Pubblicato il 24/08/20

LEDER DI TERRA E CIELO Quale azienda al mondo è capace di essere leader nello spazio come sulla terra? No, Elon Musk stavolta, stranamente, non c’entra nulla. Né Tesla, né Space X sto parlando di Kawasaki. Tutti la conosciamo come produttrice di moto, ma l’azienda è un vero e proprio colosso e come prova delle sue infinite capacità ingegneristiche ha dato vita ad un segmento di moto unico nel suo genere, in cui la Z H2 è solo l’ultima arrivata. Il compressore centrifugo su una moto è un’esclusiva della Casa di Akashi, ma come funzionerà su una hypernaked? Scopriamolo insieme!
 

COM’ È FATTA LA KAWASAKI ZH2

UNICA NEL SUO GENERE  Parto subito dicendovi che la Kawasaki Z H2, nonostante la scheda tecnica da brividi ma poi ci arriveremo, è una tipologia unica nel suo genere, difficilmente comparabile con altre moto di questo segmento. Nasce per essere una moto stradale ad alte, altissime prestazioni, ma non ha velleità pistaiole come alcune sue “rivali” europee (la Ducati Streetfighter V4S ad esempio, seppur a Borgo Panigale neghino). Unica la tecnica, unico l’utilizzo finale. Ce ne si accorge fin dal primo sguardo: mentre le altre sono snelle e sfuggenti, la Kawasaki mostra tutte le sue forme abbondanti, specialmente nella zona anteriore, tipicamente massiccia come vuole lo stile Sugomi delle nude di Akashi. La gamma H2 rappresenta la punta di diamante di Kawasaki, di conseguenze finiture, accoppiamenti e materiali sono ineccepibili.

MOTORE CENTRALE Come diceva una famosa reclame di qualche anno fa, tutto è in torno a te… o meglio, a lui. Il protagonista indiscusso sulla Z sovralimentata è certamente il 4 cilindri in linea da 998 cc con compressore centrifugo, attenzione non turbo che altrimenti gli ingegneri si arrabbiano. Le sue prestazioni sono da capogiro: 200 CV a 10.000 giri e ben 137 Nm di coppia a 8.500 giri minuto, che dite possono bastare? Il motore viene sfruttato come elemento stressato dal telaio tubolare in acciaio, studiato appositamente per la Z H2, così come il forcellone che, a dispetto delle altre moto della famiglia sovralimentata, qui non è un monobraccio bensì un doppio braccio di derivazione nobile, essendo simile a quello utilizzato sulla pluri-iridata ZX-10 R.

CICLISTICA A METÀ Prestazioni da superbike, ciclistica da stradale pura, a rimarcare che la Z H2 trova il suo habitat tra le curve del passo e non tra i cordoli. Componentistica valida ma non pirotecnica: all’anteriore c’è l’accoppiata Showa Brembo, con una forcella a steli rovesciati completamente regolabile affiancata da pinze a 4 pistoncini ad attacco radiale M4.32 e dischi da 320 mm, al posteriore disco da 260 mm e pinza Nissin a doppio pistoncino con mono ammortizzatore Showa regolabile in estensione e precarico… una piccola macchia se si considera la fascia in cui si posiziona. Completano il quadro la coppia di Pirelli Diablo Rosso 3 calzate, ovviamente, su cerchi da 17 pollici.

ELETTRONICA FONDAMENTALE Quando i numeri in campo sono quelli appena descritti non c’è ciclistica sopraffina che possa gestire cotanta esuberanza. Sulla Kawasaki Z H2 l’elettronica c’è ed è pure di buon livello, con buona pace di chi pensa ancora che nel 2020 l’elettronica sia un male. Grazie alla piattaforma inerziale a 6 assi Bosch, alla guida della Z H2 posso fare affidamento su ABS e Traction Control di tipo cornering oltre che all’anti wheelie, che però non ha gestione separata dal controllo di trazione. Completano il pacchetto 3 riding mode più uno personalizzabile,  launch control, il quickshifter ed i cruise control. Per gestiere il tutto c’è un display tft a colori, ricco e personalizzabile nelle informazioni, predisposto alla connessione con lo smartphone grazie all’app dedicata… e con l’indicatore dell’angolo di piega massima raggiunto, da usare con parsimonia.

