Salone di Parigi 2018
Suzuki Jimny 2018: la prova su strada e in offroad

Suzuki Jimny 2018: la
prova su strada e in offroad

La nuova generazione del suzukino, che si rinnova dopo vent'anni a Parigi 2018. Arriva nelle concessionarie a 22.500 euro

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Autore:
Luca Cereda

UN SECOLO FA Ci sono auto che cambiano anche quattro volte nei vent'anni serviti alla Jimny per un solo salto di generazione, quello tra la terza (1998) e la quarta, presentata oggi. Se pensate, però, che il suzukino del 21esimo secolo abbia voluto colmare il gap temporale e tecnologico a tutti i costi, col rischio di imborghesirsi, vi sbagliate di grosso.

VINTAGE La Suzuki Jimny 2018 è tutta nuova, ma è sempre la stessa. Fedele a soluzioni tecniche d'antan – come il telaio a longheroni, le sospensioni a ponte rigido, il motore aspirato, la trazione integrale con marce ridotte – affezionata a un look rétro, eppure capace di aprirsi alla modernità: parlo di connettività, di un infotainment digitale, di personalizzazioni e ovviamente degli aiuti elettronici alla guida.

BOXY Molta della fortuna di questa nuova Jimny, tuttavia, dipenderà dallo stile. A mio avviso molto azzeccato. Squadrato, come un fuoristrada dev'essere, tanto da far sembrare la Jimny, da lontano, una piccola Classe G; sfrontato, con tinte di carrozzeria come il giallo-verde vipera (optional) abbinate al tetto a contrasto; e allo stesso tempo tradizionale, con griglia e fari tondi, convertiti alla tecnologia LED, che richiamano il vecchio modello. Insomma, si fa notare e fa simpatia.

DIMENSIONI Anche per via dei plasticoni neri che sorvolano le ruote, questa piccola Suzuki sembra più grande che in passato. Lo è fino a un certo punto: quest'ultima Jimny aggiunge 4,5 cm di girovita (1 metro e 65), altri due in altezza, ma è più corta di 5 cm pieni (arriva a 3 metri e 65 con la ruota di scorta). Resta risicato, dunque, lo spazio interno, che obbliga a scegliere: avere due ospiti a bordo oppure un bagagliaio vero. Con i quattro sedili in posizione, infatti, avanza giusto lo spazio per un borsone (85 litri), mentre ripiegando gli schienali gli ultimi due si ottiene un onesto vano da 377 litri (+53 sulla scorsa generazione). Con un piano di carico piattissimo e facilmente lavabile.

INTERNI All'interno è ancora spartana, la Jimny: dall'aria più robusta che cheap, però. Le plastiche sono dure da toccare, ma non povere. Mi piace la nuova strumentazione: più caratterizzata rispetto a quella del vecchio modello, ma sempre per lo più analogica, al netto del piccolo TFT centrale. Anche la plancia mantiene uno stile rétro, e sfoggia un maniglione tipicamente offroad. L'unica concessione alla tecnologia resta il touch screen da 7 pollici dell'infotainment, identico a quello di tutte le altre Suzuki: semplice da usare malgrado il software del navigatore un po' lento. Per la navigazione ci si può anche affidare al proprio cellulare: il sistema è compatibile sia con Android Auto sia con Apple CarPlay sia con Mirrorlink, perciò può replicare alcune app del vostro smartphone sullo schermo.

MOTORE E CAMBIO Sotto il cofano batte un 1.5 aspirato da 102 cavalli e 130 Nm, leggermente più prestazionale del vecchio milletre. Non è certo il motore più moderno e tecnologico del bouquet Suzuki, ma è pensato per garantire a ffidabilità e, alla lunga, scongiurare rischi di manutenzione straordinaria. Di serie si sposa a un cambio manuale a 5 marce. Esiste anche un'opzione automatica, un convertitore di coppia da soli quattro rapporti che arriverà in Italia a gennaio. Niente diesel, invece: questo benzina rimarrà l'unica scelta in attesa di una versione ibrida.

TRASFORMISTA Con sole due ruote motrici la nuova Jimny viaggia sempre a trazione posteriore. La trazione integrale, come prima, è inseribile manualmente: possiamo ingaggiare l'avantreno anche in marcia, fino a una velocità di 100 km/h. Per l'offroad sopravvivono le marce ridotte e si aggiungono due aiuti elettronici che la vecchia Jimny non aveva: l'Hill Hold e il regolatore di velocità in discesa. Manca un differenziale autobloccante: ci pensa allora il controllo di trazione, sfruttando i freni, a fermare le ruote che slittano per dare più coppia a quelle in presa per recuperare trazione.

ADAS Nemmeno il suzukino ha pototo sfuggire alle avances della guida assistita. Di serie può contare sul mantenitore di corsia, sul monitoraggio del colpo di sonno, sugli abbaglianti automatici, sulla frenata di emergenza con riconoscimento del pedone e - per prima tra le Suzuki - sul riconoscimento automatico dei segnali stradali. Tutto questo fa bene alla sicurezza, anche se i test Euroncap le hanno assegnato solamente tre stelle (clicca qui per vedere i risultati nel dettaglio).

