CHIUSO PER PROTESTA Che abbiate in programma una trasferta oppure no (vuoi mai che sorga la necessità di mettersi al volante), ricordarsi di rientrare a casa, la sera di martedì 5 novembre, col serbatoio pieno. Perché il giorno seguente e quello dopo ancora, rifornire sarebbe un'impresa. 6-7 novembre 2019, torna il disagio delle aree di servizio fuori servizio. Le Organizzazioni di categoria Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio hanno proclamato uno sciopero nazionale dei Gestori degli impianti stradali ed autostradali di distribuzione carburanti dalle ore 6.00 di mercoledì 6 alle ore 6.00 di venerdì 8 novembre. 48 ore di pistole sotto chiave (self service compresi), meglio organizzarsi in tempo.

INCUBO BUROCRAZIA Ce l'hanno a morte col Governo e con la legge di Bilancio 2020, i distributori di benzina e diesel. Come recita una nota, la protesta è rivolta innanzitutto nei confronti di un pacchetto adempimenti come "fatturazione elettronica, registratori di cassa telematici anche per fatturati minimi, rimodulazione dell’Indice Sintetico di Affidabilità fiscale (ISA), l'introduzione di Documenti di Trasporto (Das) e modalità di  Registrazione giornaliera in formato elettronico, fino all’invio dei corrispettivi giornalieri e tutto il fardello fiscale e contributivo per i Gestori che non ricevono in tempo, da fornitori e Agenzia delle Entrate, i documenti necessari per la contabilità". Adempimenti giudicati inutili e cervellotici.

BENZINAI CONTRO TUTTI "Tutti provvedimenti - lamentano i benzinai - che duplicano gli esistenti e che non hanno alcuna valenza sulla lotta all’illegalità o alla infedeltà fiscale. In sostanza, si trasformano i Gestori in controllori dell’intera filiera, con responsabilità (anche penali) che non sono connesse con la loro attività". Il Governo si accinge a varare "una miriade di provvedimenti senza aver ascoltato la Categoria che, come al solito ha dato la sua disponibilità a lavorare su misure oggettive, purché nell’interesse della collettività e non contro i Gestori". Il Governo, ma non solo. Nel mirino dei manifestanti, anche "le compagnie petrolifere e quella moltitudine di soggetti  – molti dei quali operatori border line, diventati titolari di impianti – che fanno strame dei contratti e delle leggi nel più assoluto silenzio della Pubblica Amministrazione". Tira una brutta aria.


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