FANNO SUL SERIO Lo so, detta così fa ridere, ma è tutto vero. Per capire se la guida autonoma di livello 2 aumenti o diminuisca l'attenzione del conducente, l'IIHS – Insurance Institute for Highway Safety, organizzazione che si occupa di sicurezza stradale negli USA – ha pensato di mettere in piedi un esperimento. Protagonista, un orso peluche legato al paraurti di un'auto.
L'ESPERIMENTO L'IIHS ha ingaggiato 3 diversi gruppi di guidatori, che si sono alternati al volante di una Mercedes Classe C per un'ora, in autostrada. Il primo gruppo, abituato a sfruttare regolarmente la guida autonoma di livello 2, ha attivato i sistemi. Il secondo gruppo, non molto affine con questo tipo di tecnologia, ha comunque attivato gli ADAS. Infine il terzo gruppo, non a suo agio coi sistemi di assistenza alla guida, li ha tenuto disattivati, guidando in maniera completamente manuale. A questo punto entra in gioco l'orso gigante peluche – con tanto di pettorina ad alta visibilità – aggrappato al paraurti di un'auto.

IL RISULTATO La vettura con pupazzo al seguito ha superato per 3 volte i conducenti della Mercedes, restando circa 30 secondi davanti alla loro vettura, per essere sicuri che l'orso non passasse inosservato. Le telecamere hanno registrato le reazioni dei guidatori e a ciascuno di loro è stato chiesto se avesse notato qualcosa di insolito. E a risposta affermativa, quante volte avesse visto l'orso. Il risultato è stato abbastanza insolito: circa i 2/3 dei guidatori non abituati a usare la guida autonoma di livello 2 non si era accorta della presenza dell'orso, mentre quelli che la usano abitualmente e l'hanno accesa durante questo esperimento, non avevano potuto fare a meno di notare il grosso peluche, con buona precisione anche relativamente al numero di avvistamenti.

CONCLUSIONI In definitiva, per quanto il campione testato sia molto piccolo, l'IIHS conclude che chi è abituato a usare la guida autonoma di livello 2 ha una percezione migliore di ciò che accade intorno a lui. Insomma, la tecnologia permetterebbe di delegare alcuni aspetti della guida in favore di una maggiore attenzione verso altri. Al contrario, però, chi non è abituato, potrebbe trovarsi in difficoltà nel capire il comportamento semi-automatico della macchina, vedendo pertanto calare l'attenzione sulla strada.
IN MEDIO STAT VERITAS La verità, come al solito, sta nel mezzo, probabilmente: a oggi la guida autonoma può permetterci di godere maggiormente il viaggio, a patto di supervisionare sempre il lavoro svolto dai sistemi elettronici. Per godere appieno di una nuova funzionalità, d'altra parte – come testimonia questo esperimento – è necessario conoscerla bene e, senza preparare adeguatamente il guidatore, rischia di essere uno svantaggio, più che un vantaggio. Con un orso peluche gigante, però, qualunque esperimento diventa più divertente.
L’ultimo arrivato nella redazione è toscano, di Firenze. Sin dai primi anni di vita affascinato dalle quattro ruote, col passare degli anni si è poi avvicinato alle due, dalle quali è rimasto folgorato. Dall’infanzia sogna di diventare pilota (prima di F1 poi di MotoGP) ma il sogno rimane nel cassetto, anche perché in famiglia pare sia l’unico con la benzina nelle vene. Finito il liceo tutto appare chiaro: “Voglio diventare un tester”. All’università studia Media e Giornalismo e si laurea con una tesi sulla rivista Motociclismo, iniziando poco dopo a collaborare col giornale. Negli anni ha frequentato quanti più corsi di guida per imparare a guidare le moto, finché nel 2019 è diventato lui stesso Istruttore di Tecniche di Guida Motociclistica della F.M.I. Ah, dimenticavamo: pare stia cercando moglie…



