Pubblicato il 25/04/20

PERSONE E STORIE Cosa si nasconde dietro la sigla GTI? Perché è arrivata solo due anni dopo la prima Golf venduta? Come mai i sedili sono nel caratteristico tessuto scozzese con motivo tartan? Dietro ogni prodotto c’è una storia, ci sono persone, ci sono vicende che vanno al di là di ciò che si può toccare con mano. Quella che vi raccontiamo oggi è la storia di come è nata, quasi per caso, in totale clandestinità, una delle auto più importanti, iconiche e affascinanti di sempre. Ma prima, è un privilegio lasciare la parola a chi la Golf GTI l’ha avuta e guidata davvero.

VIVERE LA GOLF GTI di M.A. Corniche

ROSSA COME LA PASSIONE Ho ritrovato recentemente la brochure, consumata dal mio sguardo, della Volkswagen Golf GTI Mk1. Quanto tempo speso ipnotizzato da quelle figure, dalle banalità scritte in questa come in ogni brochure, da quella scheda tecnica. Quanto tempo speso a guardare le foto dell’abitacolo di una utilitaria impreziosito da un pomello del cambio a forma di pallina da golf, sedili e volante sportivi e tessuti tartan. Era rossa, non il mio colore preferito, ma comunque bellissima. Era, come dicono ora quelli bravi del marketing, un must have, per un neo patentato come per fighetti di ogni età. 

PER POCHI... Geniale trasformare quella che a tutti gli effetti era considerata una utilitaria, la figlia dell’auto del popolo, la Volks-wagen, in un must have. Ma la Golf poteva permetterselo: anche la sua versione base offriva una qualità distante anni luce dalla maggior parte delle concorrenti. Era la Golf, punto. Golf per i più, Golf GTI per pochi. In quegli anni, ed erano gli anni '80, poche auto erano più desiderate. In alternativa c’erano le wagon: la Volvo 240 SW, magari turbo, e poi le 760 e le 740 SW, la Fiat 131 Panorama, da personalizzare subito con il tetto in vinile, e la Passat esclusivamente in versione Syncro. In alternativa, auto più esotiche come la Spider Europa di Pininfarina (AKA Fiat 124 Spider). Anche se la sua unica, vera concorrente arriva nel 1982, è la Golf GTD, la sua sorella turbodiesel: va fortissimo e consuma pochissimo. Le manca soltanto il bordino rosso.   

Volkswagen Golf GTI Mk I rossa: visuale di 3/4 anteriore

... MA BRAMATA DA TUTTI La Volkswagen Golf GTI era il lasciapassare per ogni situazione e per ogni età, per l’acchiappone come per l’ostentatore, per l’appassionato come per il feticista dei motori. Sulla prima serie i cerchi ATS Cup erano gli unici ammessi e i due fari supplementari erano d’obbligo. I concessionari Volkswagen trattavano tutti come l’ultimo dei pezzenti: tanto, per avere una Golf, dalla GL millecento alla GTI, la coda era chilometrica. Il riferimento per tutti, anche per chi aveva la GL e ci piazzava i quattro fari, era la Golf GTI. Nemmeno la Golf Gli, la versione cabrio della GTI, riuscì a ottenere il medesimo successo.

UNA SIGLA MAGICA Non so se è per lo stile disegnato da Giorgetto Giugiaro impreziosito dal bordino rosso, dai codolini sui parafanghi, neri come i profili dei vetri e la cornice del lunotto, per la sua qualità teutonica o per il suo rapporto peso potenza da supercar dell’epoca (7,36 kg per cavallo la prima serie), comunque sia, GTI – Gran Turismo Iniezione - divenne una sigla magica che vanta numerosi tentativi di imitazione fino a oggi. Era un popolo a sé, con i quattro abbaglianti odiati da chi pensava di metter su casa sulla corsia di sorpasso. Le Golf GTI andavano letteralmente a ruba e l’unica protezione in quegli anni sembrava la chiavetta elettronica sulla plancia dell’antifurto MED: un must have del must have.

SEMAFORO VERDE Per averla ho dovuto attendere la patente prima e la laurea poi, così la Golf GTI era già alla seconda serie, meno iconica forse, ma più equilibrata sotto tutti i punti di vista. A partire dal motore milleotto da 112 cavalli, già introdotto sulle ultime Golf GTI Mk1, con meno allungo ma tanta coppia ai bassi e consumi contenuti. Ricordo che affiancarsi al semaforo a un’Alfa 75 era drag race certa, ma non c'era storia con il peso contenuto e la coppia ai bassi della Golf GTI 1.8: quando gli alfisti avevano finito di tirare la prima e pensavano di volare con la seconda, io volavo con la terza e lo scudetto Alfa diventava piccolo nello specchietto. Ciaoneeeee. 

VOLKSWAGEN NEGLI ANNI ‘70

Per iniziare a raccontare la storia di Volkswagen Golf GTI occorre fare un salto indietro nel tempo, all’inizio degli anni Settanta. In quel periodo le corsie delle Autobahn tedesche non erano solo linee sull’asfalto che dividevano la carreggiata, ma delimitavano un confine preciso tra chi poteva viaggiare a sinistra, senza limiti di velocità, e chi invece doveva muoversi sulla corsia di destra. Porsche, manco a dirlo, era la padrona incontrastata della corsia ad alta velocità, lasciando alle più proletarie Volkswagen di spostarsi con la flemma garantita dai motori dell’epoca. Il massimo che Volkswagen poteva offrire ai suoi clienti era una Golf 1.5, che montava un quattro cilindri in linea da 1.471 cc con carburatore Solex, capace di erogare la bellezza (si fa per dire) di 68 CV. E poi c’era il problema del Maggiolino giallo e nero.

