È UFFICIALE Dopo le anticipazioni di ieri, nasce finalmente in maniera ufficiale il gruppo FCA-PSA, che diventa il quarto produttore mondiale per volume e il terzo per guadagni, con 8,7 milioni di auto vendute, un fatturato congiunto che sfiora i 170 miliardi, un utile operativo corrente di oltre 11 miliardi e un margine operativo del 6,6%. Come già detto e ripetuto in ogni possibile occasione, l’accordo genererà risparmi per 3,7 miliardi ma non porterà alla chiusura di stabilimenti, almeno fin quando non succederà.

UN GRUPPO GREEN Il comunicato stampa diffuso nella notte parla della mobilità sostenibile come uno dei primi obiettivi della nuova realtà. “La nostra fusione è una grande opportunità di rafforzare la nostra posizione nell’industria dell’auto”, ha dichiarato Carlos Tavares, presidente di PSA, “Il nostro obiettivo è guidare la transizione verso una mobilità sostenibile, pulita e sicura, fornendo ai nostri clienti prodotti, tecnologie e servizi di altissima qualità”. Aggiunge Mike Manley, CEO di FCA: “Questa è la fusione di due aziende con marchi incredibili e una forza lavoro estremamente dedicata. Entrambi abbiamo affrontato momenti di crisi, e ne siamo usciti come temibili concorrenti. Le nostre persone condividono l’idea che le sfide siano opportunità da cogliere, e segnino la strada per renderci migliori in quello che facciamo”.

Carlos Tavares di PSA e Mike Manley, CEO di FCA, alla firma dell'accordo di fusione

COME UNA SQUADRA DI CALCIO Il consiglio di amministrazione sarà composto, come previsto fin dall’inizio, da undici membri, cinque dei quali saranno nominati da FCA e cinque da PSA. Tra questi, John Elkann come presidente, e Carlos Tavares in qualità di CEO, ossia amministratore delegato, per un incarico iniziale di cinque anni. Confermata la sede olandese del gruppo, così come la quotazione su tre diversi mercati, quello milanese a Piazza Affari, a Wall Street e su Euronext a Parigi. 

QUALCHE NUMERO I risparmi legati alle sinergie aziendali che si vengono a formare con questo accordo dovrebbero concentrarsi principalmente nelle famigerate economie di scala e degli allineamenti di prezzo, per un 40% circa dei 3,7 miliardi di cui sopra; a questi si somma un altro 40% legato a tecnologie, prodotti e piattaforme. Il resto dei risparmi deriverà da tagli ai reparti marketing e amministrativi. A questo punto, l’unica incognita rimane il nome della nuova realtà, di cui non è ancora stato fatto cenno. Idee? Come dovrebbe chiamarsi il nuovo gruppo italo-francese?


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