Pubblicato il 12/05/20

A TU PER TU CON L'ESPERTO Sylvain Guintoli, collaudatore Suzuki in MotoGP, sta dedicandosi sempre di più alla sua carriera “alternativa” di YouTuber. Con i suoi video spiega in dettaglio alcune delle caratteristiche principali dei prototipi da GP – come il cambio seamless – oppure impartisce qualche consiglio di guida in pista. Nel video che vi proponiamo oggi, il pilota francese spiega le differenze principali tra i dischi in carbonio, presenti in MotoGP, e quelli in acciaio, montati sulle moto stradali e su quelle da Superbike.

POTENZA FRENANTE

Qual è che frena di più tra un disco in carbonio e quello in acciaio? La risposta è: entrambi frenano bene. Guintoli conferma che la potenza frenante dei due impianti è molto simile, ma che a influire sulla frenata sono principalmente due fattori: quanto lo pneumatico anteriore si schiaccia a terra e quanto quello posteriore si alza da terra. In realtà, sono altri i fattori che rendono assai diversi i freni in carbonio e quelli in acciaio.

SENSAZIONI

Il pilota francese definisce i dischi in acciaio come “un cobra” in quanto offrono tanto mordente sin da subito, l’ideale per le moto da strada e per l’utilizzo con la pioggia, dove le temperature calano drasticamente. Quelli in carbonio vengono definiti da Guintoli come “un boa constrictor” che lentamente ti stringe, ma quando inizia la sua forza è implacabile.

Guintoli, durante il suo anno in British Superbike, alla guida di una Suzuki GSX-R 1000 con freni a disco in acciaio

DIMENSIONI, PESO E INERZIA

Caratteristica principale dei dischi in carbonio è il peso ridotto rispetto a quelli in acciaio a parità di dimensioni. Solitamente quelli in acciaio sono prodotti con diametro di 320 mm, quelli da MotoGP possono arrivare anche fino a 340 mm. La scelta dipende dal tipo di tracciato: Motegi, ad esempio, è un circuito dove si frena per oltre 30 secondi ogni giro, quindi mette alla frusta i freni. Un disco dal diametro maggiore offre migliori prestazioni, mentre un disco più spesso assorbe meglio il calore, ma in entrambi i casi si ha un aumento di peso e ciò influisce sulle masse non sospese.

Più masse non sospese corrispondono a una maggiore inerzia sulle ruote, che si traduce in minore agilità e più difficoltà di inserimento della moto in curva. Un disco in carbonio pesa 1-1,2 kg contro i 1,4 kg di quello in acciaio, anche le pastiglie in carbonio (50 g cad.) pesano in meno di quelle tradizionali (125 g cad.).

TEMPERATURA D’ESERCIZIO

La temperatura d’esercizio è una delle principali differenze tra i due componenti. I freni a disco in acciaio possono iniziare a lavorare praticamente a temperatura ambiente, mentre quelli in carbonio devono raggiungere i 200°C. Più si alza la temperatura, più l’impianto frenante da MotoGP performa a dovere: fino a 800°C i dischi in carbonio garantiscono il massimo delle prestazioni. Diversamente da quelli in acciaio, il cui calo prestazionale si avverte superando i 600°C. Oltre ai dischi, anche le pinze sopportano temperature d’esercizio differenti. Quelle abbinate a dischi in acciaio – montate su una moto stradale – sopportano una temperatura massima di 120°C, mentre quelle per i dischi in carbonio possono arrivare fino a 200°C.

Guintoli, durante i test al Kymiring in Finlandia, utilizza una cover specifica per i freni in carbonio

UTILIZZO CON LA PIOGGIA

Proprio a causa dell’alta temperatura d’esercizio dei dischi in carbonio, quest’ultimi sono stati sempre sostituiti da quelli in acciaio in caso di pioggia o basse temperature. Tuttavia, con lo sviluppo tecnologico degli ultimi anni, in MotoGP si usano comunque quelli in carbonio anche sotto l’acqua. Questo anche grazie a una speciale cover che copre i dischi e la pinza: al contempo contiene meglio il calore e protegge dall’acqua che può raffreddare il disco.

DURATA E RESISTENZA

Prima di essere sostituiti, i dischi in acciaio possono essere utilizzato fino a 1.500 km, mentre le pastiglie durano al massimo 500 km: dunque, tre kit di pastiglie completano un ciclo di vita dei dischi. Diverso il discorso per quelli in carbonio, la cui durata massima è di circa 1.000 km con le pastiglie che devono essere sostituite dopo 800 km. I freni da MotoGP non solo durano di meno, ma sono anche più fragili: anche la più banale delle cadute o un’escursione in fuoristrada possono danneggiare irreversibilmente il disco, che va così sostituito.

PREZZO

La differenza di prezzo è abissale. In MotoGP le regole impongono un “pacchetto base” che il fornitore deve dare a ciascun pilota, a un prezzo di 75.000 euro (IVA esclusa). Il kit comprende tre pompe freno, tre coppie di pinze anteriori, 10 dischi e 28 pastiglie. Ovviamente, a questo vanno aggiunti i costi relativi a cadute e agli accessori, come le cover in carbonio per i dischi.

L’impianto frenante completo (pinze, pompa freno, ecc.) per una Superbike, quindi un top di gamma, costa tra i 6.500 e i 7.000 euro. Senza considerare che i dischi in acciaio sono decisamente più resistenti di quelli in carbonio anche in caso di scivolata o di “lungo” nel ghiaione.


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