COME VA LA KAWASAKI ZH2

POSIZIONE IN SELLA Sono 830 mm che separano la seduta dal suolo, misura alla portata di tutti o quasi, ideale per gestire il peso in ordine di marcia più da endurona stradale che da naked, 239 kg con il pieno da 19 litri di verde. La posizione di guida è ben studiata per questa moto: sportiva sì, ma non estrema. La triangolazione è piuttosto naturale, il busto non è carico sui polsi e le pedane sono nella giusta posizione. Insomma, tutto perfetto per macinare km su km… se non fosse per la sella granitica. Il passeggero? Sarebbe meglio lasciarlo a casa, ma se ha natiche d’acciaio e vuol provare l’ebrezza dell’accelerazione fenomenale di questa moto, trova posto su una porzione di sella risicata e poco imbottita.

ESPERIENZA SBALORDITIVA Non vi nego che dopo aver provato le altre supercharged di Kawasaki la curiosità di provare la naked era altissima, anche perché il motore è stato settato per dare ancor più spinta ai medi e ha anche una rapportatura finale più corta, ci sono 2 denti di corona in più. La “strizza” è più che giustificata alla prima accensione, ma basta percorrere i primi metri per capire che la Z H2 non è una bestia feroce pronta ad attaccare la giugulare. Ai bassi è fluida e il comando del gas è molto preciso, anche il passeggio in città non è escluso a patto di non doversi destreggiare negli slalom, l’agilità non è il suo punto forte. Ma appena si punta ai medi regimi inizia un’esperienza sbalorditiva. Il compressore spinge forte, fortissimo, dai 5 ai 10.000 giri, si ha l’impressione di essere su un jet fighter in rampa di lancio ad ogni apertura di gas.

A MODO SUO  Con la dinamite a disposizione nel polso destro farsi prendere la mano è un attimo, ma i controlli sono sempre pronti a vigilare sulla vostra sicurezza, la loro taratura è più votata alla sicurezza che alla prestazione. Con il giusto piglio, sportivo ma non estremo, la Z H2 offre una guida davvero appagante tra le curve. L’avantreno è granitico, come vuole la tradizione Kawasaki, mantenere la traiettoria è davvero un gioco da ragazzi, e i cambi di direzione, seppur non fulminei come su altre rivali, hanno dinamica genuina. Solo i ritmi si fanno davvero forsennati escono i limiti della Z: il peso fatica a far chiudere le curve in un lampo, la taratura delle sospensioni e fin troppo sfrenata e l’impianto frenante perde di mordente. Meglio non violentarla e guidare fluidi, magari scegliendo nella programmazione dell’itinerario strade con curvoni veloci piuttosto che un toboga di curve, inserendo la 4/5 marcia e sfruttando la poderosa schiena messa a disposizione dal motore.

CONCLUSIONI

Racchiuderla in una categoria è davvero molto difficile, ma forse in Kawasaki l’anno pensata proprio per non essere catalogata. Prestazioni da supersportiva, ma indole stradale, poca protezione dall’aria eppure nasce per fare tanta strada. A chi si rivolge questa Z H2? A chi di certo non vuole passare inosservato, la Z attira per forme e sound (sentire il compressore in rilascio che fischietta è divertentissimo), e agli amanti delle soluzioni meccaniche stravaganti. Unicità che ha il suo prezzo 17.790 euro, per gli incontentabili c’è anche la versione Performance che aggiunge lo scarico Akrapovic.

 

SCHEDA TECNICA

 

SCHEDA TECNICA

KAWASAKI ZH2

MOTORE

4 cilindri in linea sovralimentato

CILINDRATA

998 cc

POTENZA

200 CV a 10.000 giri/min

COPPIA

137 Nm a 8.500 giri/min

PESO

239 kg

PREZZO

17.790 euro

ABBIGLIAMENTO DELLA PROVA

  • Casco Scorpion EXO R1 Carbon Air
  • Giacca Ixon Zephyr Air
  • Jeans Ixon Mike
  • Guanti Ixon RS Recon Air
  • Scarpe TCX Rush 2 Air

 


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