Pubblicato il 28/01/2020 ore 12:12

CHIAREZZA, FINALMENTE Dopo mesi di confusione, normative che cambiano e poi cambiano di nuovo, cartelli installati nei comuni che si prestano alla sperimentazione, finalmente la nuova legge di bilancio ha risolto, in due righe, un problema che stava penalizzando - inutilmente - la diffusione dei monopattini elettrici e rallentando più del necessario la diffusione di alternative per la mobilità leggera e sostenibile. I monopattini elettrici sono equiparati alle biciclette (ma c’è il rischio che le cose possano cambiare ancora), ma rispetto a queste ultime si prestano meglio per coprire il famigerato ''ultimo miglio'', per la maggior facilità con cui possono essere portati sui mezzi pubblici, o tenuti nel bagagliaio dell'auto.

IN ARRIVO IL FRATELLO MAGGIORE Devo confessare che sapere che la circolazione dei monopattini è stata finalmente normata mi ha enormemente sollevato. Nei giorni prima di Natale è infatti arrivato in redazione il VivoBike S3 Pro, fratello maggiore del più piccolo VivoBike S3 che abbiamo provato l’estate scorsa, ed ero un po’ a disagio al pensiero di muovermi in un clima poco chiaro: il comune di Milano aveva aderito alla sperimentazione che si è interrotta il 31 dicembre, ma non quello in cui vivo io. La nuova legge mi permette finalmente di affrontare in maniera molto più tranquilla il tragitto casa ufficio, che prevede anche un bel tratto di metropolitana.

UNBOXING Come il suo fratellino, anche l’S3 Pro è arrivato in uno scatolone piuttosto ingombrante. Le ruote questa volta erano gonfie, ma ho avuto qualche problema in più nel montare il manubrio, che integra il comando del freno e i contatti elettrici verso la batteria. Ho lasciato in carica la batteria per un paio d’ore e il monopattino era pronto per partire e io con lui.

Il VivoBike S3 Pro, monopattino elettrico per la città

DESIGN E CARATTERISTICHE Stiamo parlando di un monopattino e di base non c’è molto da dire. Esteticamente il VivoBike si presenta con forme molto pulite e lineari, senza fronzoli, il che è già di per sé un punto a suo favore. Più evidente e apprezzabile la qualità costruttiva, davvero di ottimo livello, con plastiche robuste e le parti in metallo di color nero opaco; il telaio in alluminio offre una portata massima di 100 kg. Davvero pratico il sistema di sgancio rapido con fermo di sicurezza, che permette in pochi secondi di ripiegare il manubrio sulla ruota posteriore, dove si aggancia al parafango con un clic secco; lo sblocco avviene altrettanto rapidamente, abbassando il parafango e liberando il manubrio. Sul lato sinistro c’è un cavalletto laterale estraibile, e le ruote sono grandi tubeless da 8,5”.

DOTAZIONE COMPLETA Sul lato destro del manubrio si trova una piccola manopola rossa che serve a controllare tutte le funzioni del monopattino. Al centro del manubrio c’è invece un piccolo display a cristalli liquidi che mostra la velocità, la carica residua della batteria (con quattro tacche, forse un po’ poche) e la modalità di guida impostata. Davanti è montato un faro a LED che si accende con un doppio clic sul pulsante di comando presente sulla manopola rossa. Il fascio luminoso,va detto, non è regolabile nell’inclinazione e posizionato così in alto può risultare fastidioso per le persone che ci vengono incontro. Utilissima la luce rossa posteriore (obbligatoria per legge): sempre accesa e che lampeggia automaticamente quando si tira la leva del freno.

Il manubrio (con manopola di comando e leva freno) del VivoBike S3 Pro

A PROPOSITO DI FRENI Sono ben tre quelli del VivoBike S3: il freno motore (che non funziona se è attiva la modalità crociera, ricordatevelo!), quello sulla ruota, che si usa schiacciando il parafango col tallone e che permette di ridurre un po’ l’andatura, e un buon freno a disco posteriore, che si attiva con la apposita leva sul manubrio. Insolita la posizione a sinistra, dato che in bicicletta si trova invece a destra: occorre farci l’abitudine. Mi sono trovato quasi sempre a sfruttare il più che adeguato freno motore per rallentare, e quello a disco per fermarmi, senza quasi mai toccare il parafango col tallone, per timore di sbilanciarmi. Appena tolto il monopattino dalla scatola il freno a disco potrebbe richiedere un minimo di pulizia dal grasso in eccesso e una regolazione del tiraggio del filo: due operazioni abbastanza semplici anche per chi ha poca esperienza, ma comunque importanti. Se non ve la sentite, o non siete capaci, rivolgetevi al vostro ciclista di fiducia.

COME VA Per muoversi c’è solo da dare una piccola spinta in avanti con il piede e abbassare con il pollice la manopola sul manubrio, che regola anche la velocità. L’unico pulsante presente sulla manopola permette di selezionare una delle tre modalità di guida disponibili, le stesse già viste sull’S3 standard: la prima è praticamente solo per i principianti e limita la velocità a 6 km/h (utile comunque per muoversi nelle zone pedonali in condizioni di relativa tranquillità); la seconda modalità, indicata da una D di colore bianco sul display, permette di raggiungere i 15 km/h, mentre la terza (con una D rossa) limita la velocità a 25 km/h e permette di sfruttare tutti i 350 W del motore in accelerazione. La velocità di punta, devo confessarlo, mi ha regalato una inattesa scossa di adrenalina. Esiste poi la possibilità di impostare la velocità di crociera (un breve ''bip'' segnala quando si attiva) mantenendo costante l’andatura per circa sei secondi: ci vuole polso fermo, ma soprattutto strada libera davanti a sé. Si tratta di una funzione che in città non ho praticamente mai avuto occasione di usare. Di contro, nelle sgombre vie del mio paesello è capitato in più di un'occasione che si impostasse senza quasi che ci facessi caso, e all'inizio la cosa mi ha lasciato un po' spiazzato.

