Pubblicato il 20/11/20

GUIDA ALL’ ACQUISTO SCOOTER

Città intasate, mezzi pubblici affollati e da evitare in piena pandemia, monopattini e bicilette sono un’alternativa di mobilità ecologica, ma adatta solo a chi percorre il proverbiale “ultimo miglio”, insomma fare il pendolare è diventato davvero un incubo. La soluzione ideale potrebbe essere lo scooter: facile da guidare, mezzo anti contagio e relativamente economico da mantenere. Certo, si fa presto a dire scooter, ma mica sono tutti uguali. Quale tipologia si addice meglio a chi vive in città? Qual è la cilindrata adatta a chi fa tanta tangenziale? Ce n’è uno che potrebbe sostituire la moto nel tempo libero? Proviamo a dare una risposta a queste domande.

 

SCOOTER ELETTRICO: IL RE DELLA ZTL

Niu NQi GTS Sport

Dapprima hanno convinto le società di sharing, ma stanno aumentando anche gi adepti privati. Gli scooter elettrici hanno ridato linfa vitale al segmento dei ciclomotori altrimenti diretto verso il baratro. In città sono perfetti perché agilissimi nel traffico, e per le loro emissioni inquinanti e acustiche pari a zero sono visti di buon occhio dalle amministrazioni locali green che li esentano dal pagamento del bollo per 5 anni e li fanno circolare anche quando tutto il traffico si blocca. Inoltre non mancano nemmeno gli ecoincentivi per portarseli a casa: 40% di sconto se si rottama un vecchio veicolo da Euro 0 a Euro 3, 30% se non si rottama nulla. Rispetto ad uno scooter tradizionale di pari cilindrata gli svantaggi sono quasi ridotti a zero: l’autonomia infatti, grazie alle doppie batterie come nel caso del NIU NQi GTS Sport che abbiamo scelto per rappresentare la categoria, è nell’ordine dei 90-100 km e le prestazioni sono appena inferiori. La velocità massima del NIU NQi GTS Sport è di circa 70 km/h, minore di un 125 cc termico, ma dalla sua ha lo scatto brillante tipico della trazione elettrica. Nelle varianti ciclomotore il gap si riduce ancora di più dato che la velocità massima consentita scende a 45 km/h e sullo scatto non c’è storia. Certo, avere un luogo dove ricaricare le batterie è fondamentale, ma se ne cercate uno come il NIU, dotato di doppia batteria estraibile, avere sempre il giusto livello di carica sarà un gioco da ragazzi. In media per ricaricane una bastano 3-4 ore con una presa domestica e, nel caso si debbano percorrere pochi chilometri alla volta, si può usare la tecnica del “battery swap”, caricando una batteria alla volta. Ovviamente trattandosi di uno scooter la praticità non può mancare: la pedana spesso è piatta non dovendo ospitare il serbatoio del carburante e rimane spazio anche nel sottosella. Ah, non avendo il motore termico la manutenzione è ridotta all’osso, niente tagliandi, basta controllare lo stato di usura di gomme e freni. Tutto perfetto? Non proprio, tendenzialmente i rivali termici sono più robusti e hanno componentistica migliore per affrontare meglio i nemici cittadini numero 1: buche e pavé. E poi c’è il peso, generalmente maggiore negli elettrici rispetto ai termici.

 

