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Prove speciali

Adiva e C1: in viaggio con il tetto

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1800 km in tre giorni con i due mezzi più anticonformisti del mercato. Milano-Parigi e ritorno con Benelli Adiva e BMW C1.

Lunedí, 08 Ottobre 2001

Stefano Cordara

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A volte, prima di fare certe affermazioni sarebbe meglio pensarci bene. Come quando abbiamo visto la BMW C1 e la Benelli Adiva fianco a fianco nel cortile della redazione. "Ma guarda" ci siamo detti "con quei bagagliai si potrebbe anche affrontare un viaggio; perché non andare con loro al Salone di Parigi?". Dall’idea (malsana) ai fatti è stato un niente: ecco che ci siamo ritrovati in sella chiusi nell’abitacolo dei nostri "scooter" in direzione Svizzera, pronti ad affrontare i 900 km che separano Milano dalla Ville Lumiere. Come sempre, il tempo a disposizione è abbondante, tre giorni per andare tornare e visitare il mondiale du deux roues…

TOUR… DE FORCE Un vero tour de force per piloti ma soprattutto per i mezzi, che si sono dovuto sorbire infiniti tratti autostradali, qualche statale, salite, discese e un po’ di città. Tutto il contrario di quello che dovrebbero fare. Perché Adiva e C1 non certo nascono per questo scopo. Il viaggio ci ha però permesso di vivere a stretto contatto con loro, quando si passano ore ed ore in sella si imparano tante cose se ne capiscono tante altre. L’unica cosa che non si capisce è chi ce l’ha fatto fare….

INDISTRUTTIBILI La prova è stata superata alla grande da entrambi i mezzi che prima di tutto hanno dimostrato una robustezza "a prova di bomba". L’unico inconveniente che abbiamo dovuto annotare sul nostro taccuino è stata la bruciatura della lampadina della riserva dell’Adiva. Per il resto nessun problema, entrambi i motori hanno viaggiato per ore senza batter ciglio.

C1 AL TOP Per la C1 abbiamo fatto le cose in grande scegliendo la versione 200 con colorazione Williams F1 (così pare di andare più forte) ed equipaggiata come una berlina di lusso con Abs, porta telefonino ma, soprattutto, con l’essenziale (per una spedizione del genere) baulone modello speedy pizza. Per la verità la C1 ci pare quasi più gradevole così che senza nulla dietro e poi avere un vano così capiente, fa sempre comodo.

ADIVA ULTIMA VERSIONE L’Adiva è sempre lei, o meglio è l’ultima versione, quella con le modifiche allo sportello del bagagliaio, al tettuccio e alla ruota anteriore. Il motore è sempre il monocilindrico Piaggio quattro tempi da 150 cc a due valvole raffreddato ad aria e capace una dozzina di cavalli. Un bel po’ meno rispetto ai 21 del motore BMW che in più ha quattro valvole, il raffreddamento a liquido, l’iniezione elettronica e il catalizzatore, ma che anche deve spingere un bel po’ di chiletti in più.

LA PREPARAZIONE Nessuna, i due scooter sono partiti così come ci sono arrivati in redazione, un piccolo controllo a olio e pressione pneumatici e via.
Caricarli è persino un piacere:
Adiva e C1 portano comodamente un sacco di bagagli, anche se un piccolo vantaggio lo diamo alla BMW perché caricarla è un po’ più semplice, offre un piano d’appoggio vero e proprio, il portello del baule è incernierato in alto si può impilare meglio il bagaglio senza pericolo che rischi di cadere. Quanto a capacità di carico l’Adiva non è seconda a nessuno ma solo quando il tetto è estratto, di fatto per stivare un bagaglio consistente si è obbligati a viaggiare a tetto chiuso anche se c’è pieno sole. La collocazione degli oggetti è un po’ più difficoltosa anche perché il bagagliaio incernierato in basso e con apertura "a cozza" non offre nessun piano d’appoggio, per cui occorre ricorrere alle reti di contenimento. Di contro, sulla C1 quello che ci sta deve stare tutto nel baule, l’abitacolo monoposto non consente di piazzare null’altro, nemmeno tenere uno zaino in spalla. Viaggiando da soli, l’Adiva mette invece a disposizione anche lo spazio del passeggero, su cui si può benissimo appoggiare una borsa e legarla con una rete elastica.

PRESTAZIONI Vedere il mondo dall’abitacolo di questi mezzi non è poi così male. Si capisce subito che l’andatura la deve fare l’Adiva perché ha prestazioni minori. Gas completamente aperto e via, sul filo dei centocinque all’ora, sarà così per tutto il viaggio. Il motore Piaggio fa quello che può ma la
sezione frontale dell’Adiva non è uno scherzo e con 12 cavalli non si fanno miracoli. Per l’Adiva ogni salita è una penitenza. Basta una minima inclinazione e la velocità scende 90 all’ora, 80 all’ora, sulla salita del Gottardo vediamo anche i sessanta. Non sarebbe male avere qualche cavallino in più anche perché sarebbe molto più facile sorpassare il camionista sadico che appena ti vede accelera quel tanto che basta per tenerti li di fianco per una trentina di chilometri.

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