Pubblicato il 11/06/20

LA BANDIERA DELLA DISCORDIA Ieri vi abbiamo raccontato la dolorosa storia della bandiera degli Stati Confederati del Sud. Un tema delicato negli Usa, da sempre seguito da forti polemiche che ritornano ciclicamente sulle prime pagine dopo ogni episodio di cronaca a sfondo razzista, come l’assassinio di George Floyd. Una pagina bruttissima per gli Stati Uniti, avvelenati anche da tensioni sociali che gravano su un Paese già fortemente provato dalla pandemia da coronavirus. Tensioni che non hanno escluso ovviamente neppure il mondo della Nascar, la categoria motoristica più seguita Oltreoceano.

Nascar, una bandiera degli Stati Confederati del Sud

LA POLEMICA IN NASCAR Il motivo? La possibilità di esporre negli autodromi la “Stars and Bars”, la bandiera utilizzata in battaglia dal generale Robert Lee per rappresentare la causa degli Stati Confederati del Sud (che rivendicavano, tra gli altri, il diritto a preservare la schiavitù). Storie di Guerra di secessione americana, ferite aperte nel 1860 che non si sono mai rimarginate, specie per la comunità afroamericana costretta a subire l’esposizione di un vessillo – difeso dai sostenitori in quanto simbolo di appartenenza e tradizione regionale – che riporta alla memoria epoche lontane in cui si è affermato un sentimento evidentemente vivo tutt’oggi. Insomma, dopo le polemiche del 2015 seguite alla strage di Charleston, la Nascar è di nuovo intervenuta nella vicenda in seguito alla protesta di Bubba Wallace, l’unico nero nella griglia della prestigiosa Cup Series.

LA PRESA DI POSIZIONE Se nel 2015 la vicenda si era conclusa con l’invito agli appassionati (senza divieti di sorta) di non portare in autodromo simboli divisivi come la “Stars and Bars”, stavolta la presa di posizione è stata netta. “La presenza della bandiera degli Stati Confederati agli eventi Nascar – si legge nella nota ufficiale diramata dagli organizzatori del campionato – è contraria al nostro impegno nel garantire un ambiente accogliente per tutti i nostri fan, i piloti partecipanti e tutta la nostra industria. Noi portiamo la gente a stare insieme spinta dall’amore per le corse e la comunità che si è creata è ciò che rende i nostri tifosi e il nostro sport così speciale. Per questo motivo l’esposizione della bandiera confederata sarà da questo momento proibita in tutti gli eventi Nascar”.

Nascar, Bubba Wallace con la maglietta a sostegno del movimento Black Lives Matters

MINACCE DI ABBANDONO Tutti contenti, a partire ovviamente da Bubba Wallace, in pista con una livrea totalmente nera a sostengo del movimento Black Lives Matter. O forse no... Già perché nelle scorse ore il pilota Ray Ciccarelli ha postato sulla propria pagina Facebook – poi addirittura cancellata – un messaggio di protesta contro la decisione Nascar di vietare al vessillo sudista il permesso di sventolare. “Bene, è stato bello correre e realizzare un sogno – spiega il cinquantenne statunitense, impegnato a gareggiare nella serie Nascar riservata ai pickup – ma con la direzione intrapresa dai vertici dello sport crediamo che non sarà più il caso di partecipare ancora dopo che la stagione 2020 sarà terminata. Non credo nel gesto di inginocchiarsi durante l’Inno né nel diritto di esporre qualsiasi bandiera. A me non interessa della bandiera dei Confederati, ma ci sono molte persone per cui questo è un simbolo tradizionale importante e che lo espongono senza essere razzisti. State sfavorendo un gruppo sociale per soddisfare le richieste di un altro e quindi io non spenderò altro denaro per stronzate a sfondo politico! Da questo momento, è tutto in vendita”.


TAGS: stati uniti nascar lewis hamilton Bubba Wallace Black Lives Matters George Floyd