IL PROBLEMA DEL MAGGIOLINO GIALLO E NERO

Il Maggiolino GSR, il

CRISI PETROLIFERA Volkswagen stava ancora riprendendosi dalla crisi del Maggiolino, la sua auto più iconica e popolare, le cui vendite erano in crollo verticale, complice anche la crisi del petrolio degli anni Settanta. A questo si era aggiunta l’ondata di critiche contro il Maggiolino GSR: acronimo di Gelb Schwarzer Renner, che si può tradurre più o meno in “corridore giallo e nero, era la versione “sportiva” della Beetle dell’epoca, con 50 CV sotto il cofano (posteriore) e 105 Nm di coppia, capace di scattare da 0 a 100 km/h in 18,3 secondi. Uscito nel 1973 in 3.500 esemplari (solo per il mercato tedesco) per soddisfare le richieste di chi voleva un Maggiolino da usare nei rally, Volkswagen aveva preso il modello 1303S con motore da 1,6 litri, ci aveva messo freni a disco anteriori, un cambio con rapporti più lunghi, sospensioni MacPherson e ruote da 15 pollici. C’erano persino i sedili sportivi e un estintore. La particolare colorazione era un richiamo alla vettura utilizzata nel Rally di Salisburgo.

FUORI TEMPO MASSIMO Più che la potenza non proprio da supercar, a essere accolta male fu soprattutto la campagna promozionale della macchina, concepita come un invito a fare i “ganassa” nel bel mezzo della crisi petrolifera mondiale. Il risultato? Contestazioni e lamentele, e persino un’interrogazione parlamentare nella Bundestag, il Parlamento tedesco. La stampa definì il maggiolino giallo e nero “inutilmente potente”, e “un’auto per chi ha tendenze suicide”. In quel periodo, insomma, Volkswagen aveva tutto fuorché voglia di tornare a occuparsi di auto sportive.

I “COSPIRATORI” KONRAD E LÖWENBERG

Anton Konrad con i modellini della Mk I e della Mk VI

SPORT GOLF Potete quindi immaginare con quanta delicatezza si siano dovuti muovere due dipendenti di Volkswagen dell’epoca, Anton Konrad, il responsabile dell'ufficio stampa, e Alfons Löwenberg, un ingegnere entrato a Wolfsburg dopo aver lavorato alla Rally-Kadett per Opel. Entrambi erano grandi appassionati di corse: l’idea di una Golf sportiva che potesse invadere la corsia di sinistra delle Autobahn non era nata per caso. Alla fine del 1974, sapendo che sarebbe stato inutile cercare di avere il via libera dai capi di VW, i due hanno cominciato a lavorare segretamente a quello che all’epoca era chiamato solo con il nome di Sport Golf

IL BUNGALOW SEGRETO Il luogo per le riunioni “segrete” era un piccolo bungalow di Konrad, in quel di Wolfsburg-Detmerode, dalla parte opposta rispetto agli stabilimenti Volkswagen. L’idea era semplice, anche se azzardata: costruire in segreto un prototipo pronto per la produzione, da mostrare ai capi “chiavi in mano”. La base di partenza era tanto prevedibile quanto impresentabile, almeno a una dirigenza che stava ancora digerendo il boccone amaro del Maggiolino GSR: una Golf con un motore tirato al limite, ribassata a sfiorare il terreno, uno scarico largo come un braccio e una frizione racing. Non avrebbe mai potuto funzionare. Da qui, la decisione di attingere il più possibile dalla componentistica realizzata per il modello di grande produzione. Rimaneva però il problema principale: bilanciare l’esigenza di una macchina da tirare al massimo nei week-end, ma da poter usare con tranquillità nel tragitto casa-ufficio durante la settimana. E che non costasse un rene.

Anton Konrad ed Herbert Schuster alla presentazione di Golf GTI I nel 1976

IL TEAM SI ALLARGA Anche per questo, il gruppo si dovette inevitabilmente allargare, dando vita a un vero e proprio dream team che è riuscito, un pezzo alla volta, a concretizzare quella che appariva una idea impossibile. Oltre a Konrad e Löwenberg, arrivò Hermann Hablitzel, responsabile del progetto della Golf di serie: conosceva l’auto dentro e fuori, e riuscì anche a intrufolare alcuni pezzi della Sport Golf nella catena di produzione e nei processi di test di Volkswagen. Herbert Schuster era un esperto di sospensioni, famoso per rilevare i problemi “dalle chiappe”, come era solito dire lui quando si sedeva a bordo di un’auto per capire cosa non andava. Gunter Kühl, dell’ufficio stampa Volkswagen, si occupava di cercare eventi sportivi a cui poter far partecipare la Sport Golf. Jürgen Adler, amico personale di Konrad, lavorava allo sviluppo degli interni: fu lui a occuparsi delle modifiche alla scocca, con rinforzi per migliorare la rigidità della Golf di serie. Horst-Dieter Schwittlinsky lavorava al marketing, e inserì alcune domande a trabocchetto nei questionari post-vendita riservati ai clienti VW, per capire se ci potesse essere un mercato per la Sport Golf. Da ultimo, anche se non coinvolto direttamente nel gruppo operativo, c’era Franz Hauk, che ha sviluppato il motore EA 827 (quello della Audi 80 GTE, poi utilizzato per equipaggiare la prima Sport Golf). Il progetto, insomma, cominciava a prendere forma. E anche il suo nome definitivo.

COSA VUOL DIRE GTI?

Le tre lettere più famose e amate delle automobili di Wolfsburg sono nate dall’intuizione di Schwittlinsky, l’uomo del marketing che aveva infilato di nascosto alcune domande ai clienti. La sigla, molto più sexy del nome inizialmente concepito per il progetto, era GTI, che sta per “Grand Tourer Injection”, ossia auto sportiva con motore a iniezione. Semplice. Efficace. Il dream team non lo sapeva ancora, ma sarebbe diventato una icona.

LUCE VERDE PER GOLF GTI

La conferenza stampa di presentazione di Golf GTI I nel 1976

5.000 ESEMPLARI Una volta deciso il nome definitivo, il gruppo presenta l’auto in versione praticamente definitiva alla dirigenza Volkswagen all’inizio del 1975. Il 28 maggio dello stesso anno arriva il via libera alla produzione. All’epoca, la convinzione generale era che non sarebbero state prodotte più di 5.000 Golf GTI. Tra le tante previsioni sbagliate nella storia dell’uomo, poche sono state così clamorosamente smentite dai fatti. Al momento dello stop alla produzione della prima serie, nel 1983, erano state vendute la bellezza di 461.690 Golf GTI Mk I .

