ESEMPLARE UNICO Dopo la bellissima Huracán STO presentata un mesetto fa, a Sant’Agata Bolognese hanno ancora voglia di correre e di farci sognare, e lo fanno con questa SC20, esemplare unico di open-top da pista omologata per l’uso stradale, progettata dal dipartimento Motorsport e disegnata dal Centro Stile Lamborghini.

COME LEI, NESSUNA La SC20 arriva due anni dopo la SC18, e nasce con l’obiettivo di realizzare una vettura unica, estrema tanto nel design quanto nelle prestazioni, con uno stile ispirato da alcune delle più iconiche Lamborghini di sempre, dalla Diablo VT alla Aventador, passando per la Veneno e la Concept S. La carrozzeria è in fibra di carbonio lisciata a mano, sulla quale spicca un enorme splitter anteriore incorniciato da due pinne e grandi prese d’aria sul cofano (che richiamano quelle della Huracán GT3 Evo). Al posteriore troviamo una grande ala in carbonio regolabile su tre posizioni di carico.

INARRESTABILE Il V12 da 6.498 cc eroga la bellezza di 770 CV a 8.500 giri, con una coppia massima di 720 Nm a 6.750 giri, gestiti dal cambio ottimizzato a sette velocità ISR (Independent Shifting Rod). La potenza è scaricata a terra dalla trazione integrale con differenziale centrale elettronico, mentre gli pneumatici sono Pirelli PZero Corsa montati su cerchi monodado in alluminio da 20 pollici all’anteriore e 21 al posteriore.

CARBONIO OVUNQUE Numerosi i dettagli che rendono unica quest’auto, a cominciare dalla carrozzeria su base Bianco Fu, creato apposta per il facoltoso cliente che si metterà la SC20 nel garage, con i dettagli in Blu Cepheus. Lo stesso colore torna anche in abitacolo, dove si alterna al Nero Cosmus e al Bianco Leda. Tra i sedili domina ovviamente il carbonio a vista, utilizzato (oltre che per la monoscocca) anche per cupolino, parafiamma, pannelli porta, tunnel centrale e dettagli del volante. Sempre in carbonio anche i gusci dei sedili, rivestiti in Alcantara e pelle.
Videogiocatore da che ne ha memoria (e da quando ha messo gli occhi e le mani su un Commodore 64, in un'epoca ormai troppo lontana), appassionato di tutto ciò che ha almeno quattro ruote, ha appeso al muro la laurea in Ingegneria Informatica conseguita al Politecnico di Milano per dedicarsi alle sue passioni. Innamorato follemente di sua moglie, della sua bellezza ma anche della sua infinita pazienza, Claudio ammette di avere un debole anche per le due figlie. E per i due gatti che gli colonizzano la casa, tra un joystick e una consolle.


















