Autore:
Luca Cereda

MINIONS Trovarne uno più compatto è davvero difficile: con i suoi 4,10 metri da paraurti a paraurti, la Ford EcoSport è il B-SUV più corto del mercato. Ora non ha più nemmeno l'impiccio della ruota di scorta montata sul portellone, che, ahi noi, rimane comunque un po' pesante e sempre incernierato a sinistra, come sui fuoristrada vecchia maniera: l'apertura “a libro” non è proprio pratica laddove gli spazi di movimento (e di parcheggio) sono stretti.

PROSSIMAMENTE (ANCHE) INTEGRALE Il portellone è un elemento che tradisce le origini di questo modello, un'auto inizialmente pensata e progettata per i cosiddetti mercati emergenti (Brasile in primis). Oggi, la nuova Ford Ecosport 2018 - nella versione destinata al mercato europeo - è prodotta nel Vecchio Continente (Romania) ed è stata profondamente rinnovata nel restyling di metà carriera svelato lo scorso anno. Aspettando il 4x4, in arrivo nell'estate, si presenta più rifinita e matura. Con uno stile più simile a Kuga ed Edge e l'opzione del bicolore, che su auto del genere non può mancare. Tra l'altro, su una EcoSport ST-Line (a partire da 25.000 di listino euro con il diesel), come quella che ho avuto in prova (e che vedete nella gallery), il tetto nero è di serie; il colore metallizzato, invece, si paga a parte (700 euro).

STAI SU Il nuovo look rende la Ford EcoSport più urbana, ma non fatevi ingannare: l'impostazione di guida è sempre da jeeppina. Non che sia un male, anzi: tanta gente si converte alla guida a ruote alte proprio per quello; perché ama sedersi in alto, tenere una postura verticale e perciò godere di una veduta privilegiata sul traffico. Questa Ford aggiunge anche un'altezza da terra generosa (19 cm), preziosa nei parcheggi “creativi” in città, ma va in controtendenza rispetto ad alcune ultime proposte (penso a Kia Stonic e Volkswagen T-Roc, ad esempio) che privilegiano un'impostazione di guida più vicina a quella di una berlina e una minore luce a terra.

COME UN TABLET Sulla EcoSport la visibilità è buona in tutte le direzioni, anche grazie all'ampia superficie vetrata degli specchietti retrovisori. Occhio però alle svolte a sinistra: il montante è decisamente corpulento e qualche fastidio lo crea. Se poi vi siete abituati a far manovra con l'aiuto della tecnologia, sappiate che anche su una ST Line la telecamera di retromarcia va pagata a parte (si trova nel Confort Pack insieme al BLIS e ai sensori anteriori al prezzo complessivo di 650 euro). E' di serie, invece, il Sync 3 nella sua configurazione più moderna, con schermo touch da 8 pollici, navigazione integrata e compatibilità sia con Android Auto sia con Apple CarPlay. Un'interfaccia piuttosto familiare perché somiglia a un tablet, anche nei menu (ridotti al minimo essenziale): la grafica è chiara e i passaggi intuitivi.

POCO ASSISTITA Decisamente meno high tech la guida: frenata automatica d'emergenza non pervenuta (nemmeno opzionale), così come l'avviso di abbandono di corsia. Sistema di monitoraggio dell'angolo cieco, cruise e limitatore di velocità forniscono un minimo di assistenza alla guida, ma in questo l'americana paga dazio alla concorrenza.

SOLIDA Per fortuna, su strada non tutto si riduce ai prodromi della guida autonoma. Se sotto il cofano c'è il 1.5 diesel da 100 cv, la Ford EcoSport può sempre contare su un valido turbodiesel. Non è dei più elastici ma rimane parco nei consumi: fa tranquillamente i 16/17 km con un litro nel misto in abbinamento con il cambio manuale a sei marce, dagli innesti secchi e precisi. Tra le curve è facile da gestire e discretamente precisa - un po' di rollio, per via che cammina coi tacchi e ha il baricentro alto, va messo in conto. Viaggiando è anche un'auto poco rumorosa, per il suo genere, ma è costretta a centellinare i centimetri. Dietro, lo spazio per i passeggeri è appena sufficiente. Il bagagliaio (356 litri), invece, è nella media ma si riempie bene: ha una forma regolare e gioca il jolly del piano regolabile.

QUALCOSA DA LIMARE In definitiva, la nuova Ford EcoSport si porta dietro qualche retaggio del passato (che soltanto una seconda generazione di questo modello cancellerà) e con esso qualche peccato, più o meno veniale. E' sensibilmente migliorata, però: anche gli interni si sono immorbiditi (non tutte le plastiche sono dure e economiche) e il tocco tecnologico del Sync 3 fa la differenza. I pregi più grossi restano quelli di sempre: è facile da manovrare, consuma poco e ha un buon rapporto tra capienza ed ingombri. Ma se avete la spesa da scaricare, ricordatevi di non parcheggiare in retro a filo del muro.


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