Prova su strada

Benelli Adiva 150


Avatar Redazionale , il 10/05/01

20 anni fa -

Automobilisti pentitevi! Ora non avete più scuse. Benelli Adiva guizza nel traffico, ha tanto spazio e protegge anche dalla pioggia. Un motivo in più per lasciare a casa un paio di ruote

LA NOVITÀ L’idea dello scooter con il tetto non è nuova ci ha pensato prima la BMW con la sua C1. Quello di Benelli è però un punto di vista diverso. Non una cellula di protezione totale ma un vero e proprio tettuccio che protegga al meglio dalle intemperie. Ecco perché, nonostante il tetto l’Adiva si deve guidare con il casco indossato.

PICCOLO GENIO

Un’idea a suo modo geniale dunque, anche perché alla fine consente di spuntare un prezzo elevato sì, ma tutto sommato accettabile. Nei quasi 10.000.000 di lire (9.545.000 per l’esattezza) richiesti, l'Adiva propone praticamente due mezzi in uno seguendo la tendenza del coupè cabriolet tanto in voga anche nel mondo dell’auto.
Bastano pochi secondi, infatti, per passare dal tutto chiuso al tutto aperto. Il tettuccio si ripiega su se stesso e scompare nel comparto posteriore, un vero e proprio bagagliaio che a tetto aperto sfoggia il volume record di 80 litri, inarrivabile per qualsiasi scooter. A tetto chiuso ovviamente la capienza si ridimensiona un po’ allineando il cabrio scooter Benelli agli scooter normali, ma la forma è tale da non riuscire ad ospitare il casco.

MASSIMA PROTEZIONE

Il diktat del marketing Benelli deve essere stato di quelli perentori: l’acqua qui non deve entrare. L’Adiva, quindi, non offre solo il tettuccio ma anche molte attenzioni che vogliono tenere fuori acqua e vento. Sviluppatissimo in altezza, il parabrezza non è un plexiglas fine a se stesso ma un cristallo di tipo automobilistico, con tanto di tergicristallo a due velocità e lavavetro. Ci sono poi anche due vistosi deflettori laterali che allargano ulteriormente la bolla di aria calma che ripara il pilota.

NON È UN ADONE

Il risultato estetico ottenuto non è il massimo. L’Adiva non è bellissimo da vedere ma nemmeno inguardabile, solo occorre farci l’abitudine. Il frontale e massiccio, con un piccolo faro che spara verso il basso, massiccia è anche la coda e con tutto quel po’ po’ di baule non potrebbe essere altrimenti. Il tettuccio chiude con con un linea ideale questo "ovetto" che alla fine ci piace di più chiuso che aperto.

BAULE CON IL TONFO

Non costa poco l’Adiva, ma vuole offrire una dotazione di alto livello. Il baule è morbidamente foderato di moquette e offre la luce di cortesia; l’apertura è comandata direttamente dal blocchetto di accensione ma è bene non dimenticarsi mai di accompagnare l’operazione con la mano (una gira la chiave, una tiene il baule) pena un poco elegante tonfo verso il basso del coperchio. Lo stesso coperchio può dare dei problemi durante la chiusura. Occorre poi regolare attentamente la distanza del gancio altrimenti il coperchio manca volentieri la chiusura, costringendo a usare la "violenza". Se si lascia troppo lasco, invece, ci scappa qualche infiltrazione.

TRADIZIONALE LA TECNICA

La dotazione tecnica è quella di un normale scooter targato. A muovere l'Adiva pensa un semplice monocilindrico a quattro tempi made in Piaggio, una unità moderna anche se non proprio briosa. Il raffreddamento è ad aria forzata. Parco nei consumi, il mono dell’Adiva è naturalmente a norma Euro 1. Per ora è disponibile solo con cilindrata 150, anche se è previsto a breve l’arrivo di una versione 125 cc. In ogni caso, anche se la destinazione d’uso privilegiata dell’Adiva è la città, la 150 pare la cilindrata giusta. In fondo può sempre capitare di dover passare per una tangenziale no? Apprezzabile anche la scelta di mantenere la pedivella di avviamento, almeno non si è del tutto schiavi della batteria, che se si asciuga lascia lo scooterista sprovveduto completamente a piedi.
E già che parliamo di praticità, promuoviamo anche il bocchettone del rifornimento "esterno" (e non sotto la sella). Forcella tradizionale, due ammortizzatori posteriori e una coppia di generosi freni a disco da 220 mm chiudono il capitolo tecnico.

