Niente da fare per il Gran Premio di Cina: la gara sul circuito di Shanghai salta ufficialmente per il quarto anno consecutivo dall’inizio della pandemia. Inizialmente previsto nel weekend del 16 aprile, l’appuntamento cinese era poistato cancellatoa causa della strategia “Zero Covid” adottata fino a poco tempo fa dal Governo e che era ritenuta non compatibile con l’ingente spostamento di persone e materiali per allestire il paddock del GP. Nelle settimane successive alla cancellazione della gara si erano poi cercati possibili sostituti per mantenere il calendario a 24 gran premi, ma oggi è arrivata la definitiva conferma che non ci sarà alcun rimpiazzo nel fine settimana del prossimo 16 aprile.

LUNGO STOP In un primo momento sembrava che a subentrare potessero essere la Turchia o il Portogallo, mentre poi si era anche pensato a una possibile anticipazione del GP di Azerbaijan, in programma nel weekend del 30 aprile, ma nessuna di queste ipotesi è stata ritenuta percorribile. L’ultima speranza per un certo periodo è sembrata essere un clamoroso ripescaggio della Cina, reso teoricamente possibile dal fatto che intanto il governo di Xi Jinping aveva rimosso tutte le restrizioni anti-Covid. Forse per l’alto numero di contagi nel Paese, con uno scarno comunicato ufficiale la Formula 1 ha preferito confermare che non ci sarà più alcuna modifica alcalendario 2023. Resterà dunque un lungo stop tra il GP d’Australia del 2 aprile e quello d’Azerbaijan del 30 dello stesso mese.
Nato a Palermo nel 1988, sin da bambino manifesta una sconfinata passione per le corse automobilistiche. Nel 2012 inizia a raccontarle su FormulaPassion.it, fino a diventare coordinatore della redazione. Non perde un Gran Premio da quando ne ha memoria: nel Gp d’Italia 2015 a Monza è tra i più giovani accreditati nel paddock. Giornalista dallo stesso anno, passa a MotorBox nel febbraio del 2019 per seguire da inviato Formula 1 e Formula E. Nel frattempo si laurea anche in giurisprudenza: dice sempre che non c’entra niente, ma che fa curriculum. In redazione minaccia di morte chiunque si sieda a quello che considera il suo posto.