ANCHE L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE In quelle frenetiche settimane, un altro problema era emerso con evidenza: senza qualche importante modifica estetica al disegno semplice ma inconfondibile di Giorgetto Giugiaro, nessuno avrebbe lasciato spazio a una Golf che arriva sparata in corsia di sorpasso sull’Autobahn. Men che meno una Porsche. Non esiste un elenco completo di tutte le idee partorite dal gruppo: di certo, hanno avuto il via libera i codolini in plastica per i parafanghi e il piccolo spoiler anteriore, neri come neri erano i paraurti, le strisce adesive sulle fiancate (poi declinate anche in argento), i profili dei vetri e la caratteristica cornice del lunotto, ma non i fari rettangolari di nuovo disegno, che sarebbero stati introdotti solo nel 1989, con la Rallye Golf (basata sulla Golf GTI Mk 2). E poi, la storica cornice rossa attorno alla griglia anteriore, che avrebbe caratterizzato tutti - o quasi - i modelli GTI usciti in seguito. Insomma, ci siamo. È tutto pronto. O quasi. Alla conclusione di questa storia manca un ultimo tassello. A quadrettoni.

I SEDILI IN TARTAN DI GOLF GTI

Gunhild Liljequist con i tessuti tartan

L’ultima persona a entrare nel team di Konrad e Löwenberg fu Gunhild Liljequist, impegnata nel reparto design di Volkswagen dal 1962, nonché l’unica donna di quel reparto. A lei venne affidato l’incarico di trovare idee per caratterizzare gli interni della Golf GTI, così da distinguerla da quella di serie. È stato durante uno dei suoi viaggi a Londra, nella Carnaby Street che era stata il centro nevralgico della Swinging London, che Liljequist si è imbattuta nel particolare disegno di una stoffa scozzese. La designer aveva già utilizzato una fantasia simile per alcuni camper Westfalia, e per Golf GTI decise di utilizzare nuovamente quel motivo, ma con una combinazione di colori più vivace e di maggior impatto. È a lei che dobbiamo anche il pomello del cambio stile pallina da golf: che ci crediate o no, l’idea è nata scherzando sul nome della macchina.

GOLF GTI MK I (1976 - 1983)

Volkswagen Golf GTI Mk I: visuale di 3/4 posteriore

GOLF GTI MK I, LA RIVOLUZIONE DELLE UTILITARIE L’originale, la capostipite, quella da cui tutto ha avuto inizio. Il debutto della prima Golf GTI avviene un anno dopo dal lancio della Golf, al Salone di Francoforte del settembre del 1975, praticamente tre mesi dopo il via libera dei capi di Wolfsburg. Il poco tempo a disposizione ha costretto gli ingegneri di Wolfsburg a prendere qualche scorciatoia: come ha ammesso lo stesso Konrad in un’intervista di qualche anno fa, la GTI presentata in fiera aveva sì un motore sotto il cofano, ma con ogni probabilità non era attaccato a niente, solo “appoggiato”. L’arrivo sul mercato è stato solo l’anno successivo, con il motore EA 827 della Audi 80 GTE, rinominato semplicemente EG, da 110 CV abbinato al cambio a 4 marce, che consentiva di sparare gli 810 chilogrammi della Golf GTI fino a 183 km/h accelerando da 0 a 100 in 9,2 secondi. Quanto bastava per rendere la vita un po’ meno facile alle Porsche sulle Autobahn. Freni a disco da 239 mm all’anteriore, tamburi al posteriore, servofreno di serie.

GLI AGGIORNAMENTI DELLA GOLF GTI MK1 Nell'agosto 1978 i paraurti super slim in metallo vengono sostituiti da paraurti in plastica nera; un anno dopo il cambio diventa cinque marce, e nell'agosto 1980 tutte le Golf subiscono un restyling importante: le luci in coda diventano più grandi, la plancia è tutta nuova e più moderna con tre strumenti sulla consolle centrale per le GTI e, al bel volante tre razze in alluminio, si sostituisce un borghese quattro razze con altrettanti pulsantoni tondi per il clacson. Il 1981 è l'anno in cui il tartan lascia il posto a strisce longitudinali e la crisi energetica del '79 porta in dote tra gli strumenti un indicatore del consumo istantaneo, corredato da una luce che consiglia quando cambiare marcia. Il vero, importante aggiornamento della Golf GTI Mk1 arriva, però, nel 1982, quando al 1.6 si sostituisce il 1.800 da 112 cavalli, con una erogazione di coppia più adatta all'uso quotidiano. La serie speciale Golf GTI Pirelli arriva nel 1983, con i cerchi in lega dai fori di ventilazione a forma della caratteristica P allungata, che iniziano a intaccare il quasi monopolio dei cerchi ATS. La Golf GTI Mk1 1.800 è quasi una preserie della Golf GTI Mk2: il motore e tanti dettagli verranno portati sulla nuova, più grande, carrozzeria due anni dopo. 

ARRIVA LA GTD Il 1982 è l'anno della vittoria dell'Italia ai mondiali di calcio in Spagna, ma è anche quello in cui ha debuttato un'altra sigla destinata a lasciare il segno nel cuore degli appassionati: GTD. Come diceva Mario poco sopra, è lei l'unica vera concorrente della sorella a benzina: il motore è un 1.6 turbodiesel da 1.588 cc, con potenza di 70 CV e una velocità massima di 155 km/h.

La Golf GTI Mk I è stata prodotta in 462.000 esemplari.

