Stellantis Italia tra vendite auto, CIGS e fabbriche di batterie
Industria

Stellantis vola in Europa e scricchiola in Italia? Il nodo fabbriche


Avatar di Lorenzo Centenari , il 06/05/21

4 mesi fa - Ricavi su, ma gli ex stabilimenti FCA non attraversano un gran momento

Ricavi su, ma gli ex stabilimenti FCA non attraversano un grande momento. E all'orizzonte, cattive notizie su produzione batterie

TOP & FLOP Mercato dell'auto e mercato del lavoro, visioni globali e malumori locali. C'è un Gruppo Stellantis che esce dalle sacche della crisi commerciale del 2020 e c'è un Gruppo Stellantis che non vede luce in fondo al tunnel. Il primo è una multinazionale che nel trimestre gennaio-marzo 2021 si è già insediata sul tetto d'Europa, superando in termini di vendite il Gruppo Volkswagen, e che sforna un progetto innovativo dopo l'altro. L'altra faccia è quella di un sistema, l'industria delle quattro ruote made in Italy, che nel frattempo vede i propri spettri lentamente avvicinarsi. Spettri di sotto-occupazione oggi, disoccupazione nel futuro a medio termine (vedi i programmi sulle fabbriche di batterie). Quale il vero volto di Stellantis? Entrambi lo sono.

A DUE VELOCITÀ Se quindi da un lato il nuovo conglomerato italo-franco-statunitense archivia i primi tre mesi dell'anno in utile, beneficiando in particolare degli ottimi risultati dei marchi appartenenti alla sponda ex PSA (vedi Citroen con nuova C4, vedi Opel con nuova Mokka), dall'altro lato Stellantis fa i conti con un Paese, l'Italia, i cui brand tengono a fatica il passo (almeno in tema di nuovi modelli), e soprattutto il cui tessuto produttivo viaggia col freno a mano tirato. Cig a Melfi, ma anche a Mirafiori e Grugliasco. Operai, ma anche impiegati.

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SOS LAVORO La denuncia giunge dai rappresentanti dei lavoratori: “Stellantis ha registrato nel primo trimestre 2021 un solido fatturato, con un’ulteriore distribuzione straordinaria per gli azionisti, mentre per le lavoratrici e i lavoratori dei siti in Italia c’è stato l’aumento della cassa integrazione'', lamentano Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive, e Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil. ''Gli stabilimenti italiani sono al minimo, ma soprattutto il piano in corso vede un ritardo sul lancio dei nuovi modelli, mentre è cessata la produzione di vetture come Punto e Giulietta che garantivano volumi rilevanti. Solo la SEVEL (veicoli commerciali, ndr) registra un aumento dei volumi, ma con una forte preoccupazione sulle prospettive future di allocazione del van elettrico. Ad aggravare la situazione c’è la crisi di approvvigionamento dei semiconduttori che impatterà maggiormente nel prossimo trimestre''.

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FALSA PARTENZA 500 E ancora: ''La chiusura del piano industriale presentato da FCA nel 2018 non ha portato i risultati più volte annunciati in merito alla piena occupazione, a partire dai bassi volumi di nuova 500 elettrica a Mirafiori. Senza contare il forte ritardo nella partenza produttiva dei modelli annunciati come Alfa Romeo Tonale e Maserati Grecale. È necessaria una forte spinta verso l’elettrificazione con l’impegno dell’azienda, a partire dalla produzione di batterie nel sito di Mirafiori''.

ITALIA VS SPAGNA Già, la produzione in proprio delle batterie, altro argomento scomodo. I sindacati invocano un investimento a Mirafiori, tuttavia i vertici di Stellantis potrebbero non essere d'accordo. Pesa la scarsa attenzione che il Recovery Plan formulato dal Governo Draghi dedica al rilancio del settore auto, un dettaglio che a Carlos Tavares e al suo staff sembra non sia sfuggito. E così se il primo polo batterie del Gruppo è già stato assegnato alla Francia (start della produzione nel 2023), il secondo alla Germania (2025), il terzo potrebbe prendere la strada della Spagna anziché dell'Italia. A differenza del PNNR presentato i giorni scorsi all'Europa da Mario Draghi & company, all'interno del quale solo 1 miliardo di euro verrebbe investito su energie rinnovabili e batterie, il cosiddetto PERTE spagnolo concentra sull'auto elettrica un monte risorse ben più sostanzioso (10 miliardi di euro). Entro fine 2021, Stellantis scioglierà le riserve. E se l'Italia verrà esclusa, ne vedremo delle belle.


Pubblicato da Lorenzo Centenari, 06/05/2021

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