Prova

Seat Altea 2.0Tdi DSG


Avatar Redazionale , il 14/11/04

16 anni fa - Per amore o... per sport

Con il cambio robotizzato DSG la monovolume spagnola conferma di soffrire di un marcato strabismo di Venere. Da una parte strizza l'occhio a chi cerca versatilità, dall'altra ammica a chi ama la guida sportiva...

Benvenuto nello Speciale PREMI: L'AUTO PIÙ BELLA DEL MONDO, composto da 12 articoli. Seleziona gli articoli di tuo interesse cliccando il sommario PREMI: L'AUTO PIÙ BELLA DEL MONDO qui sopra, oppure scorri a fondo pagina la panoramica illustrata dell'intero speciale!


DOPPIA PERSONALITA' Sportiva da famiglia o monovolume da sparo? E' una questione di sfaccettature quella che ruota attorno alla duplice personalità della Altea. La poliedrica spagnola d'altro canto è stata pensata proprio così, per tenere il piede in due scarpe. In bilico tra queste definizioni, tenta di rastrellare clienti tra brillanti genitori tutti casa e paddock e gli amanti della guida sportiva con la vocazione per la famiglia. E che la Altea sia credibile in entrambi i ruoli, in fondo, non si scopre certo adesso. Lo si era capito all'epoca del primo contatto e lo conferma anche l'ultima versione che ha completato la gamma, la 2.0 TDI con cambio robotizzato DSG, offerta solo in allestimento Stylance a 24.500 euro (di cui 1.400 imputabili al cambio stesso).

SEGRETO NASCOSTO

Scritte a parte, riconoscere a prima vista la DSG dalle altre Altea è un'impresa impossibile anche per il più abile investigatore, anche se munito della classica lente d'ingrandimento d'ordinanza. Giusto una sbirciatina sul tunnel centrale può svelare il mistero, complice una leva del cambio che ricorda nella forma le manette di comando in uso su barche e aerei.


ALLA GIAPPONESE

La carrozzeria ripropone in copia carbone quanto già visto, con il muso caratterizzato da un'ampia V che scende dai montanti del parabrezza (in cui sono celati i tergicristalli) fino a fagocitare la mascherina trapezoidale con lo stemma di famiglia. La parte bassa è molto movimentata, con il paraurti squarciato da grandi prese d'aria grigliate a nido d'ape. I fari hanno un taglio orientaleggiante, a mandorla, e dalle loro estremità partono nervature arcuate che solcano la fiancata in obliquo.

SU SOLIDE BASI

Se il frontale è personale, la coda non è certo da meno. Ai suoi lati fanno capolino faretti piccoli e molto suggestivi una volta illuminati, che interrompono appena un monopolio di lamiere ricurve. Complice anche il notevole sviluppo verticale, da dietro l'Altea ha dunque un'aria ben tornita, che la fa sembrare saldamente piantata per terra.

SI SCENDE

Filante e muscolosa al tempo stesso, questa Seat esce dunque dal coro delle monovolume più tradizionali, per svolgere il tema a modo suo. Una scelta, questa, che appare evidente anche nell'abitacolo, a partire dal posto di guida. Al contrario di quanto accade su molte rivali, qui il piano di seduta è tutt'altro che rialzato e al volante è impossibile avere la sensazione di fare, come altrove, il giudice arbitro in una partita di tennis.


MEGLIO IN QUATTRO

I sedili anteriori hanno i bordi ben pronunciati ma anche il divano posteriore è profilato e scongiura l'effetto "panchina dei giardinetti". Le imbottiture sono marcate e individuano chiaramente due posti latarali comodi più uno strapuntino centrale per cui la locuzione "di fortuna" suona come un complimento. La plancia è massiccia, con una consolle corta e tozza che raggruppa in posizione comoda tutti i comandi, ma è rivestita di plastica un po' croccante. La strumentazione è concentrata in tre indicatori circolari, manco a dirlo di stampo piuttosto corsaiolo.

PRIM'ATTORE

Basta fare qualche metro su strada e il cambio reclama la scena tutta per sé, giocando un ruolo da assoluto protagonista. Il DSG, già recentemente provato sulla versione GTI della sorellastra Golf (che con l'Altea condivide il pianale), mostra un ottimo affiatamento anche con il motore TDI da due litri. Questo cambio robotizzato, definito a doppia frizione ma che sarebbe più giusto considerare composto da due semicambi (uno per le marce dispari e uno per quelle pari), si fa apprezzare soprattutto per la rapidità delle cambiate, totalmente prive di tempi morti.


GIOCO DI SQUADRA

Grazie al lavoro in parallelo delle due frizioni e dei due semicambi, in pratica, è come se l'innesto di una marcia fosse contemporaneo al disinnesto dell'altra precedentemente inserita. Ciò consente di tenere la trasmissione sempre in presa e di assicurare una spinta costante. Per trovare una conferma delle buone sensazioni ricavate basta dare uno sguardo al cronometro nelle prove di accelerazione. Lo 0-100 viene liquidato in 9,8 secondi, un decimo in meno di quanto fatto segnare dalla versione manuale e senza alcun impegno o alchimia particolari. Basta pestare giù decisi sull'acceleratore e, volendo, a staccare il tempone pensa la centralina elettronica che cambia da sola i rapporti quando il regime si fa troppo elevato. In barba ai maghi della frizione e della sbracciata rapida.

QUASI PERFETTO

Questi, però, sono discorsi che per i più hanno un peso marginale. Nella guida quotidiana fa sicuramente più piacere sapere che i consumi restano sostanzialmente immutati oppure scoprire che, ai regimi intermedi, in modalità sequenziale, le cambiate sanno essere anche dolci, quasi inavvertibili. Quanto poi alla funzione automatica, non ha praticamente nulla da invidiare agli automatici veri, mentre il programma Sport è un gadget di cui difficilmente si sente la necessità.


PASSIONE SFRENATA

Una DSG tutto rose e fiori, allora? Sostanzialmente sì, anche se sarebbe forse stato lecito aspettarsi un pochino più di freno motore in rilascio. Non è invece da escludere che in futuro diventino disponibili le levette per selezionare le marce al volante, mentre oggi si deve agire per forza sulla leva centrale quando si opera in modalità sequenziale.

TROPPA GRAZIA

Nessuna sorpresa, invece, dall'eccellente motore TDI, che, con i suoi 140 CV e i 320 Nm di coppia erogati stabilmente tra i 1.750 e i 2.500 giri, risulta addirittura a volte fin troppo vigoroso. Non sono poi così rari i casi in cui l'elettronica deve intervenire a mordere il freno (metafora più che mai calzante) per evitare lunghi e poco salutari pattinamenti delle ruote motrici. Il telaio non fa comunque grande fatica a tenere a bada questa esuberanza e assicura una buona precisione di guida, sia nelle curve lente, sia ad andatura più sostenuta, con l' Altea che fila dritta come un treno anche quando si dà fondo a tutte le risorse del TDI e si viaggia oltre i 200 indicati.
Pubblicato da Paolo Sardi, 14/11/2004
Gallery
PREMI: L'auto più bella del mondo
Logo MotorBox