Pubblicato il 27/03/20

THE DEAL MUST GO ON Un virus massacra il Pil mondiale, nessun virus tuttavia contagerà il dossier della maxi-fusione in grado di spostare gli equilibri del mercato, e non solo quello europeo. Il matrimonio tra FCA e PSA verrà ugualmente celebrato, lo riafferma il portavoce dello sposo di lingua francese: per Carlos Tavares, mai come ora il patto è necessario e nulla, dell'accordo, sarà sottoposto a revisione, quindi non ha senso speculare. Ai mercati finanziari e alla comunità economica, il Ceo di PSA manda un messaggio chiaro. Più incerte, semmai, si fanno ora altre variabili. Come le tempistiche, così come alcuni dettagli dell'accordo stesso.

FUSIONE ALLA PARI? A ventilare l'ipotesi di una rivisitazione dei termini della transazione sono soprattutto i media francesi. Le devastanti conseguenze dell'epidemia Coronavirus hanno già ridotto in modo drastico la capitalizzazione in Borsa di ambedue le società: -43% in un mese la performance di Fiat Chrysler (valutata ora 10,2 miliardi di euro), mentre sui listini di Parigi, PSA ha perso da inizio anno il -40% (10,8 miliardi di capitalizzazione). Un dogma come la fusione paritetica al 50% potrebbe dover essere corretto, anche se ad allontare lo scenario di una correzione delle quote c'è la clausola secondo cui, qualora il board di una delle due parti voti a un certo punto contro la fusione, la stesso società dovrebbe riconoscere alla controparte una commissione di 250 milioni di euro.

FCA-PSA: secondo Tavares, la fusione non è in discussione

SLITTAMENTO Capitolo tempi: i due Gruppi hanno firmato a dicembre un protocollo d'intesa in base al quale chiudere l'accordo entro 12 o 18 mesi. Se inizialmente la scadenza era perciò quella di fine 2020inizio 2021, verosimile a questo punto che la nuova entità non sarà effettiva prima dell'estate 2021.

CEDOLA SI, CEDOLA NO Altra grana è infine quella relativa ai dividendi, dal momento che tanto Fiat Chrysler che Peugeot-Citroen hanno ora la necessità primaria di liquidità di cassa per uscire indenni dalla crisi. Senza contare che, qualora i Cda deliberassero per formulare una richiesta di sostegno ai rispettivi governi, cioè se PSA e FCA dovessero ricevere un prestito dai contribuenti, la distribuzione di miliardi ai propri azionisti non verrebbe vista di buon occhio dalla pubblica opinione. Un'operazione che avrebbe potuto filare liscia rischia ora, per cause di forza maggiore, di trasformarsi in un ginepraio. Seguiremo attentamente gli sviluppi.


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