Autore:
Lorenzo Centenari

C'È POCO DA RIDERE Non si ha notizia di casi in cui Elon Musk, nel corso di un'apparizione pubblica, non abbia sfoggiato il suo inguaribile sorriso. In tv e sui social media, il numero uno Tesla Motors mostra sempre un ottimismo sin spavaldo. In privato, tuttavia, c'è da scommettere che qualche smorfia di disappunto gli debba pure sfuggire. Difficile infatti credere che Musk, la cui creatura è in preda ad una crisi finanziaria sempre più nera, abbia chiesto indietro soldi ai propri fornitori col suo solito sorriso.

CASHBACK Proprio così, Tesla avrebbe chiesto ad alcuni dei suoi partner di restituire una porzione dei pagamenti già effettuati, allo scopo di aiutare l'azienda a riempire le sue casse, e a chiudere per la prima volta in 15 anni di esistenza (la fondazione risale al 2003) un esercizio in utile. La posizione finanziaria della rivoluzionaria fabbrica californiana di auto elettriche sarebbe grave, e avrebbe messo in allarme più di un investitore. Da qui la preghiera ai fornitori di sostenere l'attività. Come? "Stornando" loro qualche bonifico.

PASSO PIÙ LUNGO DELLA GAMBA? I pagamenti dei quali Tesla avrebbe chiesto una parziale restituzione, stando a quanto riporta il Wall Street Journal, sono relativi a progetti che risalgono indietro fino al 2016. Dal quartier generale non commentano, citando semmai una fase di contrattazione coi propri fornitori al fine di strappare prezzi più competitivi, e mantenere così gli standard produttivi raggiunti nelle ultime settimane, quando dallo stabilimento era uscito (come promesso da Musk) un volume di 5.000 Model 3 a settimana.

C'È CHI PUÒ E CHI NON PUÒ Non è noto quali siano i componentisti ai quali Tesla avrebbe formulato la (imbarazzante?) richiesta di rimborso. Tra i fornitori, anche colossi come Panasonic, Magna, Continental e Bosch. Industrie verso le quali Musk avrebbe tuttavia un certo potere negoziale: numerose parti vengono probabilmente prodotte in esclusiva proprio per Tesla. Se il cliente fallisce, quello specifico reparto non può far altro che chiudere baracca e burattini. Da qui la possibile scelta di accettare la dolorosa richiesta.

PRECEDENTI La singolare supplica che Tesla avrebbe rivolto ai suoi fornitori non è infine un caso del tutto inedito e isolato. In passato, anche altri Costruttori dalle spalle più robuste, Case giapponesi in particolare, avrebbero chiesto ai propri partner una sorta di "sconto retroattivo". Sta di fatto che una notizia del genere, a Musk e al suo prodotto, un favore non lo fa di certo. A Wall Street, piazza per nulla indulgente di fronte a manovre poco convenzionali, il titolo è crollato quasi del 6%. E pensare che i modelli Tesla, inconvenienti a parte, hanno enormi potenzialità.


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