Pubblicato il 10/08/20

NATA (INCREDIBILMENTE) PER LA STRADA The Fighting Formula, foto in pista con impennate inverosimili, appendici aerodinamiche, motore di derivazione MotoGP - la nuda più potente di sempre con i suoi 208 CV – elettronica sviluppata da ingegneri talmente validi da far sembrare quelli della NASA una classe di ripetenti al primo anno d’informatica. Eppure? Ci credereste mai che la Ducati Streetfighter V4S è nata apposta per dare il meglio di sé su strada? Si, lo so, siete scettici, ma è proprio quello che dicono in quel di Borgo Panigale della Ducati Streetfighter V4S.

COME È FATTA DUCATI STREETFIGHTER V4S

Ducati Streetfighter V4 S

LOOK DA JOKER Ad un occhio distratto, la Streetfighter V4 potrebbe sembrare nient’altro che una Panigale privata delle (bellissime) carene. Beh si sbaglierebbero di grosso, dietro a quel ghigno malefico da Joker – fonte d’ispirazione del designer che ha tracciato le linee di questa nuda mozzafiato – c’è una moto che ha molti punti in contatto con la sorella carenata ma anche altrettante differenze. Come sulla Panigale, tantissima attenzione al dettaglio e alle finiture, davvero esemplari in ogni angolo anche quello più nascosto. Il faro a LED con luce DRL, insieme alle “alette” caratterizza l’anteriore, mentre la coda, è solo simile a quella della carenata, ma completamente riprogettata per migliorare il confort di pilota e passeggero.

DIFFERENZE SOSTANZIALI Nella realizzazione di una super naked come la SF si arriva ad un bivio: rimuovere le carene e modificare leggermente la ciclistica della versione sportiva, oppure prendere un foglio bianco e ripartire da zero… o quasi. A Borgo Panigale hanno optato per la seconda strada, rimane il telaio Front Frame che sfrutta il motore Desmosedici Stradale come elemento portante, e la geometria dell’anteriore (solo lievemente modificata), il resto tutto stravolto. Il forcellone è stato allungato di 15 mm e, insieme alle appendici, garantisce stabilità all’anteriore, le sospensioni hanno tarature e componenti interne specifiche ed il serbatoio è stato ridisegnato per permettere l’adozione della sella più imbottita mai utilizzata su una Ducati sportiva, ben 60 mm di schiuma… meglio del divano di casa mia! E non è finita qua, le pedane sono state ribassate di qualche centimetro e i semi manubri sono sostituiti da un manubrio regolabile nell’inclinazione. Il tutto contendendo il peso in appena 201 kg con il pieno di 16 litri di verde.

MOTORE PROTAGONISTA Modifiche e affinamenti difficili da vedere ad occhio nudo, anche perché l’attenzione viene rubata da quel portento di V4 ingabbiato tra Front Frame e forcellone monobraccio, altra opera d’arte che mette in bella mostra i cerchi forgiati Marchesini della V4S. Il quattro cilindri a V dei record, con albero motore controrotante – che tra l’altro riduce l’inerzia negli inserimenti in curva – ha numeri da capogiro: 1.103 cc, 208 CV a 12.500 giri/min e 123 Nm di coppia massima a 11.500 giri, il 70% già disponibile a 4.000 giri/min, cifra che sale fino a 90% tra i 9 e i 13.000 giri… roba da Space Shuttle!

ELETTRONICA DA PAURA Per rendere fruibili prestazioni da Mondiale SBK la Streetfighter fa affidamento ad una suite di aiuti elettronici da vertice della categoria, la stessa equipaggiata sulla Panigale V4 Superleggera da 100.000 euro. C’è davvero tutto: riding mode finemente personalizzabili, controllo di trazione, anti-impennata, regolazione del freno motore, 3 livelli d’intervento di ABS, quickshifter bidirezionale, controllo della derapata in frenata e perfino il launch control. Non solo aiuti alla prestazione, come detto in precedenza, la nuda bolognese si candida a provetta moto da strada ecco perché, un po’ in stile bavarese, arrivano anche le manopole riscaldabili. Tutto si comanda tramite dei pratici blocchetti retroilluminati e il display TFT – anch’esso personalizzabile e dotato di connettività Bluetooth – sempre ben leggibile e chiaro nella spiegazione di tutti i setting dell’elettronica. Peccato che manchi l’indicatore del livello del carburante… i produttori italiani sembrano esserne allergici!

