Autore:
Lorenzo Centenari

UBER STOP Gli abitanti di Tempe possono dormire sonni tranquilli. Dopo aver sospeso il programma di test in seguito all'incidente tra un prototipo a guida autonoma e un pedone, Uber ha definitivamente levato le tende dall'Arizona, chiudendo la divisione locale e licenziando la bellezza di 300 dipendenti. L'episodio di marzo fa tuttavia ancora discutere. Ora arriva il verdetto preliminare dell'NTSB (National Transportation Safety Board). Nulla di nuovo, tranne un dettaglio.

LA SENTENZA Secondo i giudici, la responsabilità primaria è ovviamente in capo a Uber e alla Volvo XC90 utilizzata dalla compagnia per collaudare le proprie tecnologie di autonomous driving. Il sistema avrebbe infatto fallito di riconoscere il pedone come un ostacolo da evitare, nonostante avesse comunque rilevato la presenza sulla traiettoria di un corpo estraneo. L'auto non ha rallentato, mentre l'assistente di bordo ha azionato i pedali quando ormai era troppo tardi.

STUPEFACENTE Dal canto suo, la vittima avrebbe in qualche modo favorito il tragico epilogo. La donna (che indossava abiti scuri, meno visibili al buio) avrebbe infatti attraversato la carreggiata lontano dalle strisce pedonali, scartando di traiettoria all'ultimo momento, senza nemmeno guardare a destra e sinistra. Per finire, gli esami tossicologici avrebbero registrato la presenza nel sangue di metamfetamine e marijuana. La donna investita era drogata. 

IN BUONA COMPAGNIA Che la povera Elaine Herzberg non abbia fatto niente per salvare sé stessa dalla morte, in fin dei conti è solo un particolare. Resta il fatto (sottolineato anche dalle autorità) che il sistema a guida autonoma in sperimentazione presso i laboratori Uber non è sicuro. Non ancora, almeno. La multinazionale del ride haling non è in ogni caso l'unica ad aver sin qui toppato. Ma l'ha combinata grossa. Riprenderanno mai i test? Se sì, in che forma?


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