Autore:
M. A. Corniche

TRENT'ANNI Dal legno al carbonio, dal motore rubato alla falciatrice all’idrogeno, dal tornio alla stampa 3D, dal cronometro alla telemetria. Da trent’anni Shell cerca soluzioni per limitare l’uso di carburanti e combustibili, per renderne l’uso sempre più efficiente. Lo fa mettendo alla prova team di studenti che si sfidano ogni anno alla Shell Eco-Marathon.

STORIA LUNGA In realtà le origini della Shell Eco-marathon sono più lontane, nello spazio e nel tempo, risalendo al 1939 come sfida tra scienziati negli Stati Uniti. In Europa, a partire dalle prime edizioni francesi, la Shell Eco-marathon è diventata un evento che coinvolge tutta l’Europa e a Rotterdam, alla trentesima edizione, i team iscritti sono 224, di cui otto italiani. Da un circuito privato la Shell Eco-Marathon si è spostata su un circuito cittadino e si è trasformata in un evento aperto al pubblico che coinvolge la città che lo ospita.

NON SOLO GARA E non c’è soltanto la gara, per tutti e soprattutto per la gioia dei piccoli scienziati, c’è anche Shell Energy Lab, una mostra per insegnare ai bambini e, perché no, a qualche adulto, che cos’è l’energia e il suo valore, con uno sguardo sul futuro e sulla mobilità. Esplorare, fare e imparare è lo slogan, tra mostre e decine di installazioni, di mini esperimenti, di occasioni di gioco splendidamente organizzati e raccolti come mai finora mi era capitato di visitare. C’è anche una Mini Shell Eco-marathon, piccoli modelli elettrici alimentati ad acqua e sale costruiti dai piccoli per sfidarsi su una grande pista. Per i più grandi, invece, c’è anche Shell Powering Progress Together, un forum di incontro per dare vita a nuovi progetti di collaborazione e offrire nuove opportunità per far crescere nuovi scienziati e nuovi tecnici.

SICUREZZA PRIMA DI TUTTO La macchina di Shell Eco-marathon è una macchina ormai ben rodata che cambia sede ogni tre anni per sfruttare al meglio il lavoro di organizzazione e di rodaggio. Questo è l’ultimo anno di Rotterdam, il prossimo anno sarà la volta di Londra. Una macchina che gira a meraviglia e una organizzazione che non lascia spazio al dilettantismo. A partire dalle verifiche sui veicoli, minuziose e attente, che, oltre a rendere inappellabile la classifica, si preoccupano che un'occasione di crescita degli studenti (e anche di divertimento) stia lontana da rischi e pericoli. Così alle verifiche sul peso, di veicolo e pilota, del sistema di alimentazione e delle dimensioni, si affiancano verifiche altrettanto scrupolose su cinture, visibilità e freni.

CARBURANTI PER TUTTI I GUSTI I veicoli possono essere spinti da differenti carburanti e combustibili: benzina, gasolio, etanolo, GTL, GNG, idrogeno ed energia elettrica. Le categorie sono due: Prototype, microsiluri cuciti addosso al pilota, e Urban Concept, microvetture più vicine ad auto vere. Il circuito è lungo 1.626 metri e i partecipanti devono percorrere dieci giri in un tempo massimo di 39 minuti per una velocità media di 25 km/h. Le Urban Concept devono effettuare uno Stop&Go a ogni giro, per simulare le condizioni di traffico cittadino. Tra i Prototype la benzina va per la maggiore, scelta da 59 team su 153, seguita da elettrico (51) e idrogeno (29). Le Urban Concept sono soprattutto elettriche (27 su 71) e alimentate a idrogeno (18).

FORMATIVA Ai box c’è grande fermento. Sono ragazzi, studenti universitari o di istituti tecnici, ma si muovono come professionisti. Quando sono nei box o quando trasferiscono il box nella coda per entrare in pista. Ogni momento è buono per l’ultima saldatura, per stampare in 3D l’ultimo dettaglio o per l’ultima messa a punto. Uno degli otto team italiani, quello del Politecnico di Torino, è composto da una trentina di studenti su tre progetti e ogni team ha una struttura aziendale, con ruoli e competenze ben definite. Una esperienza formativa formidabile ed è questo probabilmente il valore che gli studi, gli esperimenti e le prove che stanno dietro a ogni veicolo della Sheel Eco-marathon si trasferisce nella realtà, nelle auto di tutti i giorni. Non tanto un dettaglio o una soluzione tecnica, quanto un bagaglio di esperienza che non sempre uno studente può sviluppare anche dopo aver terminato gli studi.

