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Moto Guzzi V7 Carbon, fa la racer ma in realtà è d'animo tranquillo

Nuove Moto Guzzi V7 Milano, Rough e Carbon: la prova in video

Nuove Moto Guzzi V7 Milano, Carbon e Rough: prova su strada, caratteristiche, prezzi pregi e difetti delle naked di Mandello

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Autore:
Danilo Chissalè

SORELLE GEMELLE A Mandello del Lario ormai la V7 è vista come una tela bianca dove scatenare la fantasia dei progettisti e, perché no, realizzare le aspettative dei clienti. Nascono così le ultime tre special su base Moto Guzzi V7: la modaiola Milano, la rustica Rough e la pregiata Carbon, prodotta in serie limitata a 1921 unità, stesse cifre dell’anno di nascita della casa lariana. Per la loro realizzazione i tecnici Guzzi hanno attinto a piene mani dal loro catalogo di parti speciali, composto da ben 200 pezzi, ovviamente tutti omologati. Le tre V7 sono come delle gemelle eterozigote, non si somigliano, ma hanno la stessa base tecnica ad accomunarle.

AFFERMATA Già, perché guardandole si potrebbe pensare a tre moto con tre meccaniche diverse, in realtà sfruttano tutte e tre lo stesso motore, l’apprezzatissimo bicilindrico a V di 90° montato in posizione trasversale da 52 CV e 64 Nm di coppia, e il telaio a doppia culla, entrambi recentemente rinnovati. Anche sospensioni e freni sono condivisi dalle tre sorelle, forcella tradizionale con steli da 40 mm all’anteriore, doppio ammortizzatore Kayaba regolabile nel precarico al posteriore. Data l’indole docile della V7 la scelta del disco freno singolo da 320 mm all’anteriore morso dalla pinza assiale Brembo ci sembra azzeccata. Disco da 260 mm al posteriore, ovviamente il tutto tenuto sotto controllo da sistema ABS obbligatorio per legge. A completare la dotazione di sicurezza troviamo il traction control, settabile su due livelli d’intervento ed escludibile.

LA MILANO Delle tre la Milano è senza dubbio quella che più da importanza all’estetica. Si fregia di un abito scintillante fatto di dettagli cromati, come gli scarichi, il maniglione del passeggero e alcuni dettagli sul ponte di comando. La verniciatura lucida del serbatoio è la ciliegina sulla torta… distogliere lo sguardo è impresa ardua.

LA ROUGH In antitesi alla Milano c’è la Rough. La si riconosce al primo sguardo, le ruote a raggi calzano pneumatici tassellati mentre il serbatoio è satinato, questo mix le conferisce quell’aria rude e campagnola che da vita al nome.

LA CARBON Lei è la più esclusiva del gruppo, sia per l’utilizzo di materiali pregiati come la fibra di carbonio, sia perché è prodotta in tiratura limitata, a ricordarlo c’è il numero sulla piastra di sterzo. La verniciatura nera opaca mette in risalto i coperchi copri valvole, la pinza freno, la decalcomania sul serbatoio e l’aquila della Casa di Mandello tutti rifiniti di rosso acceso. Meravigliosa la sella realizzata in alcantara con impunture rosse, per un trattamento alle terga da re.

DATE E PREZZI La Carbon, come vi abbiamo anticipato poco tempo fa, è già nei concessionari con un prezzo d’acquisto di 9.990 euro, la Rough e la Milano saranno disponibili entro la fine di marzo e costeranno rispettivamente 8.990 e 9.040 euro.

IN SELLA La posizione in sella delle tre Moto Guzzi V7 è la medesima, si viene accolti da selle basse – 77 cm l’altezza dal suolo- e comode, realizzate a regola d’arte. Il peso in ordine di marcia è contenuto e le manovre da fermo sono tutt’altro che complicate. La triangolazione sella/pedane/manubrio porta ad una guida rilassata che non stanca mai, anche dopo svariati chilometri in sella.

PIACERE TRASVERSALE Avviare il bicilindrico è sempre piacevole, la sensazione di rotazione trasversale dell’albero motore è esclusiva di pochi… Moderatamente silenzioso, il propulsore è educato, civile e vibra poco. La spinta arriva progressiva e lineare con una propensione verso i medi regimi, ovvero dove serve. Ottima la frizione morbida e facile da utilizzare, il cambio è preciso anche se gli innesti delle marce non sono fulminei.

TRE ANIME UNO STILE Nonostante le tre special abbiano anime e stili quasi agli antipodi amano essere condotte alla stessa maniera: rotonde e senza tirarle il collo. La V7 sorprende per come affronta i tratti curvosi ad andature allegre grazie alle sospensioni bene a punto. Sia chiaro, non sono pensate per andare all’attacco delle curve con pieghe in stile MotoGp, le pedane vi redarguiranno molto prima, ma superano decisamente le aspettative quando si vuole sgranchire il bicilindrico. L’unico neo è l’assorbimento delle asperità, il doppio ammortizzatore posteriore risponde in maniera secca, scomponendo leggermente l’assetto della moto. L’unica a differenziarsi leggermente è la Rough, grazie al profilo più appuntito dei tassellati Pirelli MT 60.

BUONI I FRENI Il monodisco anteriore, che in genere è spesso vittima di qualche critica, è più che sufficiente per rallentare con decisione tutte le V7, se poi si aggiunge l’utilizzo del posteriore non emerge nessuna altra pretesa anche perché questa moto non scatena la volontà di staccare al limite prima di ogni curva. La prova con passeggero a bordo non è  stata effettuata, ma sono sicuro che l’impianto frenante non avrebbe mostrato il fianco.

CI SONO RIUSCITI ANCORA Con una base tanto gloriosa e apprezzata era difficile sbagliare il progetto, per fortuna a Mandello si sono superati un’altra volta. Non c’è che dire, questa terza generazione di V7 è veramente ben riuscita, ad un prezzo in linea con le concorrenti più dirette si hanno 3 moto, ognuna con il proprio carattere estetico distintivo e ottime caratteristiche dinamiche, di dotazione elettronica e di motore. Il tutto condito da quel sapore inconfondibile che aleggia attorno al marchio Guzzi; un indiscutibile valore aggiunto capace di far digerire anche qualche piccolo peccatuccio veniale…

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