Autore:
Marco Rocca

#LESTATEADDOSSO La stagione estiva per me ha inizio quando, per tornare nella mia amata Puglia, attraverso tutto lo Stivale: 1.000 chilometri tondi tondi tra A14 e A1 attraverso i capricci agostani. Per una strana combinazione astrale, riesco sempre a partire quando sarebbe meglio evitare. Bene che vada sono di bollino rosso, alla peggio, come quest’anno, incappo nel temibilissimo bollino nero, l’incubo di ogni automobilista, il che vuol dire trascorrere anche 14 ore in auto, una penitenza che non auguro nemmeno al peggior nemico. Avere sotto il sedere un sedile comodo e confortevole fa la differenza. La mia compagna di viaggio per l’estate 2015 è stata una DS 5. Mi raccomando ricordatevi di non chiamarla più Citroën visto che DS è diventato il marchio “di lusso” della Casa francese con tanto di concessionarie dedicate, arredate di tutto punto per ricreare l’atmosfera esclusiva.

PIATTO RICCO MI CI FICCO Tra le mani ho una DS 5 in allestimento più ricco lo Sport Chic in un elegante livrea bianco perla metallizzata che ben si accosta al marrone scuro dei sedili, in morbidissima pelle con lavorazione a cinturino di orologio (un optional da 3.500 Euro). In effetti dopo il cambio di brand, la DS 5 è stata ritoccata in alcuni dettagli. Nulla di sconvolgente sia chiaro ma sufficienti (a un occhio attento) a capire che si tratta del model year 2015. Nuovi sono i fari che ora sfruttano la tecnologia mista Led e Xenon (portata in dote dalla DS 3), nuova è anche la generosa calandra in nero lucido. Con l’occasione è arrivata qualche cromatura in più oltre, naturalmente, al marchio DS. Particolarmente scenici sono i nuovi indicatori di direzione definiti “sequenziali” che si illuminano descrivendo lo scorrimento dei Led. Dentro, invece, tutto è rimasto sostanzialmente uguale a prima, a parte il nuovo schermo touch screen da 7 pollici che ha alleggerito di una manciata di tasti (12 a voler essere precisi) la plancia da caccia ultrasonico.

BELLA COMODA La posizione di guida è rimasta quella che conoscevo con il volante verticale e la seduta alta che permette comunque di tenere le gambe abbastanza distese. Devo ammettere, però, che il giochino funziona e anche dopo tanti chilometri è come se fossi appena uscito dal garage. Merito anche delle regolazioni elettriche che facilitano la ricerca della posizione ideale e della seduta, sotto le ginocchia, che si può regolare in lunghezza. Chicca da sfoggiare agli amici, la funzione massaggio per guidatore e passeggero.

IL RUMORE DELLO SWATCH Nei primi tratti, visto che il sole è ancora lontano dal sorgere, l’autostrada concede qualche tregua dal traffico permettendomi di godere appieno del silenzio di bordo a velocità codice, sicuramente uno dei punti di forza della DS 5. Il motore sonnecchia a meno di 2.200 giri in sesta e, con la radio ancora spenta (visto che la mia compagna è in uno stato a metà tra quello vegetativo e il coma) sento distintamente il ticchettio del mio orologio. Gran bel lavoro.

TIRANO IL CARRO (SETTE LETTERE) Non ve l’ho ancora detto ma sotto il cofano ho a disposizione 180 cavalli erogati dal diesel BlueHDi di ultima generazione che ha sostituito il precedente da 163. Sulla carta vuol dire fare i 220 orari con uno 0-100 inferiore ai 10 secondi. Dal vivo, invece, significa godere di un piacere di guida davvero notevole grazie a 400 Nm di coppia. Basta affondare il piede per avere una progressione lineare ma allo stesso tempo robusta e consistente, ogni sorpasso si sbriga in poco tempo, anche in salita. Una bella sorpresa è stata anche il cambio automatico EAT6 che sul model year 2015 è stato rivisto nelle logiche di funzionamento. E’ un tradizionale automatico con convertitore di coppia e con “sole” 6 marce ma svolge egregiamente il suo lavoro. Rapido nell’infilare i rapporti eppure sempre delicato nel tocco. Fino a Bologna più o meno si procede, quello che è successo dopo è inutile che ve lo stia a raccontare, vi annoiereste.

