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Citroën C-AirPlay


Avatar Redazionale , il 04/12/05

15 anni fa - Petit Pluriel o C1 Cabrio?

Petit Pluriel o C1 Cabrio? La Casa francese lascia le cose nel vago e presenta al Motor Show il prototipo di una futuristica, ma non troppo, city car per giovani. Il dubbio riguarda la produzione. Che potrebbe avvenire quanto prima.

MISTERI DI PARIGI E' più piccola di una C1, ma la base è della C2. Di cosa si tratta quindi? A quale modello darà origine? Mistero per ora. La C-AirPlay, novità dell'ultima ora appena presentata al Motor Show di Bologna, viene proposta come esercizio di stile e basta. Visto però che di una concept non si butta via nulla e prima o poi qualcosa si utilizza nella produzione di serie, qualche parte di questa originalissima city car è certo che la vedremo di nuovo.

ENGLISH NAME Il nome, stranamente in inglese, dice tutto: C-AirPlay, dove C sta per Concept, Air per contatto con la natura e Play per gioco, simpatia, gioventù. Una vettura all'occorrenza scoperchiabile, con un design fresco e originale destinato a far brecia tra i giovani. Più una petit Pluriel in versione "targa" che una coupé-cabrio. A Parigi, nel quartier generale Citroën, sembrano decisi a metterla in cantiere davvero. La nicchia da coprire è appunto quella che sta tra la C1 e la C2, dove sembra ci sia ancora molto spazio per una vettura aperta con una forte personalità.

E COSI' SIA Sarà quindi la linea la prima parte della C-AirPlay ad essere utilizzata a fini produttivi. Se il naso ci aiuta, la versione di serie non dovrebbe discostare più di tanto da questa concept. Magari senza qualche eccesso attuale, come quei due biscotti laterali trasparenti, che poi servono per far percepire meglio il senso della velocità a chi sta seduto davanti. Il muso tondo con i due occhioni luminosi e le tre bocche d'aria più in basso, compresi i due baffoni di plastica che dovrebbero fungere da paraurti, sono invece più realistici, anche perché è forte il riferimento alla C1.

SENZA TETTO Il parabrezza molto ampio e curvo ricorda più da vicino quello della C3 Pluriel. Con la differenza che il tetto (trasparente) non si apre completamente, ma si asporta parzialmente (a mano) e si ricovera in un apposito spazio. Si infila infatti in una fessura ricavata al posto del bagagliaio, lasciando fissa la parte posteriore ad esclusione del lunotto che, a scelta, può seguire la stessa sorte del tettuccio e scomparire nel medesimo botolo. Niente pesanti archi da togliere senza sapere dove depositarli quindi, e niente complicazioni eccessive nei meccanismi di apertura e chiusura del tetto come avviene con la Pluriel, ma tanta semplicità e praticità.

MINI CABRIO Il tutto tondo prosegue nella parte posteriore, con la coda che segue la stessa inclinazione del lunotto fino a unirsi al paraurti, dove spiccano per originalità e dimensioni due bei gruppi ottici e le spalle robuste dei parafanghi posteriori. Tutto questo in un'auto lunga solo 3,30 metri (13 cm in meno di una C1) larga 1,68 (2 cm più di una C2) e alta solo 1,39 metri, ben 8 cm meno di una C1.

DUE PIU' DUE Dentro non ci si sta in quattro come nella più piccola delle Citroën ma in due adulti più, eventualmente, due pupi in età da asilo. Vuoi perché lo spazio all'interno è ridotto, vuoi perché i due sedili previsti non sono altro che due seggiolini per bambini. Se i bambini non ci sono ancora lo spazio si utilizza come bagagliaio.

TUTTA DA TOCCARE Più difficile invece che vengano utilizzate a breve anche le parti all'interno, dove la fantasia dei designer francesi si è scatenata senza limiti. L'ampio uso di materiali innovativi (per esempio il silicone), di colori solari e design sferico sono il comun denominatore di tutto. Compresi comandi e strumentazione concentrati attorno al volante, oltre che in una zona tattile (o interfaccia sensoriale come dicono in Citroën) ricavata al centro del sedile anteriore. Qui sono concentrati i pulsanti per la selezione delle funzioni del cambio automatico (il cambio Sensodrive con le palette al volante), degli alzacristalli elettrici e della regolazione dei retrovisori.


Pubblicato da Gilberto Milano, 04/12/2005
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