Pubblicato il 25/03/21

FORMULA 1 COLONIA ITALIANA C'era una volta una F1 in cui si parlava molto italiano: ciò valeva sia nei primissimi anni del Mondiale - come ad esempio l'edizione inaugurale del 1950 che vide Nino Farina, Luigi Fagioli e Alberto Ascari rispettivamente primo, terzo e quinto nella classifica finale - sia in epoca moderna - a cavallo tra anni '80 e '90 arrivavamo anche a superare la doppia cifra di piloti del Belpaese sulla griglia di partenza!

RISCHIO ESTINZIONE Con la fine dello scorso millennio, però, i piloti italiani sono diventati sempre di più come il panda del WWF, degli esseri in via d'estinzione e a rischio di scomparsa. Anzi, per i nostri connazionali è andata pure peggio del simpatico mammifero originario della Cina, dato che dal 2012 al 2017 sono proprio spariti dalla F1. L'arrivo di Antonio Giovinazzi, prima per una breve parentesi come sostituto di Pascal Wehrlein alla Sauber nel 2017 e poi come pilota titolare dell'Alfa Romeo Sauber dal 2019, ha per il momento riportato un minimo di Italia sulla griglia di partenza.

IL CASO RUSSIA Il mondo va veloce e la F1, la massima categoria del motorsport, non può essere da meno. Il Circus è completamente cambiato nel nuovo millennio, diventando sempre più globalizzante e globalizzato, e tutto ciò ha avuto conseguenze anche sulla geografia dei suoi protagonisti. Parallelamente alla scomparsa degli italiani, si è registrato un aumento vertiginoso di piloti provenienti da nazioni con scarsa tradizione o mai viste prima nel Circus, non tanto per questioni di talento o di lavoro sui ragazzini, quanto puramente per questioni economiche. Il caso più ecclatante è senz'altro quello della Russia: mai nessun pilota di questa nazione si era visto in F1 prima dell'arrivo di Vitaly Petrov, eppure nell'ultimo decennio è stato il nono paese con più gran premi disputati dai propri piloti. E non parliamo di grandi fenomeni del volante, eccezion fatta per Daniil Kvyat.

F1 GP Germania 2019, Daniil Kvyat (Toro Rosso) e Max Verstappen (Red Bull)

DOMINIO TEDESCO, SCOMPARSA CARIOCA Analizzando il decennio 2011-2020, la nazione che ha visto più presenze collezionate dai propri piloti è la Germania, con ben 655 gettoni. Spinta anche dall'effetto Schumacher, negli ultimi 30 anni questa nazione ha visto molti suoi piloti protagonisti. Ed è tedesco anche il recordman di presenze del periodo preso in considerazione: Sebastian Vettel ha disputato infatti tutti e 195 i gran premi in programma, staccando di una lunghezza Lewis Hamilton (il GP Sakhir 2020 saltato per Covid-19) e di quattro Sergio Perez. Mentre la Gran Bretagna, seconda, è un'altra nazione storica per la F1, il Messico sta vivendo grazie al pilota passato alla Red Bull un periodo d'oro che ha rinverdito una tradizione che in passato aveva espresso buoni piloti come i fratelli Rodriguez (Pedro e Ricardo, ai quali è intitolato il circuito di Città del Messico) o Hector Rebaque. Detto della new entry russa, nella top10 trova ancora spazio un'altra nazione storica per la F1, ma che attraversa una crisi analoga a quella italiana: il Brasile ha visto la sua comitiva diminuire progressivamente dopo l'epoca d'oro degli anni '90 e attualmente non ha rappresentanti sulla griglia di partenza.

F1: Sebastian Vettel, Lewis Hamilton e Sergio Perez, i tre piloti con più gare disputate nell'ultimo decennio

CLASSIFICA NAZIONI PIU' PRESENTI NEI GP F1 2011-2020

Pos Nazione GP totali Principali piloti
1 Germania 655 Vettel (195), Hulkenberg (158), Rosberg (117)
2 Gran Bretagna 555 Hamilton (194), Button (157), Di Resta (59)
3 Francia 434 Grosjean (172), Ocon (67), Gasly (64)
4 Finlandia 371 Raikkonen (174), Bottas (156), Kovalainen (41)
5 Spagna 325 Alonso (154), Sainz (119), De la Rosa (20)
6 Messico 250 Perez (191), Gutierrez (59)
7 Australia 246 Ricciardo (188), Webber (58)
8 Brasile 224 Massa (136), Nasr (40), B.Senna (28)
9 Russia 169 Kvyat (110), Petrov (38), Sirotkin (21)
10 Olanda 128 Verstappen (119), Van der Garde (19)
       
  Italia 75 Giovinazzi (40), Trulli (18), Liuzzi (17)

 


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