SCOOTER 125: LO SCOOTER PER TUTTI O QUASI

Vespa Racing Sixties 125

Non saranno ecologici come quelli elettrici, ma gli scooter 125 sono i più democratici. Possono essere guidati da tutti – sedicenni con patente A1, ma anche adulti con patente B – hanno dimensioni contenute, costi d’acquisto abbordabili (quasi sempre) e consumi ridotti. In autostrade e tangenziali, per una regola tutta italiana, non possono andarci, ciò limita il loro utilizzo alla città, dove trovano il loro habitat ideale, e alle strade extraurbane, anche se è meglio stare alla larga da quelle a scorrimento veloce per la velocità di punta limitata e per la potenza plafonata per legge a 11 kW o 15 CV, che rende spesso complicati i sorpassi. Se ne state valutando l’acquisto sarete davanti ad un bivio: ruota alta o bassa? Che differenza c’è’? Le ruote alte offrono una guida quasi motociclistica e passano meglio sulle buche (quasi sempre) rispetto alle ruote basse, come quelle della Vespa Racing Sixties, che però sono più “cicciotte” e trasmettono maggior fiducia quando l’asfalto è viscido o sulle rotaie, insidie molto frequenti in città. Oltre ad essere più agili i ruota bassa offrono sottosella tendenzialmente più capienti rispetto ai pari cilindrata con ruota da 16”, oltre a una seduta più vicina al terreno, e quella della Vespa a 790 mm è quasi da record. Se avete il conto sempre in rosso e dovete pagare l’affitto della stanza, poter contare su un motore che consuma pochissimo per andare all’università o in ufficio è una vera e propria manna dal cielo. In generale i monocilindrici 125 4 tempi consumano molto poco, quello della Vespa pochissimo: 42,3 km/l dichiarati da Piaggio. Gli aspetti negativi di questa categoria? Le assicurazioni non vanno troppo leggere con i loro preventivi a dispetto della cilindrata, a maggior ragione se nella polizza includete anche la copertura sul furto, che vi consigliamo caldamente dato che ai ladri i 125 piacciono, e la Vespa con le sue linee iconiche è tra le loro preferite.

SCOOTER 150: SOLUZIONE SMART 

Honda SH 150

Appena sopra ai 125 cc troviamo gli scooter di cilindrata compresa tra i 150 e i 200 cc. Spesso sono molto simili – se non identici – nell’aspetto e nelle dimensioni ai “fratellini” da un quarto di litro ma, grazie alla cilindrata maggiorata, possono circolare anche su tangenziali e autostrade. Certo, anche in questo caso le prestazioni non esagerate sconsigliano le lunghe percorrenze, ma per brevi tratti hanno i centimetri (cubi) per ricoprire il ruolo del perfetto commuter. Il rovescio della medaglia, però, è che le patenti A1 e B (quella dell’automobile per capirci) non bastano più se non avete i capelli brizzolati come i miei, per guidarli è necessaria almeno la patente A2 e questo taglia fuori una fetta di potenziali acquirenti. Se in autostrada sono al limite delle loro prestazioni, in città sono a loro agio proprio come i 125, potendo contare sugli stessi punti di forza: agilità, consumi ridotti e facilità di guida, e qualche cavallo in più. Il Re indiscusso della categoria è l’Honda SH 150 che racchiude alla perfezione tutti i vantaggi appena descritti. Essendo un ruota alta, le asperità vengono assorbite senza problemi e, grazie al bauletto compreso nel prezzo (così come il parabrezza) si mette una pezza al problema dello spazio sotto la sella. Inoltre consuma davvero poco, anche per lui le percorrenze con un litro di verde sono nell’ordine dei 40 km. Rispetto ai 125, poi, le assicurazioni per i 150 cc si fanno meno care, perché per guidarli bisogna essere in possesso di una patente motociclistica, ciò presuppone una maggior esperienza alla guida e, di conseguenza, una probabilità minore di essere coinvolti in incidenti… almeno secondo le compagnie assicurative. A chi sono indicati? A chi vive poco fuori una grande metropoli e deve affrontare tratti di trasferimento sulle arterie a scorrimento veloce, ma anche a chi vive in città e per lavoro deve uscirci. Con un parabrezza ben protettivo e una copertina, poi, l’inverno è messo in scacco.

SCOOTER 300: TUTTA MIA LA CITTÀ (E NON SOLO)

SYM HD 300

Salendo ancora di categoria, e di cilindrata, troviamo gli scooter da 300-350 cc. Il segmento è apprezzato per la grande versatilità e nelle classifiche di gradimento di ANCMA spesso occupa la vetta. Si piazzano esattamente a metà tra gli agili scooter cittadini e gli “scooteroni”, risultando un’ottima soluzione di compromesso per i pendolari che si spostano verso le grandi città. Grazie alle prestazioni più brillanti rispetto ai “colleghi” di cilindrata inferiore, tangenziali e autostrade vengono affrontate senza patemi d’animo e di “birra” ce n’è a sufficienza anche per azzardare qualche sortita in terza corsia. Quando arriva la città, però, la situazione è ancora sotto controllo: nonostante le dimensioni aumentino leggermente – e con esse il peso – si riesce ancora a destreggiarsi con facilità tra le auto in coda. L’aumento di dimensioni permette di avere anche maggior spazio sotto la sella, che passa da poco più di un jet per 125 e 150, a due caschi jet come nel caso del SYM HD 300, il migliore della sua categoria in quanto a capienza nonostante abbia entrambe le ruote da 16 pollici, un vantaggio in termini di stabilità dato l’aumento di prestazioni. A beneficiare dei centimetri extra è anche il passeggero, che viene trasportato in maniera più confortevole senza compromettere ripresa e consumi. A tal proposito, con l’aumento di cilindrata si alzano conseguentemente anche loro, che però rimangono ancora ottimi, come nel caso del SYM HD che con un litro di benzina percorre circa 30 km. Difetti? Trovarne con la pedana completamente piatta non è cosa semplice, quindi quando lo spazio sotto sella finisce è quasi d’obbligo fare affidamento su un bel bauletto, magari in tinta per non rovinare la linea, proprio come quello del SYM HD 300. I costi per la manutenzione sono più elevati, ma vengono bilanciati dalle polizze assicurative leggermente più economiche.