Golf GTI Mk I

  • MOTORE: 1.6 4 cilindri in linea monoalbero 8 valvole iniezione Bosch K-Jetronic
  • POTENZA: 110 CV @6.100rpm, 137 Nm @5.000rpm
  • 0-100 KM/H: 9,2 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 183 km/h
  • CAMBIO: Manuale 4 rapporti (5 rapporti dal 1979)
  • DIMENSIONI: 382 x 163 x 140 cm
  • PESO: 810 Kg

GOLF GTI MK II (1984 - 1991)

 

GOLF GTI MK2, LA STONDATURA DEL QUADRATO Da squadrata la Golf si ammorbidisce con la seconda serie del 1983, si allunga di 17 centimetri e si allarga di 5,5. La Golf GTI Mk 2 unisce il carisma della prima serie a una abitabilità possibile anche in cinque, un bagagliaio capace e un maggiore equilibrio nel suo telaio, superando i successi di vendita della prima serie. Il mitico bordino rosso della Golf GTI si estende anche ai paraurti e al profilo gommato sulle portiere, che sostituisce le strisce adesive. Per la prima volta anche la Golf GTI è disponibile in due versioni di carrozzeria, a tre e a cinque porte, per gli sportivi con senso pratico (o con famiglia). Al suo interno rimangono comunque i sedili sportivi, il cielo nero e il volante a quattro razze con gli ormai iconici pulsanti rotondi per il clacson. Il motore è il 1.800 delle ultime GTI Mk1 con 112 cavalli, il peso aumenta di 120 kg, ma migliora drasticamente il Cx, che passa da 0,42 a 0,34, a favore di consumi e di velocità massima (191 km/h). L'assetto è più basso di 10 mm rispetto alle altre versioni. Freni a disco autoventilanti anteriori da 239 mm e, finalmente, a disco pieno da 226 mm al posteriore. Nel 1985 i due fari supplementari diventano di serie, così come il terminale di scarico sdoppiato. 

GOLF GTI 16V, PER GLI INCONTENTABILI La Golf GTI Mk II è anche la serie che fa fare il salto di qualità alla Golf arricchendosi, nel corso della sua vita, optional o di serie, dell'ABS (1987), del servosterzo, del catalizzatore e, nel 1986, di una nuova versione del suo quattro cilindri, la 16V, con quattro valvole per cilindro, 139 cavalli e ABS di serie, capace di spingersi fino a 208 km/h. Si tratta del primo motore a 16 V montato su una Golf. La GTI 16V non diventa un must have, la acquista chi deve sempre avere il massimo, ma non oscura la luce di cui brilla la versione a 8 valvole che rimane la best seller delle GTI. I modelli con marmitta catalitica fanno perdere alla Golf GTI rispettivamente 5 CV (da 112 a 107 per la GTI 8 valvole) e 10 CV (da 139 a 129 CV per la GTI 16V).

1987, IL RESTYLING Il 1987 è il momento del restyling di metà ciclo di vita: la griglia anteriore si fa più rada, sparisce il finto deflettore dai vetri anteriori spostando (finalmente!) gli specchietti più avanti ed è il momento dell'addio al volante con i quattro bolloni, sostituito da uno più anonimo e borghese. Sono anche gli anni in cui all'iniezione meccanica Bosch K-Jetronic viene preferita quella elettronica sulla versione a 8 valvole, ma l'iniezione Bosch Digifant, unita al catalizzatore, imbolsisce la brillantezza del quattro cilindri. In quel periodo debutta anche la strumentazione digitale optional Digifiz: una soluzione decisamente avveniristica per l'epoca, pur con qualche problema di affidabilità, al punto da costringere Volkswagen a offrire su richiesta, senza sovrapprezzo, la più tradizionale strumentazione analogica. Nel 1989 arrivano i paraurti più grandi che incorporano i fendinebbia nella parte bassa e, più avvolgenti, si integrano con la carrozzeria.

GOLF GTI G60, LA VOLUMETRICA La seconda serie della GTI si declina anche nella forma di Golf GTI G60: è a tutti gli effetti una super GTI, ma le tre magiche lettere lasciano il posto alla sigla G60 che indica la presenza sotto al cofano di una versione del milleotto pompata da un compressore volumetrico G-Lader, il compressore a chiocciola di Volkswagen, che porta la potenza a 160 cavalli per 219 km/h di massima. Nel 1989 fu prodotta in soli 70 esemplari la Golf GTI G60 Limited Edition, con trazione integrale Syncro, paraurti Mk II pre-restyling, cerchi BBS e interni in pelle nera. Dietro alla calandra a due fari, con bordino azzurro e targhetta VW Motorsport in alto a sinistra, il motore G60 erogava 210 cavalli con 247Nm per 227 km/h e 0-100 km/h in 7,2 secondi. 

La Golf GTI Mk II è stata prodotta in 628.000 esemplari

Golf GTI Mk II

  • MOTORE: 1.8 4 cilindri in linea 8 valvole monoalbero con iniettori Bosch K-Jetronic
  • POTENZA: 112 CV @5.500rpm, 155 Nm @3.100rpm
  • 0-100 KM/H: 10 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 191 km/h
  • CAMBIO: Manuale 5 rapporti
  • DIMENSIONI: 399 x 169 x 142 cm
  • PESO: 1.020 Kg

Golf GTI Mk II 16V

  • MOTORE: 1.8 4 cilindri in linea 16 valvole bialbero con iniettori Bosch K-Jetronic
  • POTENZA: 139 CV @5.800rpm, 168 Nm @4.250rpm
  • 0-100 KM/H: 8,9 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 208 km/h
  • CAMBIO: Manuale 5 rapporti
  • PESO: 1.021 Kg

RALLYE GOLF (1989 - 1991)

 

SFIDA LA LANCIA DELTA INTEGRALE MA... Parente stretta della GTI seconda serie, venne prodotta in 5.000 esemplari dal 1989 al 1991 per ottenere l'omologazione Gruppo A nei rally e sfidare il Deltone di Lancia. Parafanghi allargati ispirati alla cugina Audi Quattro, minigonne laterali, griglia in colore carrozzeria, paraurti anteriore con prese d’aria maggiorate e fari anteriori rettangolari, quelli che originariamente avrebbero dovuto debuttare sulla primissima GTI. Costava più di 40 milioni di lire e il motore era lo stesso della Golf G60, ma con cilindrata leggermente ridotta a 1.763 cc diminuendo l'alesaggio, per venire incontro ai regolamenti sportivi FIA, mantenendo i 160 cv di potenza massima. Un incremento di potenza modesto a fronte dei 275 chilogrammi in più rispetto a una normale Golf GTI, dovuti anche all'adozione trazione integrale Syncro, che aveva debuttato qualche anno prima sulla Golf di serie. Non fu un successo nei rally e nemmeno commerciale, per prezzo, prestazioni e stile. Ha più successo oggi tra i collezionisti in forza del numero limitato di esemplari. 