DA GIRONE DANTESCO La fila interminabile, però, mi ha fatto ragionare su un paio di cose. La prima: nemmeno a pagamento è possibile avere il cruise control adattivo che in una situazione del genere avrei di sicuro benedetto. Ciò vuol dire non avere nemmeno il sistema anti-tamponamento. La seconda: pur avendo una plancia imponente come quella di un Hummer non sono ancora riuscito a trovare il posto per il cellulare che continua a vagare nei pressi della leva del cambio. In compenso però al di sotto del bracciolo si cela un doppio pozzetto molto profondo e refrigerato.

MI SONO ACCLIMATATO Un punto a favore, invece, lo ha preso il clima. Nonostante le code sotto il caldo torrido delle 2 post meridiane, l’abitacolo è sempre rimasto fresco ma mai odiosamente freddo. L’unico appunto va alle bocchette d’areazione posteriori che, a detta di chi ha viaggiato spaparanzato sul divano, non lasciano passare aria sufficiente a dar sollievo dalla calura. Dando ancora voce ai commenti dei passeggeri, è stato tirato in ballo il fatto che i comandi dei finestrini posteriori siano sul tunnel centrale e non sugli sportelli, dettagli. Io, invece, ho da sempre un debole per i tre tettini apribili singolarmente, sciccheria.

OCCHIO AL CIECO Passano i chilometri (di code ahimè) e il mio giudizio sulla DS 5 continua a essere positivo. Un esempio viene dall’Head Up display a colori (optional) che riporta tutte le info per non distarsi alla guida (navigatore compreso) e dal sistema che rileva la presenza di un veicolo nell’angolo cieco dello specchietto.

IL TEOREMA DELLO SPAZIO Ma i bagagli? In effetti pur essendo in due abbiamo riempito quasi tutti i 468 litri del bagagliaio. Questo non vuol dire che sia piccolo, semplicemente vale il teorema per cui più spazio a disposizione ha una ragazza, più tenderà a occuparlo. Scherzi a parte le esigenze di una famiglia sono ampiamente soddisfatte grazie anche alla possibilità di reclinare 60/40 lo schienale. Oltre al fatto che da buona vettura premium vanta finiture curate anche nel bagagliaio.

NUOVE SOSPENSIONI Finita l’autostrada (era anche ora) posso mettere alla prova le qualità dinamiche della nuova DS 5. E’ chiaro che i feedback sono quelli di una berlina votata al comfort ma nonostante ciò non si abbandona al rollio selvaggio, anzi. Anche entrando forte in curva a freni ancora pinzati la DS 5 si scompone poco infondendo una bella sensazione di sicurezza. Il merito è anche dei nuovi ammortizzatori Showa con inedite valvole di controllo sul precarico, che forniscono un ritorno più progressivo, tallone d’Achille del modello marchiato Citroën. Particolare, invece, il carico volante che anche in manovra non diventa mai leggero come si vorrebbe. In compenso a velocità sostenuta regala una buona precisione.

QUANTO BEVONO 180 CAVALLI? Arriviamo alla voce consumi. In più di 3.000 km a spasso per l’Italia il computer di bordo ha registrato 15,1 km al litro. Il risultato mi sembra buono considerando che più d’una volta mi sono lasciato prendere dal piacere di sorpassare. Poi bisogna anche considerare il fatto che il cambio automatico in un modo o nell’altro alza, anche se di poco, la sete del motore. Tuttavia questo propulsore viene accoppiato solo ed esclusivamente all’automatico per cui prendere o lasciare.

TIRANDO LE SOMME La DS 5 è stata una buona compagna di viaggio. Mi, anzi, ci ha regalato spostamenti in assoluto comfort, veloci e al tempo stesso rilassanti sia che si trattasse di autostrada (il suo terreno d’elezione) che di città. La gente si gira a guardarti, insomma non si passa inosservati come su una più “scontata” tedesca. La qualità c’è e si sente tutta ma si fa anche pagare. Già, perché l’esemplare in prova, per esempio, sfiora i 48mila Euro. Devo confessare, però, che per questa cifra mi sarei aspettato una dotazione di sicurezza un filo più completa. Il sistema che avvisa del superamento della corsia, per esempio, si paga a parte così come gli abbaglianti automatici. Ciò che avrei davvero gradito di serie sarebbe stato il radar anti collisione che (strano ma vero) può montare come optional la più piccola DS 3. Magari a breve farà il suo debutto anche sulla DS 5. 


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