Autore:
Lorenzo Centenari

CHI FA DA SÉ (NON) FA PER TRE L'unione fa la forza, nella ricerca anche di più. Pressoché abbandonata la pista dello sviluppo in casa propria, nella corsa all'auto a guida autonoma Uber trova ora un partner dalle spalle larghe. L'accordo con Toyota vale 500 milioni di dollari e consentirà all'operatore californiano di trasporto privato di rimettersi in carreggiata, benché da differente prospettiva. Dal canto suo, il colosso giapponese avrà la chance di accelerare i suoi programmi di self driving car pescando da quanto di buono ha realizzato sin qui Uber. 

WIN-WIN SITUATION La partnership siglata tra Toyota e Uber si esprimerà quindi sottoforma di aiuto reciproco: il Costruttore ci mette le auto (una flotta di minivan Sienna) e il suo know-how tecnologico, la controparte lavorerà esclusivamente lato software. Ecco la differenza col precedente patto stabilito con Volvo, il cui contenuto consisteva essenzialmente nella fornitura delle auto. Stavolta Toyota ha un ruolo attivo: il programma "Guardian" già consente un buon livello di automazione, l'integrazione con le tecnologie Uber colmerà il gap che lo separa dalla guida autonoma di ultimo livello.

AUTONOMOUS CHALLENGE L'obiettivo è quello di inaugurare negli Stati Uniti un servizio di ride-hailing senza conducente entro la scadenza del 2021. I test su strada dei robotaxi Uber-Toyota cominceranno un anno prima, mentre entro la fine del 2018 Uber dovrebbe comunque riprendere le sperimentazioni di prototipi a guida autonoma equipaggiati di tecnologia proprietaria. Ambedue le compagnie scontano a oggi un sensibile divario con la concorrenza: Uber nei confronti di Waymo e altre "tech companies", Toyota rispetto a numerosi marchi Usa ed europei, oltre che ai compatrioti di Nissan. La rincorsa è partita.


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