  • MOTORE: 1.8 4 cilindri in linea 8 valvole monoalbero
  • POTENZA: 160 CV @5.800rpm, 225 Nm @3.800rpm
  • 0-100 KM/H: 9,5 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 219 km/h
  • CAMBIO: Manuale 5 rapporti
  • DIMENSIONI: 404 x 170 x 140 cm
  • PESO: 1.195 Kg

GOLF GTI MK III (1991 - 1997)

Volkswagen Golf GTI Mk III: visuale di 3/4 anteriore

CAMBIA LO STILE, CAMBIANO I TEMPI La formula vincente della Golf viene seguita da tutti i concorrenti e, negli anni 80, anche la Golf GTI subisce la concorrenza delle versioni pompate di auto di serie che si fa sempre più agguerrita e capace di abbracciare un pubblico sempre più ampio, dalla Fiat Uno Turbo alle Peugeot 205 GTi fino alle BMW M3 e Mercedes 190 2.3-16. Nel 1991 la Golf III si presenta con un abito meno personale che, al contrario della seconda serie, non porta avanti l'eredità del disegno inconfondibile di Giorgetto Giugiaro e si diluisce anche l'immagine GTI. I fari anteriori tondi e sdoppiati lasciano il posto a una forma più convenzionale e meno personale. In questa fase storica Volkswagen decide di puntare maggiormente sulla sicurezza, sia attiva sia passiva: Golf è il primo modello della casa di Wolfsburg a offrire gli airbag frontali, e un nuovo progetto sulla scocca concepito per migliorare l'assorbimento dell'energia d'urto. Nel 1996 debuttano anche gli airbag laterali e l'ABS è offerto di serie su tutti i modelli della gamma. Comincia anche a farsi strada una nuova consapevolezza ecologica, che diventerà un elemento sempre più cruciale nell'industria automobilistica: l'attenzione ai materiali, e al loro riciclaggio al termine del ciclo di vita di un'automobile. Il motore della GTI aumenta la cilindrata a due litri e l’anno successivo al lancio arriva, come per la generazione precedente, la versione con motore 16V. 

GOLF GTI 20 JAHRE, PUNTA SUL ROSSO La Golf GTI mk3 si distingue dalle Golf per lo spoiler anteriore e per le luci posteriori brunite, ma l’elemento più caratterizzante della Golf GTI, il mitico bordino rosso, sparisce per ricomparire soltanto nel 1996, in occasione dei vent’anni della Golf GTI, con l'edizione speciale 20 Jahre della GTI con motore 2.0 litri 16 valvole da 150 CV, ABS e airbag. All'interno, montanti delle portiere di colore nero, sedili Recaro di serie e strumentazione con sfondo argento. All'esterno, la Golf GTI 20 Jahre si caratterizza per i cerchi in lega BBS scomponibili da 16'' con pneumatici 215/40. E poi due piccole, quasi invisibili, modifiche: il gruppo ottico secondario, quello che incorpora le frecce e i fendinebbia, è brunito, e gli indicatori di direzione laterali sono ancora rettangolari, ma con gli angoli stondati. 

GOLF VR6, LA PRIMA VOLTA DEI SEI CILINDRI Con la terza generazione, nel vano motore della Golf trova posto un motore 2.8 sei cilindri a V. Ha un ingombro limitato grazie alla sua V stretta di 15 gradi, con i cilindri che, praticamente, si incastrano l'uno nell'altro: è la strada, secondo Volkswagen per ottenere tanta coppia 235Nm a 4.200 giri) e una buona erogazione a tutti regimi, eroga 174 cavalli e nello 0-100 compete con la prima Golf GTI. Non ha la scritta GTI sulla calandra, ma VR6, merita comunque una menzione in questa storia. 

La Golf GTI Mk III è stata prodotta in 327.000 esemplari

Golf GTI Mk III

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea 8 valvole monoalbero con iniezione elettronica
  • POTENZA: 116 CV @5.400rpm, 166 Nm @3.200rpm
  • 0-100 KM/H: 10,1 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 198 km/h
  • CAMBIO: Manuale 5 rapporti
  • DIMENSIONI: 402 x 171 x 141 cm
  • PESO: 1.080 Kg

Golf GTI Mk III 16V

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea 16 valvole bialbero con iniezione elettronica
  • POTENZA: 150 CV @6.000rpm, 180 Nm @4.800rpm
  • 0-100 KM/H: 8,7 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 215 km/h
  • CAMBIO: Manuale 5 rapporti
  • PESO: 1.109 Kg

GOLF GTI MK IV (1998 - 2003)

Volkswagen Golf GTI Mk IV 25 anni

GTI PER TUTTI (I MOTORI) Capita a tutti qualche passo falso, e Volkswagen non fa eccezione. Per la quarta generazione di Golf la casa di Wolfsburg decide di trasformare la formula GTI in un allestimento su richiesta, quasi al pari di una Trendline qualunque, togliendole lo status di modello a sé stante, abbinato a motori già presenti su altri modelli del gruppo e non sviluppati appositamente. Le motorizzazioni per cui era disponibile l'allestimento GTI erano il 1.8 turbo benzina 20V da 150 e 180 CV, e il 1.9 turbo diesel da 115 e (con il nuovo sistema iniettore-pompa) da 150 CV. Golf diventa sempre più un'auto per tutti, a prescindere dall'indole di chi la guida: una precisa scelta che emerge anche dall'importante aumento delle dimensioni, che arrivano a 415 x 173 x 144 cm, con un passo che supera i due metri e mezzo. Nel 1998 è stato introdotto per la prima volta nella gamma Golf il sistema di controllo elettronico della stabilità, divenuto di serie l'anno successivo. Il 1999 ha anche visto il debutto del cambio automatico a sei rapporti.

