Dot Motorcycle: il marchio rinasce con l'aiuto di Guy Martin
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Dot Motorcycle: il marchio inglese che nessuno ricorda... tranne Guy Martin


Avatar di Danilo Chissalé , il 10/12/21

1 mese fa - Una Scrambler e una Café Racer sviluppate e realizzate in Inghilterra

L'isola di Man e Dot Motorcycles sono legati da un filo invisibile. Il fondatore vinse un TT nel 1908, Guy Martin guida la rinascita

Sullo scadere del 2021 tanti marchi leggendari di motociclette britanniche stanno tornando a far parlare di sé, anche grazie al Motorcycle Live, salone che avviene a Birmingham usualmente a ridosso di EICMA. Hanno sfruttato la vetrina Norton e BSA, ma ai più attenti conoscitori di motociclismo british non sarà sfuggita certamente la Dot Motorcycles. Marchio che ha una lunga storia alle spalle (iniziata a inizio ‘900 e terminata, come per BSA, a cavallo degli anni ’70) e pure una vittoria al TT dell’Isola di Mann. Proprio la corsa su strada per eccellenza è il filo conduttore che lega Dot Motorcycles a una leggenda delle Road Races come Guy Martin. Il veloce pilota britannico, infatti, ha collaborato alla realizzazione dei due modelli esposti al Motorcycle Live: la Café Racer Reed Racer e la scrambler Dot Demon.

Dot Motorcycle Demon Dot Motorcycle Demon

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COME SONO FATTI I fratelli e ingegneri Antony e Daniel Keating sono fieri di far sapere che tutta la parte di sviluppo e manifattura è realizzata totalmente in Inghilterra, a Bolton nei pressi di Manchester. Per la componentistica la Dot (che sta per Devoid of Trouble, ovvero lontano dai problemi) si affida a chi di affidabilità ne ha da vendere. Le sospensioni sono Showa BPF a steli rovesciati, l’impianto frenante è marchiato Brembo (pinze radiali a 4 pistoncini, dischi a margherita da 300 mm davanti e disco da 220 mm dietro). Telaio tubolare in acciaio con tubi pre curvati e saldati al TIG, stessa realizzazione per il forcellone, sono realizzati in UK mentre il cuore, come tra l’altro accade anche su altre moto di questo segmento, è il bicilindrico parallelo frontemarcia Kawasaki, montato su Versys 650 e Z650 per dirne due. Dunque, 68 CV a 8.000 giri/min e 64 Nm di coppia massima a 6.750 giri/min. A differenziarle c’è il look e l’ergonomia, oltre che i cerchi – da 17” in lega sulla Reed Racer, a raggi sulla Demon – sulla cafè non mancano semi manubri- cupolino e sella monoposto con scarico sotto al codone davvero appariscente; sulla scrambler manubrio alto, sella biposto e ruote semi-tassellate. Entrambe puntano tanto sulla leggerezza: 165 kg con il serbatoio da 10 litri riempito al 90%.

Dot Motorcycle: dettaglio del fato anteriore Dot Motorcycle: dettaglio del fato anteriore

SUCCESSO INASPETTATO Ovviamente la realizzazione a mano le rende degli “oggetti del desiderio” abbastanza costosi e la tiratura ridotta – circa 60 moto all’anno – non fa che mettere il carico. La Reed Racer parte da 24.500 euro, mentre per la scrambler Demon il prezzo è lievemente inferiore, 21.600 euro. Nonostante ciò, pare che la cifra non abbia fatto da deterrente dato che al NEC di Birmingham sono state raccolte le prime prenotazioni, con i primi esemplari che verranno realizzati a partire dalla primavera 2022.


Pubblicato da Danilo Chissalè, 10/12/2021
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