Autore:
Lorenzo Centenari

COSÌ NON VA Bocciata senza appello, ecco il giudizio dell'industria sulla formula per gli incentivi auto dal 2019 al 2021 appena proposta dal Governo. In attesa che il Parlamento esprima la sua posizione, l'Anfia non tarda a manifestare la propria contrarierà a un pacchetto di misure ritenuto senza mezzi termini "sbagliato" e "penalizzante", sia per chi produce e vende automobili, sia per i consumatori.

TRADIMENTO "Un provvedimento come questo - lamenta Anfia - colpisce la filiera industriale italiana proprio mentre è impegnata ad investire nell’elettrificazione, mettendo in difficoltà gli operatori e il mercato e andando esattamente nella direzione opposta rispetto all’attenzione dichiarata nei confronti di un comparto chiave per il Paese".

PARADOSSI Secondo l'Associazione a tutela del comparto automotive, la classificazione proposta dal Governo non terrebbe conto dell’attuale situazione regolamentare, ovvero della transizione dagli standard NEDC per la misurazione delle emissioni di CO2 al nuovo ciclo WLTP in vigore dal 1° settembre 2018: "Il nuovo quadro normativo ha l’obiettivo di fornire ai clienti dati che rispecchiano maggiormente l’uso reale del veicolo, perciò restituisce valori di emissioni notevolmente più elevati". Anfia fa notare come addirittura Fiat Panda 1.2, una tra le vetture non ibride con le più basse emissioni di CO2, in base al meccanismo "bonus-malus" pagherebbe un’imposta che varia dai 400 ai 1.000 euro.

METANO? MALUS Auto diesel e a benzina, ma non solo. Secondo i calcoli, "Anche molte utilitarie a gas, oltre a non beneficiare di alcun bonus, rischierebbero al contrario di pagare una sovrattassa di 150 euro. Una misura così strutturata - conclude Anfia -, oltre a rallentare il rinnovo dell’obsoleto parco circolante, penalizza le classi sociali con minore capacità di acquisto delle nuove tecnologie".


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