Autore:
Emanuele Colombo

OBIETTIVO POLO Quattro metri e quattro centimetri di lunghezza; un bagagliaio che va da 326 a 1.024 litri di capacità; un motore a tre cilindri da un litro di cilindrata per 100 cavalli di potenza e un aspetto che ricorda le linee di una tedesca dal nome... molto rinfrescante: quale sia il bersaglio della Hyundai i20 1.0 T-GDI Prime TCT è molto chiaro. Centra l'obiettivo? Vi racconto la mia prova su strada.

COSTRUZIONE LEGGERA Il colpo d'occhio non è male: belle proporzioni e linee pulite evocano il rigore della rivale tedesca senza scadere nel “già visto”. Anche se la mia Prime non adotta la soluzione bicolore della carrozzeria, oggi molto di moda, il montante C a contrasto le dà un tocco di originalità. Apro la portiera ed è immediata la sensazione di leggerezza. Qui, evidentemente, si è cercato di limare i pesi a vantaggio dei consumi.

CONNETTIVITÀ Gli interni sono razionali. C'è quello che ti aspetti da una compatta moderna, con tanto di display touch da 7 pollici a centro plancia, che comanda un sistema di infotainment completo nelle funzioni. Ci sono il navigatore e il vivavoce, così come la compatibilità con Apple Carplay e Android auto. Collego immediatamente via cavo il mio smartphone Nexus 5X, ma ho una brutta sorpresa: il sistema non lo accetta. Che fare?

DANNATO CAVETTO Provo e riprovo, cambio telefono pensando a un problema di compatibilità con la mia vecchia versione di Android, ma la questione si ripresenta anche con modelli recentissimi. Alla fine scopro che l'infotainment della Hyundai i20 funziona benissimo con Android, ma è schizzinoso in fatto di cavetti USB: dei tre che mi sono procurato per il test, solo un vecchio cavo micro USB di marca Nokia (!) con adattatore per la mia presa “tipo C” funge allo scopo.

L'ASSETTO SORPRENDE Chiudo la portiera, notando un piccolo scricchiolio dal pannello quando tiro la maniglia, e parto. Scricchiolio a parte, tutti gli altri montaggi sono ben realizzati. Personalmente sceglierei altri colori per gli interni, visto che il look total black dell'esemplare in prova rende l'ambiente molto austero. Al volante noto subito una notevole scorrevolezza e un assetto parecchio sportivo: più di quanto mi aspetto su un'auto di questo tipo.

I CONSUMI IN CITTÀ Nel traffico dell'ora di punta attraverso Milano, per poi raggiungere San Donato milanese, e ho una bella sorpresa sul fronte consumi: 7,4 l/100 km in queste condizioni non sono male per un'auto a benzina. Mi aiutano, in questo, lo start & stop (che spegne il motore ai semafori e lo riavvia da solo quando rilascio il freno) e l'intelligenza del cambio automatico, che in decelerazione mi aiuta a fare tanta strada senza freno motore.

SPALLA ALTA, EPPURE... Noto una certa rigidezza dell'assetto su tombini e pavé, che tra l'altro è piuttosto strana vista la gommatura con cerchi da 16 pollici e pneumatici tutt'altro che ribassati (Pirelli Cinturato P1 195/55 R16). Sarà corretta la pressione di gonfiaggio? L'indomani verifico e riscontro qualche decimo di troppo: sistemo il problema e mi dirigo verso Genova.

LA SCHEDA TECNICA La prima parte del viaggio saggio sprint, ripresa e il funzionamento del cambio automatico a doppia frizione. Risultato: niente sorprese. Le prestazioni della i20 1.0 T-Gdi sono in linea con le aspettative generate dalla scheda tecnica, secondo cui la Hyundai raggiunge i 100 km/h da ferma in 11,4 secondi e – dove consentito – i 190 km/h di velocità massima. Nel mio caso, con il limite a 130 da rispettare, l'impressione è di avere sempre un margine di potenza adeguato.

ADATTA AI LUNGHI VIAGGI In autostrada, a velocità codice, il consumo si attesta sui 6,3 l/100 km secondo il computer di bordo. I 130 km/h in settima marcia si raggiungono a circa 2.700 giri: un regime di riposo, che consente di affrontare in tutta tranquillità anche i viaggi più lunghi. Buona, tra l'altro, l'autonomia garantita dal serbatoio da 50 litri: tanti, per il tipo d'auto. Con un pieno non è difficile percorrere più di 750 km.

IL PELO NELL'UOVO Quanto alla trasmissione, la velocità di risposta è nella norma: né veloce né lenta, anche azionata in modalità sequenziale. Una successiva prova in pista rivelerà che in kickdown, la funzione che scala e tira al massimo le marce quando premo l'acceleratore a fondo, il cambio effettua il passaggio al rapporto superiore a un regime leggermente troppo alto.

INUTILE PREMERE A FONDO Il tre cilindri turbo della i20, con i suoi 172 Nm tra 1.500 e 4.000 giri, è un motore più di coppia che di potenza e insistere a fargli raggiungere la zona rossa del contagiri non conviene. In quinta e sesta marcia è meglio premere l'acceleratore solo fino all'intervento della molla che previene l'attivazione involontaria del kickdown, per permettere al cambio di passare prima al rapporto superiore.

IMPRESSIONA LA PRECISIONE Quello che mi sorprende davvero della compatta Hyundai è il comportamento di telaio e sterzo. Come detto, la i20 è più sportiva di quel che ti aspetti: te ne accorgi tra le curve e nei percorsi molto veloci – al limite persino in pista – dove mette in mostra doti di precisione, tenuta e stabilità fuori dal comune. È un'auto che quanto a divertimento supera le aspettative.

DOTAZIONI E PREZZO Non male la qualità della vita a bordo. Ad alta velocità c'è qualche fruscio aerodinamico, ma l'abitacolo è accogliente e spazioso, finché si viaggia in quattro. Il divanetto posteriore diventa stretto solo quando si pretende di ospitare bene un quinto passeggero. I sedili trattengono bene in curva, il climatizzatore è potente e non mancano cruise control, retrocamera, mantenimento di corsia, frenata automatica, rilevamento stanchezza, sistema keyless e regolazione automatica degli abbaglianti. Un pacchetto adeguato per giustificare i 20.550 euro del cartellino del prezzo.


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