Autore:
Lorenzo Centenari

AMERICA FIRST Farà piacere sapere che FCA ha in programma ingenti investimenti in vista della produzione di modelli nuovi a marchio Jeep, uno è l'ultima generazione di Grand Cherokee, uno è invece un nuovo Suv a sette posti di maggiori dimensioni. Nuovo sito produttivo, nuove assunzioni, per un monte stimato di quasi 5.000 posti di lavoro in più. Peccato tutto ciò sia circoscritto agli Usa. Uno stabilimento di motori abbandonato di Detroit, il Mack Avenue Engine Complex, la struttura individuata da Fiat Chrysler per il proprio piano di espansione. In agenda, anche il risanamento della fabbrica Jefferson North, sempre a Detroit. Per le candidature, precedenza ai residenti stessi della Motor City, metropoli affamata di occupazione.

CHI RIDE, CHI PIANGE Il piano FCA prevede fondi complessivi per 1,6 miliardi di dollari, parte dei quali destinati alla formazione del personale e alla riqualificazione delle aree adiacenti agli stabilimenti. Forte è l'intesa che il Gruppo ha stretto con l'amministrazione stessa di Detroit, e mentre in Usa il partenariato pubblico privato vola, di qua dall'Oceano il quadro è opposto. Non solo Mirafiori, stabilimento dove è in corso la riconversione delle linee in vista della produzione di Fiat 500 elettrica. Anche a Cassino gli operai stanno attraversando una fase di cassa integrazione, mentre al sito Maserati di Grugliasco è attivo il regime di solidarietà. A singhiozzo pure l'attività di Melfi, scongiurata in extremis, invece, la Cigs nella fabbrica molisana di Termoli. Si sa, cavallo di battaglia FCA è il marchio Jeep, precedenza quindi al mercato Usa. Le notizie che giungono dall'altra sponda dell'Atlantico, agli operai italiani suonano tuttavia come una beffa.


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