Autore:
Lorenzo Centenari

ATTO DI FORZA Il Purgatorio è durato appena un anno. Era il 2017, quando il Gruppo Volkswagen cedeva all'Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi (senza per la verità mai ammettere del tutto la sconfitta) lo scettro di primo Costruttore auto al mondo. Poi il 2018, con Wolfsburg che torna in possesso della leadership globale delle vendite: 10,83 milioni di veicoli, ovvero lo 0,9% in più rispetto a 12 mesi prima. Questo nonostante la grana dei nuovi test di omologazione Wltp, impegno che ha provocato fermi produttivi e ritardi nelle consegne di modelli di volume come la stessa Golf. Volkswagen Group di nuovo in cima al mondo, come nel 2016, quando sottrasse il record a Toyota (10,59 milioni di unità), ora terza alle spalle di Renault-Nissan (10,76 milioni). Tutti d'accordo, anzi no.

LA SPINTA DEI TRUCK Ancora una volta, la disputa riguarda i metodi di calcolo. Già, perché Volkswagen sale in testa solo se nel computo rientrano anche i camion. Nascondendo le vendite generate dai marchi Man e Scania, la cifra scende a quota 10,6 milioni circa, insufficiente a scippare all'Alleanza il titolo di leader mondiale. Il Gruppo tedesco torna invece in vetta escludendo i commerciali leggeri: 10,1 milioni Volkswagen, 8,7 milioni i concorrenti franco-giapponesi. Questione di punti di vista, insomma, coi candidati che rivendicano ciascuno la propria superiorità numerica, se non altro per ragioni di prestigio (quel che conta veramente, semmai, sono i ricavi e gli utili). Senza contare la "maledizione" che puntuale affligge il primo Costruttore al mondo: nel 2010 Toyota scavalcò General Motors, seguirono lo tsunami in Giappone e una marea di richiami per difetti di prodotto. A Volkswagen toccò un terremoto giudiziario (dieselgate), idem per Renault-Nissan nel 2018, l'anno che verrà ricordato per l'arresto del mega-presidente Carlos Ghosn. Varrà davvero la pena vendere un'auto in più?


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