.000 lire la 125 e 5.700.000 lire la 150.

COME VA Quattro secondi da semaforo a semaforo? Gimkane tra le auto come se si fosse al circo? Scordatevi tutto questo la Vespa invoglia ad una andatura da parata anche se la sua agilità è a livello di uno svelto cinquantino e volendo si "slaloma" nel traffico come con un monopattino.

KICK START

Giriamo la chiave è… diamo la classica scalciata. Ebbene sì, l’avviamento elettrico c’è ma noi ce ne siamo quasi dimenticati. Chi ha guidato una Vespa almeno una volta nella vita non si può sottrarre alla classica sequenza: ruoto il rubinetto - tiro l’aria - avvio con una pedata. Tutto viene automatico, anche il dimenticarsi del magico pulsantino sul manubrio che qui quasi non serve, tanto il mono Piaggio non manca mai un colpo. E poi dare la pedata fa molto "figo", rientra nella gestualità classica e anche un po’ snob di chi ama un mezzo del genere. Così come ci rientra il classico "clack" dell’innesto della prima marcia. Insomma, con la PX si torna indietro nel tempo.

SOTTO LA SELLA NULLA

Anche nei confronti della praticità, perché lo spazio a disposizione dei bagagli è limitato. Sotto la sella c’è solo spazio per il serbatoio; pazienza, vorrà dire che i caschi li appenderemo ai ganci appositamente predisposti. In compenso il bauletto dietro lo scudo è abbastanza capiente e la pedana, spaziosa, consente di ospitare anche la borsa della spesa, la valigetta 24 ore ma anche oggetti più voluminosi (basterebbe andare in India per capire che la Vespa può praticamente trasportare di tutto).

VOGLIA DI ANDARE

C’è chi con la Vespa ci ha fatto il giro del mondo in tre anni. Non occorre comunque arrivare a questo estremo per capire che la PX non stanca affatto. Una volta in sella viene voglia di caracollare senza meta per stradine di campagna. L’andatura concessa dal suo motore è tutt’altro che frenetica (al massimo di vedono i 105 all’ora) ma alla fine è proprio questo che si apprezza di più, l’immergersi in una dimensione parallela dove il mondo sembra girare più adagio. Movimenti rituali come l’inserimento delle marce, la frenata a pedale non danno fastidio, anzi fanno quasi piacere.

QUATTRO MONOMARCE

E poi, che dire del motore, il suo lento "pum pum" al minimo ispira sicurezza e tranquillità. Non è automatica la PX ma è come se lo fosse, perché l’erogazione della coppia del suo mono è sempre stata uno dei suoi punti di forza. Dopo 20 metri si è già in quarta, poi è come se si guidasse un monomarcia perché il motore sa riprendere da regimi assolutamente bassi. In città consente di guizzare nel traffico come uno scooterino, l’agilità è assoluta, fin troppo viene da dire perché quando ci si lancia lascia spazio al nervosismo, la sensazione è quella di correre su un filo.

UGUALE A SE STESSA

  La PX è quella di sempre, non è cambiata affatto. Ha solo qualche difetto in meno. Il comfort offerto dalla nuova sella è davvero di alto livello; un po’ meno piacevole la sensazione che si ricava impugnando le nuove manopole. Sono più lunghe del manubrio e quindi "vuote" alle estremità. Il motore trasmette qualche vibrazione diffusa un po’ dappertutto ma non c’è nulla di fastidioso.

GRAZIE, DISCO

E, finalmente, la Vespa frena! Il disco anteriore morde fin troppo rispondendo in modo brusco al comando, questo anche a causa del tubo in treccia metallica che non stona certo su una sportiva, ma qui sembra fuori luogo. La leva è un po’ lontana dal manubrio e anche un po’ alta. Vabbé, stiamo entrando nel pignolo… e soprattutto ci stiamo scordando di quanto poco frenava il vecchio tamburo. Ottimo invece il lavoro svolto dai tecnici Piaggio per rendere morbido il comando frizione, talmente dolce alla trazione che sembra si sia staccato il cavo. Il cambio è invece quello di sempre: lento e preciso solo quando si va con calma. Altrimenti la "sfollata" è sempre in agguato. Occorre riabituarsi anche a questo, fa parte del Vespa Style.
Pubblicato da Stefano Cordara, 25/05/2001
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