ASSISTENTE DEL MAGO Avete presente gli spettacoli di magia? Perché il trucco riesca il mago deve essere assistito da un valido aiutante. Per la Streetfighter V4S funziona alla stessa maniera: per essere fruibile su strada non bastano ergonomia azzeccata ed elettronica a ingabbiare la verve del motore, ecco perché anche la ciclistica della naked ha un ruolo tutt’altro che secondario. Le sospensioni sono full Öhlins Mechatronichs Smart EC 2.0 che agiscono in base agli interventi regolandosi in frazioni di secondo per assecondare le esigenze di chi guida. Stesso marchio anche per l’ammortizzatore di sterzo, anche per lui la regolazione è elettronica. Non è affatto da meno, anzi, l’impianto frenante, formato da una coppia di dischi da 330 mm all’anteriore morsi da pinze Brembo Stylema e disco da 245 mm. A sottolineare la vocazione più stradale che pistaiola ci pensano anche le gomme di primo equipaggiamento Pirelli Rosso Corsa 2, sportive sì, ma più votate all’utilizzo sui passi che tra i cordoli.

COME VA SU STRADA DUCATI STREETFIGHTER V4S

Ducati Streetfighter V4 S

POSIZIONE IN SELLA Dalla Ducati Streetfighter non si vorrebbe scendere mai, merito della posizione in sella davvero ben riuscita, il giusto equilibrio tra sportività e confort. Le ginocchia sono raccolte, ma non in posizione estrema ed il busto è sì proteso verso il manubrio ma non affatica affatto i polsi. La sella, poi, è il vero capolavoro: morbida ma con il giusto sostegno per la guida sportiva e abbastanza ampia da ospitare piloti di tutte le taglie. La sua distanza da terra di 845 mm è da sportiva vera, chi non raggiunge il metro e settanta potrebbe trovarsi a toccare solamente in punta, ma per tutti gli altri non c’è alcun problema. Rispetto ad alcune concorrenti anche il passeggero non viene trattato male… Certo, su una Multistrada è tutt’altro viaggiare, ma considerato il segmento non va affatto male!

TERRENO OSTICO L’obbiettivo di Ducati era quello di realizzare una moto fruibile nel quotidiano, e più quotidiano del casa-lavoro non c’è nulla. In città la Streetfighter avrebbe anche del gran potenziale: le sospensioni - seppur degne di una superbike - grazie alla taratura elettronica e all’ottima scorrevolezza filtrano egregiamente anche buche, tombini e pavé, il motore spicca per fluidità fin dai 2.000 giri e linearità d’erogazione. Purtroppo però il calore della bancata posteriore del motore (nonostante venga spenta al minimo per ridurre il surriscaldamento dei gioielli) è ancora ben percettibile, specialmente nei mesi più torridi dell’anno, e l’angolo di sterzo non è dei più ampi… le manovre nelle strade strette vanno fatte in più tempi.

SIMBIOSI PERFETTA Basta imboccare la prima strada extraurbana per entrare in simbiosi con la Streetfighter, dimenticatevi il comportamento brusco delle vecchie rosse di Borgo Panigale, qui il cambio di filosofia è epocale. Si riesce a passeggiare con un filo di gas, senza particolari strattoni, apprezzando l’incredibile bilanciamento della ciclistica e l’ergonomia efficace anche nella guida disimpegnata. L’unica cosa che disturba questo stato di simbiosi perfetta è il rumore dello scarico, davvero tanto persistente. Per carità, io sono il primo sostenitore del rombo del V4, ma in determinate situazioni lo si vorrebbe meno protagonista e più comparsa.

REGINA DI CURVE Ok ma… il carattere Ducati che fine ha fatto? Possibile che da Borgo Panigale si uscita una moto tutta razionalità e facilità d’utilizzo? Il carattere c’è eccome! Nella mappa sport (intermedia) la risposta del motore superati i 9.000 giri apre tutti i chakra accorciando sensibilmente lo spazio tra una curva e l’altra, il cambio funziona come un bisturi e le sospensioni offrono il giusto sostegno nelle staccate più violente, senza però farvi saltare le otturazioni sulle buche. In Race saltano fuori i cromosomi Panigale: il gas si trasforma in un petardo pronto ad esplodere, i controlli si fanno meno severi (ma sempre ottimi nell’intervento) e la ciclistica ancora più affilata. In attesa di un confronto diretto con le rivali si può dire che sia la più accreditata pretendente allo scettro di regina tra le curve. E in pista?...