SCOOTER 400: GITA FUORI PORTA NON TI TEMO

Suzuki Burgman 400

Sovrastrutture generose, parabrezza ampio e posizione di guida comoda e rilassata che sembra quasi di stare in poltrona. Queste sono le caratteristiche tipiche degli scooter da 400 e più centimetri cubi. Con un identikit di questo tipo non c’è da meravigliarsi del fatto che si trovino a loro agio più su strade extraurbane, tangenziali e autostrade - dove riescono a mantenere senza problemi velocità di crociera elevate senza andare in affanno grazie ai CV extra - piuttosto che in città, dove pagano l’ingombro maggiore rispetto agli scooter urbani e il peso si fa sentire quando si deve zigzagare tra le auto in coda. Attenzione però, non si tratta di maxi enduro con il tris di valige: l’agilità è comunque buona, si soffre solo nei passaggi più stretti. Rispetto alle cilindrate inferiori, poi, la meccanica inizia ad assomigliare a quella di una vera e propria moto, un esempio è il leveraggio progressivo del mono ammortizzatore del Suzuki Burgman 400, un’icona di questa categoria, il comportamento dinamico ed il confort di marcia non possono che beneficiarne. La “maggior presenza scenica” fa rima con maggior capienza del sottosella, oltre che più spazio e agio per il passeggero: le gite fuori porta, dunque, non sono affatto un problema. Il merito va anche ai consumi da “turbodiesel”, con un litro di verde il Burgman 400 percorre circa 25 km/l. La situazione non si discosta poi tanto in città, nonostante i kg extra non si scende sotto ai 20 km/l. La pedana piatta è però una chimera, sostituita da ingombranti tunnel per ospitare il serbatoio o altre componenti meccaniche. Se si necessita dello spazio supplementare bisogna puntare al bauletto, o magari alle valige laterali, spesso disponibili come optional aftermarket. I costi d’acquisto e gestione si fanno ancor più impegnativi dei 300 cc, lo “scooterone” è indicato a chi percorre tanti chilometri nel corso dell’anno, inverno e vacanze incluse, ma preferisce ancora la praticità del variatore a cambio e frizione.

SCOOTER A TRE RUOTE: THREE IS MEGL CHE TWO… ALMENO IN CITTÀ

Piaggio MP3 300 Hpe

Inizialmente gli scooter a tre ruote erano visti come dei marziani, oggi sono un’assidua presenza nelle grandi metropoli italiane, ma soprattutto europee. Pare che a Parigi ci siano più “treruote” che piccioni ai piedi della Tour Eiffel. Il capostipite di questa curiosa tipologia di veicoli è il Piaggio MP3, il primo ad aggiungere una ruota in più al fianco di quella anteriore per garantire maggiore stabilità quando il manto stradale è rovinato o reso scivoloso dalle intemperie. State tranquilli, la dinamica di guida, grazie al sistema basculante, non è poi troppo diversa da quella di uno scooter tradizionale e gli ingombri nel traffico dell’ora di punta non sono affatto un problema. Nonostante abbiano motori superiori ai 125 cc, se hanno l’omologazione come triciclo – o più precisamente L5e -possono essere guidati anche con la patente dell’automobile. La doppia ruota all’anteriore, oltre alla maggior sicurezza, aumenta la praticità, specialmente se si può bloccare in qualsiasi angolazione la sospensione anteriore come sul Piaggio MP3 350. Qual è il vantaggio? Posteggiare anche su una rampa oppure arrivare al semaforo e non mettere il piede in una pozzanghera, salvando le sneaker dal bagnetto indesiderato. Il peso extra c’è e si sente nelle manovre a bassa velocità, in compenso la stabilità sul veloce è nettamente migliore a quella di uno scooter tradizionale. Buone, infine, le prestazioni e i consumi: il Piaggio MP3 350 raggiunge tranquillamente i 130 km/h, buona notizia dato che con il decreto semplificazioni i tre ruote omologati come motocarrozzette (dunque con il freno sulla pedana) possono finalmente circolare anche in autostrada, e con un litro percorre circa 23 chilometri nel ciclo misto. In città i consumi tendono a salire a causa dei continui stop&go che richiedono uno sforzo extra al motore. I costi di manutenzione e assicurazione sono in linea con quelli degli scooter tradizionali, certo… al cambio gomme ricordatevi di ordinare due ruote anteriori! Se lo scooter lo usate anche d’inverno e nel vostro tragitto ci sono pavé e binari non indugiate, lo scooter a tre ruote – magari dotato di traction control come il Piaggio MP3 – è il mezzo che fa al caso vostro.