GOLF GTI 25TH ANNIVERSARY Malgrado la quarta serie della Golf sia, a detta di molti, una delle Golf più riuscite fino a oggi, nel caso delle versioni sportive è stata la serie che più ha diluito l'immagine forte delle GTI, la meno personalizzata, senza elementi rossi all’esterno, dove spiccano però cerchi in lega da 16 pollici firmati BBS e luci posteriori brunite. All’interno, i sedili sono degli avvolgenti Recaro sportivi. Più riuscita la Golf GTI 25th Anniversary, prodotta nel 2002 in 3.000 esemplari per celebrare i 25 anni della Golf GTI: monta paraurti specifici, minigonne e spoiler posteriore in colore carrozzeria, luci anteriori con calotte opache, scarico da 90mm e cerchi BBS da 18 pollici. Numerosi i dettagli sportivi all’interno, dai nuovi sedili Recaro alla pedaliera in alluminio, alle cuciture rosse e il pomello del cambio a forma di pallina da golf (ricordate?). Grazie al motore 1.800 20 valvole da 180 cavalli e 235 Nm, oltre al look ha le prestazioni che ci si aspettano da una Golf GTI.

GOLF VR5, POCHI CAVALLI TANTO SOUND La Golf Mk IV può scegliere anche il motore 2.3 VR5, un cinque cilindri a V stretto (15 gradi), con i cilindri praticamente incastrati tra di loro, che eroga 150 cavalli nella sua versione a 10 valvole e 170 nella versione a 20 valvole, introdotta nel 2000: non un mostro di efficienza e di potenza, ma il sound inconfondibile e l'erogazione valgono la pena. Le manca GTI nel nome, ma non le manca nell'anima. 

GOLF R32, LA SUPER GOLF GTI Forse nel tentativo di riconquistare gli sportivi delusi, Volkswagen presenta, un anno prima di far uscire di produzione la Mk IV, la Golf R32, la Golf più potente (almeno fino a quel momento), con il motore VR6 benzina aspirato, il sei cilindri a V di 15 gradi da cui deriva il VR5, portato a 3.2 litri (da cui il nome) e con quattro valvole per cilindro, per 241 CV e trazione integrale. 

La Golf GTI Mk IV è stata prodotta in 164.859 esemplari

Golf GTI Mk IV 1.8 20V

  • MOTORE: 1.8 4 cilindri in linea 20 valvole (cinque per cilindro) con iniezione elettronica
  • POTENZA: 150 CV @5.700rpm, 210 Nm @1.750-4.600rpm
  • 0-100 KM/H: 8,5 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 216 km/h
  • CAMBIO: Manuale 5 rapporti
  • DIMENSIONI: 415 x 174 x 144 cm
  • PESO: 1.206 Kg

Golf GTI Mk IV 1.8 20V GTI Edition 25

  • MOTORE: 1.8 4 cilindri in linea 20 valvole (cinque per cilindro) con iniezione elettronica
  • POTENZA: 180 CV @5.500rpm, 235 Nm @1.950rpm
  • 0-100 KM/H: 7,9 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 222 km/h
  • CAMBIO: Manuale 5 rapporti
  • PESO: 1.279 Kg

GOLF GTI MK V (2004 - 2008)

Volkswagen Golf GTI Mk V 30 anni: visuale di 3/4 anteriore

QUATTRO FARI TONDI, MA CARENATI La “svista” della quarta generazione è stata rapidamente corretta in quella successiva, che ha debuttato nell’inverno del 2004. In generale, l'auto guadagna centimetri da tutte le parti, e una dotazione di serie davvero ricca, a cominciare dagli airbag per conducente e passeggero (a richiesta quelli laterali posteriori) e i doppi vetri per l'insonorizzazione dell'abitacolo. Tornano i quattro fari tondi, ora carenati insieme alle frecce e, anche in coda, le luci sono sdoppiate e carenate. Nuovo anche il telaio, sviluppato prestando particolare attenzione a handling e sportività.

TORNA IL BORDO ROSSO GTI La nuova Golf GTI si riconosce per la griglia frontale a nido d’ape dove torna finalmente la cornice rossa, minigonne nere e cerchi BBS da 17 pollici (optional da 18”). All’interno ritorna il motivo tartan della prima GTI, oltre a inserti in alluminio e un tachimetro più sportivo. Il motore della GTI Mk V è il 2.0 TFSI turbo da 200 cavalli e, per la prima volta, è disponibile il cambio a doppia frizione DSG a sei marce. Nel 2006, per festeggiare i trent'anni della sua sigla più amata, Volkwagen presenta la GTI Edition 30, che monta il medesimo 2.0 TFSI spinto però a 230 CV. La stessa potenza era riservata anche a un’altra serie speciale, la Golf GTI Pirelli dell'anno successivo, che rendeva omaggio a quella della prima generazione. Anche per la quinta serie è disponibile la Golf R32, la iper-GTI con il VR6 3.2 aspirato portato a 250 cavalli. 

La Golf GTI Mk V è stata prodotta in 181.800 esemplari

Golf GTI Mk V

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea 16 valvole turbo bialbero a iniezione diretta
  • POTENZA: 200 CV @5.100-6.000rpm, 280 Nm @1.800-5.000rpm
  • 0-100 KM/H: 7,3 secondi (6,9 con DSG)
  • VELOCITÀ MASSIMA: 235 km/h (233 km/h con DSG)
  • CAMBIO: Manuale 6 rapporti, automatico a doppia frizione DSG 6 rapporti (optional)
  • DIMENSIONI: 421 x 176 x 147 cm
  • PESO: 1.336 Kg (1.355 Kg con DSG)

Golf GTI Mk V Edition 30

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea 16 valvole bialbero a iniezione diretta
  • POTENZA: 230 CV @5.500rpm, 300 Nm @2.200-5.200rpm
  • 0-100 KM/H: 6,8 secondi (6,6 con DSG)
  • VELOCITÀ MASSIMA: 245 km/h (243 km/h con DSG)
  • CAMBIO: Manuale 6 rapporti, automatico a doppia frizione DSG 6 rapporti (optional)
  • PESO: 1.357 Kg (1.376 Kg con DSG)