PREZZO Venduti in un amen i primi 20 esemplari, quelli della serie speciale Sakigake proposti a un prezzo di 21.950 euro, la Jimny 2018 arriverà nelle concessionarie nel mese di ottobre. Un solo allestimento, prezzato a 22.500 euro, senza sconti né campagne promozionali. Di serie ha tutto quello che può offrire la Jimny: dai LED all'infotainment da 7 pollici, dal clima automatico al navigatore, dal cruise control ai sedili riscaldati, tutti gli ADAS, il regolatore della velocità in discesa e molto altro ancora. Da pagare extra rimangono solo la carrozzeria bicolor (Giallo Kinetic, Blu Fiji e Avorio Kenya con tetto nero), che costa 400 euro, e eventualmente il cambio automatico (+1500 euro).  

ALTRA PASTA Dimenticatevi tutti i SUV cittadini che oggi vanno per la maggiore. La Jimny è un'altra cosa, chi la conosce lo sa bene, chi non l'ha mai provata, no. Ha delle capacità che la maggior parte dei SUV compatti generalisti non ha, ma guidarla richiede un minimo di adattamento a un progetto tecnico pensato più per lo sterrato che per l'asfalto.

LO STERZO I cambi di direzione improvvisi, ad esempio, non sono il suo forte, per via di uno sterzo dalla risposta un po' vaga una certa inerzia nel riallinearsi. E' piuttosto demoltiplicato, tarato sulle esigenze del fuoristrada. Non che manchi il controllo, sia chiaro, ma uno sterzo diretto è altra cosa.

LA INFILI OVUNQUE Nel traffico la Suzuki Jimny è un mezzo agile, offre tanta visibilità sulla strada e si può parcheggiare ovunque, sia per le dimensioni compatte sia per l'altezza da terra, utile nei parcheggi creativi. Non ci sono però sensori né la telecamera di parcheggio a aiutarvi. Ma non servono, perché grazie ai grossi specchi e alle ampie vetrature la vissibilità è tanta anche in manovra.

COPPIA POCA Rimanendo su strada, migliora un pochino il comfort. Sia nella taratura degli ammortizzatori sia nell'isolamento dai rumori esterni dell'abitacolo del suzukino. Accelerando filtrano rumori e vibrazioni dal motore, che, per ora, è una scelta obbligata: 1.5 benzina aspirato da 102 cavalli e 130 Nm di coppia che arrivano, tutti insieme, solo a 4.000 giri. Un po' più di muscolo in basso non guasterebbe, sinceramente, mentre i 102 cavalli sembrano bastare per muovere 1165 chili in ordine di marcia di fuoristrada, che predilige la regolarità alla brillantezza.

INTEGRALE INSERIBILE Se cercate un cambio morbido, dagli innesti che sembrano insaponati, avete sbagliato auto. Il manuale a 5 marce della Jimny (unica opzione in attesa dell'automatico, disponibile non prima di gennaio) regala sensazioni d'altri tempi, con quella leva bislunga e il suo feedback meccanico. La trazione integrale è inseribile manualmente, anche in marcia, altrimenti si viaggia a trazione posteriore. Per farlo non c'è più il comando elettrico ma una apposita leva nel tunnel centrale: vecchia scuola.

RIDOTTE O NO? La trazione integrale della Jimny è di per sé sufficiente per affrontare buona parte di un percorso in offroad impegnativo come quello di questa prova in Sardegna, che si snoda tra i sentieri dietro il Golfo di Arzachena fino al tracciato della prova speciale San Giacomo, passando per le pendici del Monte Pinu, dove si annidano i passaggi più critici. I lavoro di fino del controllo di trazione non fa rimpiangere l'assenza di un autobloccante, ma dossi e pendenze si fanno più duri e si avanza con un filo di gas, i rapporti di trasmissione più corti delle marce ridotte diventano decisivi per avere sempre la coppia necessaria a cavarsela. Nelle discese più ripide, poi, si può contare sul regolatore di velocità, che è di serie.

PIU' ALTA (DA TERRA) Anche quando cammina sulle rocce la Jimny non sbaglia un passo. La favoriscono le sue quote, ovvero angoli d'attacco e di uscita generosi, rispettivamente di 37 e 49 gradi, mentre l'angolo di dosso (cresciuto) è di 28 gradi. Per non parlare della luce a terra, aumentata di due centimetri, arrivando a quota 21.

LE SCARPE Per l'offroad più duro varrebbe la pena di puntare su gomme più scolpite e più specialistiche delle delle Bridgestone Dueler 195/80 15 di serie, che comunque hanno tenuto botta nella prova. Il pacchetto di serie del suzukino resta notevole, ancor più ora che alle prestazioni, già note da tempo, aggiunge tanto stile e un pizzico di tecnologia. 


TAGS: suzuki jimny suzuki suzuki jimny 2018

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