 

MAXI SCOOTER SPORTIVI: PIACERE DI GUIDA E PRATICITÀ

Yamaha TMax Tech Max

5 verticale: “Argomento che divide gli appassionati delle due ruote”: i maxi scooter sportivi. Per i motociclisti integralisti sono un vorrei ma non posso, una bestemmia alla tradizione del motociclismo, i più moderati, invece, ne apprezzano le prestazioni elevate – per essere degli scooter – il comportamento dinamico e la praticità. Infatti, al fianco della loro moto spesso c’è anche un “maxi sportivo”. Le chiacchiere (da bar) stanno a zero: da quando è arrivato sul mercato, il Yamaha T-Max ha dato vita ad un segmento che prima non c’era, ma ora è ricco di alternative. In questo caso i costi d’acquisto, gestione e manutenzione si allontanano da quelli tipici degli scooter e si avvicinano a quelli delle moto. E non è troppo difficile da credere, d’altronde i motori sono più assetati e performanti, la tecnologia di bordo non manca affatto – sul nuovo T-Max ad esempio ci sono sella e manopole riscaldabili, parabrezza regolabile, traction control e due mappature per il motore – e il cartellino del prezzo supera spesso i 10.000 euro. In città, un po’ come per i 400, le dimensioni ingombranti e le sedute particolarmente larghe non facilitano la vita nei passaggi più intricati, ma si riesce comunque ad arrivare a destinazione prima che con l’automobile. Per i più “teppisti” c’è poi lo sparo al semaforo, magari con scarico aftermarket, che fa imbufalire tutti i motocilisti dallo stacco frizione pigro! Autostrade e tangenziali non sono affatto un problema, anzi, grazie al cruise control – presente sul T-Max ma anche su altri maxi scooter – macinare chilometri è un gioco da ragazzi e quando arrivano le curve ci si riesce anche a divertire. Certo, la sensazione di non stringere un serbatoio tra le ginocchia è molto strana sulle prime, ma vi assicuro che, capita la giusta tecnica di guida, T-Max e soci possono far divertire anche i motociclisti più integralisti. Per chi è indicata questa tipologia? Sicuramente a chi proviene dal mondo delle moto ma è in cerca di qualcosa di più comodo e pratico, specialmente nel commuting: il sottosella non si batte e la copertina per le gambe è un must have specialmente al Nord. Senza dimenticare chi vuole più sportività dal proprio scooter senza passare alle moto.

 

CONCLUSIONI

Come avete potuto vedere, ogni categoria di scooter ha i suoi pregi e difetti che influenzano la scelta al momento dell’acquisto. Elettrici e piccole cilindrate, se si cercano costi di gestione contenuti e praticità, non si battono. Per i pendolari sono molto più indicati 300 e 400, grazie alle migliori prestazioni e alla stabilità alle velocità autostradali. I “maxi sportivi”, a patto di sacrificare un po’ di agilità in città – e qualche euro in più dal conto in banca – sono la scelta giusta per chi li vede come alternativa alla moto anche per un utilizzo più divertente rispetto al canonico percorso casa/lavoro. Lo scooter a tre ruote, invece, offre la sicurezza giusta per convincere anche chi dall’equilibrio instabile delle due ruote è spaventato.

 

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