Golf GTI W12 650

GOLF W12 650, IL MOSTRO DI FRANKENSTEIN A 12 CILINDRI Al raduno GTI Treffen di Wörthersee del 2007 Volkswagen si presenta con un concept - mai prodotto - basato sulla Golf GTI, chiamato W12 650. Un ''mostro'' con un body kit pieno di prese d'aria e appendici aerodinamiche che sembrava uscito dalle fantasie più torbide di un tuner arrembante. Sotto il tetto di carbonio e le prese d'aria ricavate nei montanti posteriori, la Golf GTI W12-650 nascondeva un vero e proprio mostro di Frankenstein, realizzato attingendo dal ricco catalogo delle auto prodotte dal gruppo: il motore era di derivazione Bentley, i freni anteriori erano di Audi RS4, quelli posteriori di Lamborghini Gallardo, il cambio dell'ammiraglia Phaeton. Sui cerchi in lega da 19'' erano montati pneumatici da pista, mentre le grandi bocche di ventilazione sulle fiancate e sui montanti servono a ossigenare il W12 6.0 biturbo da 650 CV e 750 Nm di coppia montato dietro ai sedili anteriori. Le prestazioni? Assolutamente all'altezza: velocità massima fissata a 325 km/h, e 0-100 km/h in 3,7 secondi.

GOLF GTI MK VI (2009 - 2012)

Volkswagen Golf GTI Mk VI: visuale di 3/4 anteriore

TUTTA NUOVA (O QUASI) La sesta generazione di Golf segna un nuovo stile per la casa tedesca, portato avanti da Walter de' Silva, responsabile del design del gruppo, aiutato da Flavio Manzoni, dal 2010 responsabile dello stile Ferrari. L'insieme è indiscutibilmente Golf, ma più equilibrato e rigoroso nelle linee, sia dentro sia fuori. Pur commercializzato come una nuova generazione, si tratta in realtà di un profondo restyling della generazione precedente, con cui condivide la piattaforma. In particolare, spiccano le nuove luci posteriori rettangolari, disponibili anche a LED, e l'alto contenuto tecnologico e di sicurezza (come l'airbag per le ginocchia del guidatore, di serie su tutte le versioni).

ARRIVA LA CABRIOLET Rispetto al modello di serie, la sesta generazione della GTI ha paraurti specifici davanti e dietro, un ampio spoiler posteriore, due scarichi cromati, cerchi da 17 pollici e due linee orizzontali che attraversano la griglia anteriore. All’interno, il volante ha l’etichetta GTI sulla razza verticale, pedaliera metallica, sedili sportivi e rivestimento in pelle del cambio con impunture rosse. Dal punto di vista meccanico, questa GTI è importante perché segna il debutto del differenziale elettronico trasversale XDS di serie. Nel 2011 la GTI festeggia il 35esimo anniversario con la Golf GTI Edition 35, spinta dal 2.0 TSI portato a 235 CV. Nel 2012, per la prima volta con la sesta serie, la Golf GTI è disponibile anche cabriolet, con tanto di bordini rossi e capote elettrica in tessuto

La Golf GTI Mk VI è stata prodotta in 199.903 esemplari

Golf GTI Mk VI

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea
  • POTENZA: 210 CV @5.300rpm, 280 Nm @1.700-5.200rpm
  • 0-100 KM/H: 6,9 secondi (invariato con DSG, 7,3 in versione cabrio)
  • VELOCITÀ MASSIMA: 240 km/h (238 con DSG, 237 in versione cabrio)
  • CAMBIO: Manuale 6 rapporti, automatico a doppia frizione DSG 6 rapporti (optional)
  • DIMENSIONI: 421 x 178 x 147 cm
  • PESO: 1318 Kg (1.339 per DSG)

Golf GTI Mk VI Edition 35

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea
  • POTENZA: 235 CV @5.500-6.300rpm, 300 Nm @2.200-5.500rpm
  • 0-100 KM/H: n.d.
  • VELOCITÀ MASSIMA: 247 km/h (246 con DSG)
  • CAMBIO: Manuale 6 rapporti, automatico a doppia frizione DSG 6 rapporti (optional)
  • PESO: 1401 Kg (1.420 per DSG)

SOLO IN ORIENTE Esiste anche una rarissima Golf GTI V50, uscita nel 2009, destinata esclusivamente al mercato di Singapore: montava una versione più potente del 2.0 benzina, capace di erogare 246 CV e 382 Nm di coppia. Abbinata solo al cambio automatico DSG a sei rapporti, la V50 copriva lo 0-100 in 5,6 secondi, e raggiungeva la velocità massima di 261 km/h.

GOLF GTI MK VII (2013 - 2020)

Volkswagen Golf GTI Mk VII: visuale di 3/4 anteriore

TORNA IL LOOK SPORTIVO  La settima generazione della media tedesca porta ancora la firma di Walter de' Silva, e riprende gli stilemi del modello precedente, con un taglio però più sportivo e slanciato. Rispetto alle versioni più tranquille, la Golf GTI ha paraurti più sportivi, una presa d’aria anteriore maggiorata, la linea rossa che attraversa la calandra frontale, due scarichi cromati, le luci posteriori a LED e cerchi in lega da 17 pollici. Le versioni GTI e GTD montano di serie lo sterzo adattivo, capace di variare lo sforzo in base alla velocità: più morbido in manovra e alle basse andature, più duro quando si aumenta la velocità. Il restyling di metà carriera del 2016 cambia leggermente i paraurti e la forma delle luci diurne.

LA GTI SI FA IN DUE La Golf GTI mk7 è inizialmente disponibile in due versioni, con il 2.0 turbo benzina da 220 CV e in variante Performance da 230 CV, con freni più potenti e differenziale autobloccante. Nel 2017, in occasione dell'aggiornamento di metà carriera, la potenza della versione ''normale'' viene portata a 230 CV, mentre la Performance passa a 245 CV.

GOLF GTI CLUBSPORT S, VOLA AL NURBURGRING All'inizio del 2016, per celebrare i 40 anni dalla nascita della prima Golf GTI debutta la Golf GTI Clubsport: il 2.0 turbo eroga 265 CV, ma con la funzione boost arriva a erogarne fino a 290 e l'aerodinamica si adatta alle prestazioni, con spoiler anteriore, minigonne, estrattore posteriore e un evidente spoiler sopra il lunotto. In occasione del GTI Treffen al Wörthersee di maggio 2016, viene presentata anche la Golf GTI Clubsport S, con due posti secchi,  tiratura limitata a 400 esemplari (una decina quelli per l'Italia) e 310 cavalli che stabilisce un nuovo record sul giro per vetture di serie a trazione anteriore sul Nordschleife del Nürburgring, con un tempo di 07:49:21. 

