Test Drive

Beta Alp 4.0


Avatar Redazionale , il 10/03/05

16 anni fa - Fuoristrada per giungle d'asfalto.

Motoalpinismo o Scrambler? Entrambe le definizioni ben si adattano alla Alp, moto fuori dal coro, fuori da tutto. Semplice, leggera e con un motore brillante è una perfetta prima moto per muoversi anche in città.


LIGHTER IS BETTER In un panorama dove gli scooter pesano 300 kg e le moto o hanno 100 cavalli o non sono interessanti, la Beta Alp 4.0 parrebbe tagliata completamente fuori. Invece la voglia di semplicità e di minimalismo che sembrano attraversare una certa parte del popolo motociclistico trovano proprio nella Scramblerina toscana il massimo appagamento. E non è un caso che la Alp piaccia ad un sacco di gente. Non è certo moto dai grandi numeri ma fin da quando è stata presentata non ha mancato di suscitare molto interesse.

SEMPLICE MA EFFICACE Niente di trascendentale sulla Alp; un motore treemmezzo superaffidabile, ciclistica semplice ma funzionale e sovrastrutture ridotte all'osso ma presenti quel tanto che basta a dare alla linea della moto un aspetto piacevole. La Alp si colloca a metà tra una moto alpinismo e una enduro vera e propria. Una moto che guarda ovviamente al mondo del fuoristrada ma che per le sue caratteristiche si presta bene anche ad un utilizzo disimpegnato di tutti i giorni.


TRE GOMME

Perché la Alp ha la peculiarità di essere omologata con 2 tipologie di pneumatici: Hard Enduro (i Metzeler Karoo), ed Enduro stradali, così da soddisfare ogni tipo d'esigenza. Se dunque si tolgono i tasselli, (ma girare in città con le artigliate ha quel non so che di snob) si scopre una motoretta piacevole da usare anche sull'asfalto.

SOLO LEI
Unica, perché sul mercato non c'è nulla di simile, se non la sorellina con motore 200, da cui la 4.0 riprende tutti gli spunti riproponendoli in scala maggiore. Se la 200, infatti, è praticamente una moto da trial con una sella un po' più accogliente, la 4.0 ha quote più generose. È più alta (sella a 865 mm), più lunga, più pesante, anche se i suoi 133 kg fanno sorridere con i pesi che girano al giorno d'oggi.

CUORE JAP

A darle vita è ancora quel treemmezzo Suzuki raffreddato ad aria e olio che prima eravamo abituati a vedere sulla DR; 349 cc per 29 cv (21 kW), così la Alp diventa interessante anche per chi ha appena preso la patente. È un motore affidabile, questo, e davvero molto robusto; umile servitore che si accontenta anche di poca benzina verde con

l'unico difetto di essere rumoroso di meccanica

e come tutti i monocilindrici Suzuki ad aria un po' assetato di olio.

QUOTA 5000

Missione semplicità centrata per quel che riguarda la ciclistica. La 4.0 può contare su un telaio a doppia culla d'acciaio accompagnato da una forcella non regolabile con steli da 46 mm, e da un monoammortizzatore regolabile solo nel precarico molla. Niente inutili sofisticazioni, anche perché l'obbiettivo principale di Beta era proporre la Alp ad un prezzo attira-clienti, non costa cara la Beta: 5150 € anche se viste le finiture si poteva forse scendere ancora un po'.

MENO CALDO

Comunque, durante la produzione i tecnici sono anche riusciti a correggere un po' il tiro su certi particolari, come i carter paracalore dello scarico che hanno guadagnato ampiezza proteggendo meglio dai bollenti spiriti del motore. Facilità d'uso e leggerezza sono i punti di forza della Alp. Più agile di lei in città c'è solo la MTB e qui non devi nemmeno pedalare! Una vera bicicletta, facile, con uno sterzo esagerato e con un motorino molto brillante che dà anche delle soddisfazioni.

MOTORE VIVACE

Rapido a salire di giri e assecondato da un cambio svelto e corto negli innesti, il mono Suzuki fa il brillante a dispetto della sua cilindrata contenuta, con l'unico difetto di trasmettere un po' di vibrazioni agli alti regimi. Resta un motore di piccola cilindrata, pertanto la sua erogazione non è mai tale da intimidire nessuno. Così anche se non si è troppo esperti, alla fine ci si trova a dare gas senza troppi riguardi. Occhio comunque al tassello, sull'asfalto ha una tenuta insospettabile ma non può certo fare miracoli.

SELLA SNELLA

La relativa altezza della sella (865 mm), è poi compensata dalla sua assoluta magrezza e dal cedimento delle sospensioni tanto che chiunque alla fine riesce a posare i piedi a terra. Le sospensioni sono semplificate ma lavorano bene con una forcella che affonda parecchio ma in modo tutto sommato controllato e un ammortizzatore che non fa rimpiangere unità più sofisticate.

FRENATA DA OFF ROAD

Solo la frenata meriterebbe qualcosina in più, la leva (purtroppo non regolabile nella distanza) è un po' lontana dal manubrio e il disco da 260 mm, perfetto nel fuoristrada, non morde come si vorrebbe quando si guida la moto su asfalto, allungando un po' gli spazi di frenata. Per il resto, la Alp si guida con un dito; il monocilindrico si dimostra un motore ancora molto valido soprattutto se montato su una moto leggera come la Beta.

BUONA PER TUTTO

La Alp è poi perfetta per chi ama il fuoristrada disimpegnato, assecondando chi guida con un peso ridotto e con sospensioni valide, almeno fintantoché non si esagera e non si vogliono fare i numeri. Strade bianche e strade alpine invece sono, invece, il suo pane. Ottima arrampicatrice, la Alp va dappertutto e il bello è che ci si può andare anche in due perché sulla 4.0 il secondo non è più ospite sgradito.

Pubblicato da Stefano Cordara, 10/03/2005

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