2.386 KM/LITRO Dal Polito, il Politecnico di Torino, esce uno dei concept più vicini alla realtà. Una microcar, la Xam, che, con la sua carrozzeria elegante (ha vinto il Design Award alla sua prima Shell Eco-marathon nel 2011) realizzata in fibra di carbonio e non in fibra di lino come la Urban Concept che corre a Rotterdam, con un sistema extended range a etanolo invece che ibrido, ha già ottenuto la omologazione come quadriciclo pesante e spera di diventare una piccola ed ecologica microcar per flotte di car sharing. Il Politecnico di Torino ha il record di percorrenza tra i team italiani nella categoria Prototype, termico con 2.386 km/litro ed elettrico con 1.108 km/kWh, mentre il record tra le Urban Concept va all’Istituto Tecnico Luigi Bucci di Faenza, con 264 km/litro, a cui spetta però anche il record di partecipazioni, con la Shell Eco-marathon 2015 come diciannovesima edizione.

FUORI I SECONDI Inizia la gara e prima di partire i team fanno il pieno. Basta un’ampolla da 30 ml per chi usa carburante, o l’equivalente di otto batterie stilo per i veicoli elettrici. Nel 1985, i prototipi alla linea di partenza avevano telai in legno e ferro, ora sono fibra di carbonio e materiali alternativi a farla da padrone con Prototype che arrivano a pesare 25 chilogrammi e Urban Concept da 50 chilogrammi. I motori a scoppio sono in genere derivati da motori rubati a falciatrici o a scooter, riveduti e corretti per limitare gli attriti al massimo e portarne al massimo la efficienza. Per le gomme, Michelin è il partner che ha sviluppato pneumatici ad elevata scorrevolezza.

LA PROVO! Tra i quattro tentativi che i team hanno a disposizione per tentare il record, distribuiti in varie manche delle due categorie, ho la possibilità di infilarmi in un Prototype di cinque anni fa. Poca elettronica e tanta aerodinamica. È un po’ come infilarsi in una supposta. Le mie sneakers non ci stanno e devo indossare scarpette cinesi per infilare i piedi in punta sfruttando ogni centimetro e, anche così, ci sto appena. Lo noterete dalla gallery, la maggior parte dei piloti sono donne, ragazze minute minute scelte per risparmiare sul peso. Io ci sto appena. Quando mi chiudono addosso la capote, la carrozzeria si appoggia sul casco e mi preme la testa verso il basso. Non soffro di claustrofobia ma lo spazio è così limitato che mi manca l’aria e ho la tentazione di fare un cenno per farmi liberare da questa trappola. Un attimo e passa, premo sulla leva a sinistra che serve da acceleratore, anche questa rubata a un decespugliatore, credo. Quattro scoppi alle mie spalle e parto, lo sterzo non è facile e preciso e sento ogni sassolino sento sulla schiena.

ONE SHOT Solo un giro, troppo poco per capire come funziona il mezzo e com’è la pista. Scopro dopo che alcuni veicoli non hanno nemmeno l’acceleratore, soltanto un pulsante per accendere e spegnere il motore. La strategia è quella di dare un grande accelerata e poi veleggiare il più possibile. I team hanno calcolato il punto esatto del circuito in cui spegnere e accendere il motore e su 39 minuti il motore gira in media soltanto per circa cinque. Pur guidando davvero male con la mia supposta gialla riesco a percorrere l’equivalente di 65 km/litro.

VINCE IL CNG Non male se penso che il miglior risultato della Shell Eco-marathon 2015 nella classe Prototype è stato raggiunto dal plurivittorioso team Microjoule-La Joliverie che ha percorso virtualmente 2.551,8 chilometri con l’equivalente di un litro di CNG. La benzina segue a ruota con i 2.308,3 km/litro del team TED Airbus Helicopters mentre il gasolio si ferma ai 1.323,1 km/l del team IUT GMP Valenciennes. Anche le Urban Concept, malgrado le loro dimensioni da microcar e, per alcune, la presenza del sedile del passeggero, si difendono bene. Il team danese DTU Roadrunners ha raggiunto la soglia di 665 chilometri con un litro di carburante alternativo (etanolo e GTL) seguito dal team francese Lycee Louis Delage con 517,7 chilometri con un litro di benzina.

L'ITALIA C'E' Degli otto team italiani i migliori risultati sono stati raggiunti dall’istituto veterano della Shell Eco-marathon, l’ITIP Luigi Bucci di Faenza alla sua diciannovesima edizione: terzo posto sia per la Urban Concept Fabi-Sparkless (228 Km/l con alternative fuel) sia con il Prototipo +39 edi (593 Km/l a gasolio).

DA LONDRA A MOSCA Trent’anni di esperienze, nuovi materiali, aerodinamiche sempre più sofisticate, nuove fonti di energia e l’avvento massiccio dell’elettronica hanno decisamente migliorato l’efficienza: se nel 1986 con un litro di carburante da Rotterdam si poteva raggiungere Londra, oggi, 30 anni dopo, si arriva fino a Mosca.


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