Pubblicato il 24/06/20

CONCLUSE LE INDAGINI Il cappio ritrovato nel box di Bubba Wallace, l'unico pilota di colore del campionato Nascar, aveva provocato sdegno ma anche una grande reazione di solidarietà nei suoi confronti. Molto emozionanti sono state le iniziative messe in campo nella successiva gara disputatasi lunedì sempre sul Talladega Superspeedway, in Alabama. Nel frattempo, anche l'FBI si è interessata al caso, giungendo in poche ore a una sorprendente conclusione.

NESSUN ATTO RAZZISTA È stata la stessa Nascar a diffondere un comunicato con la verità svelata dai federali: ''L'FBI ha completato le sue indagini presso il Talladega Superspeedway e ha stabilito che Bubba Wallace non era il bersaglio di un crimine d'odio. Il rapporto dell'FBI conclude, e le prove fotografiche confermano, che la fune della porta del garage modellata come un cappio era stata posizionata lì fin dall'autunno scorso. Questo ovviamente ben prima dell'arrivo della squadra 43 e dell'assegnazione del garage. Apprezziamo le indagini rapide e approfondite dell'FBI e siamo grati di apprendere che questo non era un atto intenzionale e razzista contro Bubba. Rimaniamo fermi nel nostro impegno a fornire un ambiente accogliente e inclusivo per tutti coloro che amano le corse''.

REAZIONE IMPULSIVA Si chiude dunque un caso figlio anche dei tempi che si stanno vivendo in America, con la forte reazione del movimento Black Lives Matter dopo l'uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minnesota e l'attivismo di Wallace sulla tematica, con la sua battaglia per rimuovere la bandiera degli stati confederati dai circuiti che ospitano il campionato. Sui social, molti appassionati stanno accusando la Nascar e lo stesso pilota di aver reagito troppo rapidamente al ritrovamento del cappio senza prima verificare cosa fosse effettivamente accaduto (come nel tweet che riportiamo qui sopra). Ad ogni modo, un finto caso di razzismo si è tramutato in uno splendido spot contro le discriminazioni.


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