Autore:
Lorenzo Centenari

PERSEVERARE? Quando abbandonare la presa risulta l'opzione più saggia. Perché insistere potrebbe rivelarsi fatale, con le probabilità di successo troppo basse affinché valga la pena di proseguire gli sforzi. Dal programma di auto a guida autonoma, Uber ha sin qui collezionato più grane che non risultati concreti. Tanto da allarmare gli investitori, così preoccupati al punto da pregare ora la compagnia di interrompere il progetto. Richiesta fondata, a giudicare dai conti Uber.

SEGNO MENO Secondo il magazine di tecnologia The Information, negli ultimi 18 mesi il colosso californiano del ride hailing avrebbe investito nella divisione autonomous vehicle una cifra compresa tra i 125 e i 200 milioni di dollari per trimestre, totalizzando approssimativamente una spesa di 2 miliardi di dollari in un anno e mezzo di tentativi. Il bilancio Uber non separa la voce robotaxi, tuttavia si stima che alle perdite economiche del Gruppo il programma guida autonoma incida per un 15-30%.

STOP, PLEASE Non sorprende insomma che gli stakeholders suggeriscano oggi alla società di prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di abortire del tutto la missione, così da scongiurare altre (sin qui) sterili emorragie di risorse. Come è noto, in materia di self driving taxi Uber ha imboccato la via della partnership con altri Costruttori: piattaforme hardware e software da sovrapporre ai sistemi in dotazione ad auto di serie. Come Volvo XC90, il modello individuato come cavia per i test. E finito in mondovisione per l'inquietante episodio di Tempe, Arizona. Sospese dopo l'incidente, le sperimentazioni dovrebbero riprendere a breve. Oppure no.


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