Pubblicato il 06/05/20

L'UNIONE FA LA FORZA Con l’inizio della Fase 2, numerose aziende motociclistiche italiane - come Ducati e Brembo - hanno riaperto le linee di produzione. Contemporaneamente, anche i concessionari hanno riaperto, adeguandosi alle disposizioni igienico-sanitarie imposte dal Governo. Ma il settore delle due ruote ha sofferto molto questa crisi, come dichiarato da ANCMA negli ultimi due mesi. Ecco quindi che il presidente Paolo Magri e la FMI, presieduta da Giovanni Copioli, si uniscono e indirizzano una lettera al premier Conte e ai titolari dei dicasteri dei Trasporti e dello Sport, rispettivamente Paola De Micheli e Vincenzo Spadafora. Insieme, le due istituzioni rappresentano la totalità dell’offerta motociclistica italiana. La FMI vanta 110.000 tesserati (motociclisti praticanti), affiliati tramite 1.740 Moto Club, mentre ANCMA rappresenta aziende che operano con 13.500 dipendenti diretti i cui prodotti sono venduti tramite 6.000 punti vendita diffusi in Italia, generando occupazione per un indotto di 90.000 persone. Va tenuto conto che l’Italia è il 2° mercato europeo per volumi (260.000 tra motoveicoli e scooter) mentre gli utenti delle due ruote a motore sono 8.000.000 milioni.

La linea di produzione MV Agusta di Schiranna, Varese

ECONOMIA

La chiusura prolungata di aziende ed esercizi commerciali ha portato a un crollo dei fatturati. Tenendo conto della stagionalità del mercato motociclistico, FMI e ANCMA chiedono “incentivi economici” per stimolare gli acquisti e, soprattutto, per aiutare case e concessionari a smaltire lo stock di veicoli Euro4.

MOBILITÀ E DISTANZIAMENTO SOCIALE

Come già accennato più volte da ANCMA, moto e scooter – elettrici e non – giocano un “ruolo decisivo nel risolvere i problemi di traffico e, certamente, rispettano il fondamentale distanziamento sociale”. Senza considerare che, nei lunghi tragitti trafficati, i mezzi a due ruote risultano più idonei. “Nel momento in cui si chiede alla popolazione il massimo rispetto riguardo il distanziamento fisico, favorire nel modo più ampio possibile l’utilizzo del mezzo a due ruote a motore, a basso livello di inquinamento, a ridotto “consumo” di spazio in movimento ed in parcheggio, è un elemento che dovrebbe essere preso in concreta considerazione da parte del Governo” dichiarano FMI e Ancma.

INCENTIVI PER L’ABBIGLIAMENTO MOTO

Nel momento in cui si promuove l’utilizzo del mezzo a due ruote, col fine di garantire un basso livello di inquinamento e un maggior distanziamento sociale, va anche “incentivato l’acquisto degli indispensabili supporti di sicurezza” come casco e abbigliamento tecnico. La proposta era anche passata al Senato qualche anno fa, ma senza successo… Ora però ANCMA e FMI ci riprovano, con un duplice obiettivo: aiutare le 1.740 società operanti in questo settore, e aumentare la sicurezza in moto.

USO SPORTIVO DELLA MOTO

FMI e ANCMA chiedono chiarezza al Governo relativamente all’uso della moto, in quanto relativamente a questo argomento è stata lasciata ampia autonomia alle varie Autorità Regionali. “Dal 4 maggio si possono effettuare attività sportive individuali, ma non c’è niente che riguardi l’uso di motociclette a guida singola” scrive la FMI che, in linea alle richieste governative, ha già identificato gli Atleti di Interesse Nazionale dando loro precise linee guida sull'utilizzo degli impianti sportivi.

GIRO IN MOTO DURANTE LA FASE 2: SÌ O NO?

Tuttavia, limitare l’uso della moto a un gruppo ristretto di utenti appare agli occhi della FMI “una discriminazione non giustificata dalla situazione”, considerato che il motociclismo conta 23 discipline differenti. L’autonomia regionale in questo ambito, inoltre, ha portato a molta confusione riguardo l’utilizzo della moto per “pratica sportiva” o per “mototurismo”. FMI e ANCMA sono sicure che “limitare pertanto gli allenamenti agli atleti di interesse nazionale trascura la maggioranza degli appassionati che formano una base consolidata e indispensabile per il motociclismo”.

MOTO STORICHE

Infine, la FMI sottolinea al Presidente del Consiglio che il registro storico italiano conta 250.00 moto. In molte zone d’Italia ci sono limitazioni e divieti per la circolazione: ecco quindi la richiesta di sospenderli momentaneamente “perché anche le moto storiche, se ufficialmente certificate, rappresentano una valida alternativa alla mobilità”.


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