LA FAMIGLIA SI ALLARGA La famiglia GT si inizia ad allargare. La GTI è affiancata, come la prima serie, dalla Golf GTD con un 2.0 turbodiesel da 184 CV e 380 Nm di coppia, capace di uno 0-100 in 7,5 secondi e una velocità massima di 228 km/h (230 con DSG). Monta il differenziale elettronico XDS+ e pochissime sono le differenze estetiche con la GTI: mancano i doppi scarichi posteriori e le finiture sportive sono in color argento invece che rosse. Alla ''I'' e alla ''D'' si aggiunge, con la Golf MK VII la ''E'' della Golf GTE, la versione ibrida plug-in con un motore benzina da 150 CV affiancato a uno elettrico che, combinati, erogano 204 CV, con una coppia massima fino a 350 Nm. Lo scatto da 0 a 100 km/h è coperto in 7,6 secondi, e la velocità massima di 222 km/h. In modalità solo elettrica, può percorrere fino a 45 km.

 

Golf GTI Mk VII

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea
  • POTENZA: 220 CV @4.500-6.200rpm, 350 Nm @1.500-4.400rpm | restyling: 230 CV @4.700-6.200rpm, 350 Nm @1.500-4.600rpm
  • 0-100 KM/H: 6,5 secondi | restyling: 6,4 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 246 km/h (244 con il DSG) | restyling: 250 km/h (autolimitata)
  • CAMBIO: Manuale 6 rapporti, automatico a doppia frizione DSG 6 rapporti (optional)
  • DIMENSIONI: 426 x 180 x 150 cm
  • PESO: 1386 Kg (1406 con DSG)

Golf GTI Mk VII Performance

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea
  • POTENZA: 230 CV @4.700-6.200rpm, 350 Nm @1.500-4.600rpm | restyling: 245 CV, 370 Nm @1.600-4.300rpm
  • 0-100 KM/H: 6,4 secondi | restyling: 6,2 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 250 km/h (248 con DSG) | restyling: 250 km/h (autolimitata)
  • CAMBIO: Manuale 6 rapporti, automatico a doppia frizione DSG 6 rapporti (optional)
  • DIMENSIONI: 426 x 180 x 150 cm
  • PESO: 1382 Kg (1402 con DSG) | restyling: 1405 Kg (1425 con DSG)

Golf GTI Mk VII Clubsport

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea
  • POTENZA: 265 CV @5.350-6.600rpm (290 CV in modalità boost), 350 Nm @1.700-5.300rpm
  • 0-100 KM/H: 6,3 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 250 km/h (autolimitata)
  • CAMBIO: Manuale 6 rapporti, automatico a doppia frizione DSG 6 rapporti (optional)
  • DIMENSIONI: 426 x 180 x 148 cm
  • PESO: 1375 Kg

Golf GTI Mk VII Clubsport S

  • MOTORE: 2.0 4 cilindri in linea
  • POTENZA: 310 CV @5.800-6.500rpm, 380 Nm @1.700-5.300rpm
  • 0-100 KM/H: 5,8 secondi
  • VELOCITÀ MASSIMA: 265 km/h
  • CAMBIO: Manuale 6 rapporti
  • DIMENSIONI: 426 x 180 x 148 cm
  • PESO: 1360 Kg

GOLF GTI TCR, SENZA COMPROMESSI L'ultima GTI prodotta prima del nuovo modello e ancora in commercio è la Golf GTI TCR, con un 2.0 TSI da 290 CV e 380 Nm di coppia, con uno scatto 0-100 km/h in 5,6 secondi e una velocità massima che arriva a 260 km/h, complice anche la rimozione del limitatore elettronico di velocità.

GOLF GTI MK VIII  (2020 - )

Nuova VW Golf GTI 2020: motore turbo da 245 CV

Per quest’ultimo modello Volkswagen presenta contemporaneamente le tre Golf che declinano il paradigma “Grand Tourer” secondo le tecnologie moderne, già accennato conla serie precedente: già al lancio, infatti, accanto alla GTI a benzina ci sono infatti la GTD turbodiesel e la GTE ibrida plug-in. Ne parliamo più diffusamente in questo video.

Volkswagen Golf GTE: visuale laterale

LUCE ROSSA (ARGENTO E BLU) Esteticamente sono tutte molto simili, con paraurti più aggressivo rispetto alle Golf normali, una presa d’aria a nido d’ape che integra i fendinebbia a LED con motivo racing. Il famoso profilo rosso sulla calandra ora è illuminato, è una linea a LED di colore diverso a seconda del motore: rossa per la GTI, blu per la GTE e argento per la GTD. Completano l’allestimento le minigonne nere e le pinze dei freni rosse. All’interno, i colori delle finiture riprendono quelli delle diverse versioni, con sedili sportivi avvolgenti con poggiatesta integrato e rivestimenti nello storico motivo a quadri scozzese.

Golf GTI Mk VIII (dati dichiarati)

  • MOTORE: 2.0 quattro cilindri in linea turbo benzina
  • POTENZA: 245 CV, 370 Nm
  • CAMBIO: manuale a 6 rapporti (DSG doppia frizione a sette rapporti optional)

Golf GTD Mk VIII (dati dichiarati)

  • MOTORE: 2.0 quattro cilindri in linea
  • POTENZA: 200 CV, 400 Nm
  • CAMBIO: DSG doppia frizione a sette rapporti

Golf GTE Mk VIII (dati dichiarati)

  • MOTORE: 1.4 quattro cilindri turbo a benzina da accoppiato a un elettrico da 115 CV
  • POTENZA: motore termico 150 CV, motore elettrico 115 CV, combinata 245 CV
  • BATTERIA: Ioni di litio da 13 kWh
  • AUTONOMIA IN ELETTRICO: 60 km
  • VELOCITÀ MASSIMA IN ELETTRICO: 130 km/h
  • CAMBIO: DSG doppia frizione a sei rapporti

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