E QUANDO PARCHEGGIO? Una volta giunti a destinazione, se non è casa vostra o l’ufficio, non c’è molto da fare se non portarvi appresso il monopattino o girare con una catena nello zaino con cui legarlo a un palo: non è previsto un blocco motore né un lucchetto integrato che possa scoraggiare eventuali malintenzionati (che potrebbero comunque sollevarlo di peso e portarselo via).

Tre tipologie di freni e una dotazione di tutto rispetto per il VivoBike S3 Pro

A ZONZO PER LA CITTÀ Le ruote da 8.5” sono ottime, larghe il giusto e in grado di affrontare con - relativa - tranquillità buche, piccole asperità del terreno e pavè. La coppia del potente motore è sempre disponibile, anche quando si devono affrontare piccole salite, come le rampe dei marciapiedi, o ripartenze fulminee. Lo spunto non manca mai: il motore da 350 W è molto potente, riprende velocemente ed è in grado di superare pendenze del 15%. Il VivoBike S3 è sicuramente il monopattino più completo, ben costruito e robusto su cui abbia mai messo le mani, con una dotazione di tutto rispetto. Resta il fatto che muoversi su una pedana piatta a dieci centimetri da terra mi mette sempre un po’ ansia, mi fa sentire in equilibrio precario, specialmente la sera, quando le buche e le asperità del terreno sono meno visibili.

IN METROPOLITANA Ho usato il VivoBike in giornate principalmente piovose, e muoversi sul bagnato non è un grosso problema, a parte qualche inevitabile schizzo d’acqua sulle scarpe passando nelle pozzanghere più profonde. Per fortuna, l’irrazionale paura della combo pioggia-mezzi elettrici è svanita nel giro di pochi metri. Il mio tragitto, durante la prova, è stato quello da casa alla stazione della metropolitana, e dalla metro all’ufficio (e ritorno). Purtroppo, il problema principale che ho riscontrato con il VivoBike S3 è stato proprio sulla metropolitana, in particolare nelle ore di punta. Il monopattino si richiude e si riapre rapidamente in pochi secondi, e fin lì nessun problema; pesa però la bellezza di 16,5 kg (del resto, la solidità ha un suo prezzo). Il monopattino va portato su e giù per le rampe di scale della metro e una volta sul vagone va tenuto in piedi, soprattutto se c’è molta gente. Anche quando è chiuso, il VivoBike occupa comunque 42 cm di larghezza e 105,6 cm in altezza, uno spazio non indifferente. C’è poi il problema di tenerlo sollevato in piedi per il manubrio, appoggiato sulla ruota anteriore, che non è frenata: il monopattino tende a muoversi in continuazione e manca un dispositivo di blocco della ruota che avrebbe ovviato al problema. Allo stesso modo, ho avvertito la mancanza di qualche soluzione furba per il trasporto del monopattino richiuso: una finitura in gomma sulla batteria per quando lo si solleva, per esempio, o una tracolla per tenerlo in spalla.

Il VivoBike S3 Pro piegato e pronto per essere portato in giro

AUTONOMIA E RICARICA È nella parte elettrica che risiede il “pro” del VivoBike. Rispetto al fratellino minore monta una batteria più grande, da ben 10.000 mAh, che può essere facilmente staccata dal piantone del manubrio. Con la pioggia, ho apprezzato il fatto di poter lasciare il monopattino fuori casa e portarmi dentro solo la batteria. L’alimentatore sembra quello di un computer, sta serenamente nello zaino e si collega a una presa posta nella parte bassa dell’accumulatore, protetta da un piccolo tappo in gomma. L’autonomia dichiarata è di 30/35 km, ma è un valore soggetto a diversi parametri, che possono farlo variare anche di parecchio. Il più rilevante è il peso del conducente, ovviamente, ma incide anche il tipo di tragitto che fate, quante volte occorre dare potenza per superare buche e piccole salite e per quanto tempo si viaggia a tutto... gas. Nella mia esperienza, ho trovato più realistico il valore di 15/20 km, comunque più che sufficiente per andare al lavoro e tornare indietro per una settimana intera senza preoccupazioni. Che poi l’ansia da ricarica c’è sempre, ma per farsela passare basta collegare la batteria al caricatore una volta a casa.

TIRANDO LE FILA La comodità e la praticità di un monopattino elettrico non si discutono, ancor di più se si tratta di un prodotto ben fatto e solido come l’S3 Pro di Vivobike, che è in vendita al prezzo consigliato di 499 euro. Permangono purtroppo alcune riserve legate alla praticità negli spostamenti nel tragitto casa ufficio, soprattutto quando si sale sui mezzi pubblici, e sulle città in cui ci si muove, che non sono ancora pronte ad accoglierlo come meriterebbe: penso alle buche per le strade o all’assenza di apposite strutture di accoglienza sui mezzi pubblici. Tutti problemi che, comunque, si applicano in egual misura anche alle biciclette, elettriche e non.

 


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