Autore:
Lorenzo Centenari

AUTOCOMBUSTIONE Delle batterie che alimentano il motore elettrico delle Tesla, oggi conosciamo un'altra proprietà: resuscitano dopo 6 giorni. In realtà c'è ben poco da scherzare, dal momento che a insegnarlo al personale di soccorso e all'intera comunità scientifica è stato un incidente mortale, quello occorso al proprietario di una Model X lo scorso mese di marzo in California. Domato l'incendio generatosi in seguito allo schianto, 6 giorni più tardi gli accumulatori hanno di nuovo preso fuoco. E per convincerle a riposare una volta per tutte, i pompieri hanno avuto il loro bel daffare.

DURE A MORIRE Stando alle testimonianze dei vigili del fuoco locali, improvvisamente dalle batterie della Tesla hanno ripreso a fuoriuscire fiammate. Per spegnere il principio di incendio, un singolo intervento non sarebbe stato sufficiente, tale era l'incremento di temperatura raggiunta all'interno delle pile stesse. "Di fronte a episodi del genere non abbiamo strumenti adeguati, l'energia immagazzinata in batterie di questo tipo è francamente molto instabile", lamentano dal quartier generale dei pompieri di Mountain View.

CELLE DI MASSIMA SICUREZZA? Le batterie della Tesla Model X inceneritasi contro le barriere di protezione di una strada a scorrimento della West Coast sarebbero state dichiarate completamente innocue soltanto settimane più tardi. Soltanto in seguito all'intervento diretto dei tecnici Tesla e alla definitiva neutralizzazione. Sta di fatto che l'episodio getta ulteriori ombre sulla sicurezza delle auto elettriche in caso di forte impatto. La compagnia di Elon Musk assicura come le proprie vetture siano "di gran lunga meno pericolose di qualsiasi auto alimentata a gas". Fino a quando non prendono fuoco.


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