Pubblicato il 19/10/20

VANTAGGI? Secondo uno studio congiunto del Fraunhofer ISI Institute e l’International Council on Clean Transportation (ICCT), la maggior parte dei modelli ibridi plug-in (PHEV) attualmente in circolazione non sarebbero affatto più rispettosi dell'ambiente delle omologhe versioni con motore a combustione interna (ICE). Ciò sarebbe dovuto all'autonomia elettrica ancora fortemente limitata (i modelli più virtuosi percorrono fino a 65 chilometri in modalità EV). Inoltre, qualora le PHEV non venissero ricaricate con una certa regolarità, le emissioni di CO2 risulterebbero addirittura peggiori di quelle di un tradizionale motore Diesel o benzina.

Le emissioni delle PHEV sono davvero più basse di Diesel e benzina?

I DATI SULLE EMISSIONI I ricercatori del Fraunhofer ISI Institute e dell'ICCT hanno esaminato i dati sull'utilizzo di oltre 100.000 PHEV vendute in Europa, Stati Uniti e Cina. Quello che hanno scoperto è che, nel migliore dei casi, un'auto ibrida plug-in produce emissioni medie di CO2 che sono il doppio di quelle dichiarate dalle Case automobilistiche, indipendentemente dal ciclo d’omologazione considerato (NEDC o WLTP). Nella peggiore delle ipotesi invece, l'emissione di CO2 delle PHEV è quattro volte superiore ai dati ufficiali, il che significa che un modello ibrido plug-in con un livello di emissioni pari a 50 g CO2/km produce effettivamente tra i 100 e i 200 grammi di C02/km.

USO SCORRETTO Una delle ragioni che determina una tale debacle delle PHEV è da imputare a un utilizzo non proprio corretto. Molto spesso le plug-in hybrid vanno infatti a comporre le flotte aziendali e solitamente le distanze percorse da queste vetture supera di gran lunga l’autonomia elettrica concessa dal sistema ibrido. Inoltre, nella maggior parte dei casi, i dipendenti sono incentivati a fare il pieno di benzina (piuttosto che ricaricare le batterie), per agevolare i datori di lavoro nel rimborso del carburante. ''Se vogliamo contenere i consumi e ridurre le emissioni di CO2 nella vita reale, la potenza del motore deve essere ridotta e l'autonomia elettrica aumentata'' ha affermato Patrick Plotz, uno degli autori dello studio.

Un uso scorretto delle PHEV può aumentare le emissioni di CO2

PIÚ CHILOMETRI IN EV Secondo le sue stime, affinché un ibrido plug-in possa pienamente sostituirsi a un modello a combustione interna, l'autonomia in modalità EV dovrebbe attestarsi fra gli 80 km e i 90 km. Un risultato che cozza però con la ricerca presentata dallo stesso Plotz nel 2017, quando lo studioso si dichiarava pienamente a favore della tecnologia PHEV.  ''All'epoca, abbiamo esaminato esclusivamente il numero di chilometri percorsi in modalità elettrica […] Non abbiamo considerato la variazioni nel ciclo di omologazione, ed è qui che si riscontrano risultati poco lusinghieri''.

L’EUROPA LA FA DA PADRONA Il nuovo studio identificherebbe dunque le ibride plug-in come ''auto conformi'' solo sulla carta, in quanto nella vita reale le loro emissioni di CO2 si rivelano pressoché identiche a quelle dei modelli con motore termico - un escamotage con effetti non indifferenti sulle vendite se sommato ai generosi incentivi offerti dai Governi. Nei Paesi Bassi la riduzione dei sussidi per le ibride plug-in ha portato infatti a un crollo dei volumi di vendite: si è passati dalla 40.000 unità PHEV del 2015 a sole 1.150 unità nel 2017. L’Europa si conferma comunque il mercato di riferimento per questa tipologia di auto, con un venduto di 780.000 unità nel 2020, un valore che eclissa le 10.000 unità della Cina.


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