COME VA IN PISTA DUCATI STREETFIGHTER V4S

Ducati Streetfighter V4 S

OCCASIONE BAGNATA In pista, grazie agli amici di Gass Family, l' ho messa alla prova. Cremona bagnata, Cremona sfortunata. Sono un'inguaribile ottimista, ma avere tra le mani un missile del genere e aver contro il luglio più piovoso di sempre (almeno a me pare così) non è certo una situazione che fa saltare dalla gioia. Come il vaso del famoso amaro, anche la prova in pista della Ducati andava portata in salvo. Un piccolo assaggio mi è bastato per capire che, nonostante i proclami, la Streetfighter V4S in pista sia davvero un bel ferro... Tant'è che tra i partecipanti alla giornata di Track Day ne trovo altre 2. Un caso? Io non credo. 

POTENZIALE DA SBLOCCARE Per godere a pieno del potenziale della naked più potente di sempre (ok, il primato è in condivisione con MV Agusta) bisognerebbe avere due o tre accortezze, come consiglia Ducati. A partire dall'assetto che, anche nella mappa più sportiva Race, rimane piuttosto stradale. Tra i cordoli i tecnici di Borgo Panigale consigliano di chiudere l'idraulica di forcella e mono e, solo per quest'ultimo, aumentare anche il precarico della molla. Questo è un setting che avvicina la nuda alle quote di una Panigale, ma la possibilità di cucirsela a prorpio piacimento è infinita. L'altro aspetto da verificare è la gommatura di primo equipaggiamento: le validissime Pirelli Rosso Corsa 2 sono ottime su strada, reggono qualche turno in pista a patto di tener d'occhio le pressioni e non alzare troppo il ritmo, ma le gomme slick sono altra cosa.

PRIME SENSAZIONI Dato il meteo inclemente le slick me le conservo per la prossima volta e per quanto riguarda i setting ho deciso di non estremizzare troppo i parametri, farsi prendere la mano è un'attimo ed avere una moto più morbida e comunicativa non è affato male. Dopo qualche giro di familiarizzazione con moto e condizioni del circuito ho azzardato un po'di più. La Ducati Streetfighter V4S ha un'ergonomia perfetta anche per divertirsi tra i cordoli, specialmente quella della sella, che offre il giusto spazio per accucciarsi dietro al cupolino... che non c'è, ma almeno si prende meno aria in rettilineo! Chiamatelo effetto placebo (o marketing se preferite) ma le appendici aerodinamiche mi hanno trasmesso maggior sensazione di stabilità alle alte velocità rispetto ad altre naked che ho avuto modo di mettere alla prova in pista. Stabilità che ho avvertito anche in frenata: l'impianto è potentissimo e non si affatia mai. 

GAS A MARTELLO Motore ed elettronica, che su strada convinco, in pista fanno godere. Il proverbiale gas a martello di Guido Meda non è affatto utopia con la Streetfighter. L'elettronica della Rossa di Borgo Panigale è ciò che di meglio si possa desiderare. Si può spalancare il gas in uscita di curva - fino a fondo corsa o quasi - lasciando lavorare i cervelloni nella centralina senza essere proiettati nella stratosfera. Di cavalleria ce n'è in abbondanza, tanto da mettersi alle spalle anche qualche ''millona'' da pista con facilità, mentre il cambio è svelto come un colpo di fucile e preciso nell'intervento. Nonostante mi sia tenuto del margine (la paura di fare la frittata era tantissima), nonostante non abbia sbloccato tutto il suo potenziale) la ciclistica mi ha convinto: precisa e stabile sul veloce e agile nel lento. Esame tra i cordoli superato!

DUCATI STREETFIGHTER V4 S 2020: SCHEDA TECNICA

  • MOTORE: Quattro cilindri a V di 90°
  • CILINDRATA: 1.103 cc
  • POTENZA: 208 CV (153 kW) a 12.750 giri/min
  • COPPIA: 123 Nm (13 kgm) a 11.500 giri/min
  • PESO: 199 kg o.d.m.
  • PREZZO: 22.900 euro

ABBIGLIAMENTO DELLA PROVA

  • CASCO: AGV Corsa R
  • GIACCA: Dainese Racing 3
  • GUANTI: Dainese Steel Pro
  • PANTALONI: Dainese Trento Slim Jeans
  • SCARPE: Dainese Motorshoe D1 DVP

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