Rinnovo patente: tra costi autoscuola e visita (poco) oculistica
Editoriale

Rinnovo la patente ma ho come la sensazione che...


Avatar di Lorenzo Centenari , il 06/06/21

3 mesi fa - Spese (alte) e visita (poco) oculistica, le mie personali perplessità

Licenza di guida o semplice tassa? Tra spese della pratica e visita (poco) oculistica, le mie personalissime perplessità

IL FERMAPROROGHE Tutto ok, ancora qualche giorno e finalmente infilerò nel porta tessere il mio nuovo cartoncino rosa. Nuova foto (non sarei potuto risultare peggio, ma chissenefrega), soprattutto nuova data di scadenza. Ho approfittato delle proroghe per emergenza Covid per un po', finché la mia coscienza (di automobilista prima, di addetto ai lavori poi) non mi ha imposto di affrettarmi a rinnovarla una volta per tutte, la patente. Documentazione consegnata, conto già saldato, visita oculistica sbrigata. Ecco, appunto, la visita medica. A me è andata come segue, ma le chiacchiere che sento in giro testimoniano esperienze spesso molto simili.

VISITINA È andata che è durata giusto il tempo di sedermi, escludere di fronte a due professionisti (non uno, due) malattie ed uso di farmaci, ammettere l'uso di occhiali (almeno, in auto e sul lavoro al desk), pronunciare a voce alta qualche lettera coprendo l'occhio destro, poi l'occhio sinistro, autografare un modulo ed uscire dall'ufficio con un'ottima pagella. Sessanta secondi di cronometro: wow, mi avanza pure il tempo per fare la spesa e passare a trovare mia sorella, ma in cuor mio qualcosa che non torna c'è.

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IMPOSTA DI GUIDA E vi assicuro, non è solo la cifra a tre zeri - tra marche da bollo, spedizioni, parcella del medico, diritti della motorizzazione - volatilizzatasi dal mio conto corrente. D'altra parte, ho scelto di affidarmi a un'autoscuola ed ero consapevole che avrei speso di più, che non seguendo un iter standard. Però, tre zeri... Più di un euro al secondo.

MI AUTO-OBBLIGO Torno sull'aspetto sociosanitario. Dieci anni fa, la vista era senz'altro un po' più acuta che non oggi, tanto che al volante, ora, inforcare gli occhiali è ormai gesto automatico. Il referto della visita mi libera ancora una volta dall'obbligo di indossare occhiali o lenti, tuttavia coltiverò la mia abitudine di non guidare senza, specie al buio, o quando sono stanco: leggere i cartelli da lontano mi riesce difficile, qualsiasi amico ha una gittata ottica migliore della mia. Sarò ingenuo, ma io in quell'ufficio mi aspettavo un test un pelo più approfondito. (ricordiamoci il tassametro: un euro al secondo). E se mi fosse stato imposto l'uso degli occhiali, non avrei saputo come protestare.

QUANTA FRETTA D'accordo, non sono Mr Magoo, godo di buona salute piscofisica, la guida dell'auto impegna tutti e cinque i sensi e ai nostri due medici, abituati a passare in rassegna casi ben più delicati, è bastato poco per tratteggiare, del loro paziente, un profilo non a rischio. Tuttavia continuo a contestare tutta quella fretta di lasciarmi libero di andare: salvo inconvenienti, la prossima visita la sosterrò tra 10 anni. E se non fosse che per professione leggo e scrivo tutti i giorni news in tema auto, norme del Codice della Strada incluse, chi non dice che tra 10 anni, del Codice ma anche delle tecniche di guida, non mi ricordi (o non me ne importi) nulla?

INVECCHIANDO, NON MIGLIORA L'episodio che ho citato è il simbolo, a mio avviso, di un sistema inefficace e soprattutto ipocrita. Inefficace, perché non vigila sulle reali capacità di un automobilista (o di un motociclista), cioè di un essere umano che in quanto tale, a distanza di tempo dall'esame di guida (di teoria e di pratica), non è detto che abbia una memoria cristallina della segnaletica e del galateo stradale. Mica tutti percorrono 50.000 km all'anno, mica tutti si informano sulle modifiche al CdS. Non parlo ora di automobilisti anziani, per i quali si apre un capitolo a parte. Parlo di adulti in buona salute, ma che non rispettano le regole. Perché non le conoscono, né mostrano intenzione di redimersi. Non tutti gli automobilisti sono come il vino, insomma: questione di riflessi, ma anche convinzioni che calcificano. 

SECONDA DOSE? Anche ipocrita, il sistema, perché prima sguinzaglia a cuor leggero potenziali killer, poi trova il coraggio di rimproverare e sanzionare le cattive abitudini al volante, o rattristarsi per le vittime delle strada, un'epidemia per la quale non esiste vaccino. Anzi sì, esiste. Si chiama cultura della mobilità, ancora prima che educazione stradale. Una materia da studiare a scuola, un principio da mettere in pratica dopo un esame, e non solo della vista. E del quale un ''richiamino'' (un test piccolo piccolo anche alla guida?), a distanza di tempo, non avrebbe effetti collaterali. Lo stabilisce la scienza.


Pubblicato da Lorenzo Centenari, 06/06/2021

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