CRUSCOTTO DEFILATO

Proprio come una berlina la strumentazione è piacevole e completa. Un misto di strumenti analogici e digitali offre tutte le informazioni necessarie al pilota: velocità, livello carburante. Bello, in particolare, il display LCD che, oltre al totalizzatore e all’orologio riporta anche la temperatura "esterna". Peccato che il tutto sia un po’ defilato sulla destra e in parte nascosto dal manubrio, soprattutto se non ci si siede molto avanti.

OCCHIO ALLE FINITURE

Volendo, sull’Adiva si può anche mettere la motoradio, è già tutto predisposto, anche se piuttosto che avere la radio  avremmo preferito una maggiore cura nella realizzazione generale. Plastiche poverelle con accoppiamenti così così non sono certo adeguati al range di prezzo in cui Adiva si propone. In ogni caso, si paga anche l’idea e se è vero che sul mercato vince che arriva prima, a giudicare dagli Adiva in circolazione la Benelli ha già vinto. Non solo, ma presto ci sarà anche una versione voluta nientemeno che dalla Renault.

IN SELLA L’approccio con il cabrio scooter Benelli è… "diverso". Soprattutto a tetto chiuso l’Adiva ingloba guidatore e passeggero un un vero e proprio abitacolo. Per un motociclista doc la sensazione di essere come ingabbiato è difficile da digerire, si ha come l’impressione di non disporre della libertà che si vorrebbe. Sensazioni che svaniscono lentamente man mano che passa il tempo a bordo.

MAI COSÌ IN BASSO

Dal canto suo l’Adiva ce la mette tutta per mettere a proprio agio chi lo guida. La sella è incredibilmente bassa (65 cm!) e consente a chiunque di porre sempre due piedi saldamente a terra. Purtroppo, ad essere limitata è anche la distanza tra la sella e la pedana. La conseguenza è che in sella, soprattuto se si è alti, si sta troppo rannicchiati. Una posizione decisamente troppo seduta che invoglia a ruotare indietro la schiena a cercare uno schienale che invece non c’è, troppo lontano per essere raggiunto. Si resta quindi un po’ appesi. Lo spazio dietro al pilota, che nella guida da solo pare persino eccessivo, diventa risicato quando si viaggia in due: il passeggero costringe chi guida ad avanzare molto sulla sella e alla lunga il comfort ne risente.

APPROCCIO FACILE

La guida dell’Adiva è molto più intuitiva di quel che ci si aspetta. La sensazione di baricentro alto, dovuta alla presenza del tetto, è tutto sommato poco avvertibile; basta poco per prenderci la mano e cominciare ad utilizzare il Benelli come un normale scooter. Piuttosto, il tetto si fa sentire sulla testa del pilota, lo spazio disponibile non è abbondante e non occorre essere dei giganti per toccare con il casco. Una volta superata la sensazione di ingabbiamento, ci si trova subito a proprio agio: in fondo con i suoi 135 kg l’Adiva è appena più pesante di uno scooter tradizionale e addirittura meno ingombrante di un normale maxi scooter.

SOFT

Nel traffico si muove agile, supportato da una ciclistica tutto sommato equilibrata, anche se vittima di sospensioni decisamente troppo morbide, che patiscono la guida brillante e sono troppo inclini al fondo corsa soprattutto se si guida in coppia. Bene invece il reparto freni.  I due dischi sono potenti quanto basta e molto modulabili. Raramente si arriva al bloccaggio, anche perché lo sforzo da imprimere alla leva per ottenere decelerazioni incisive è piuttosto elevato.

FUORI L’ACQUA

La protezione aerodinamica a tetto chiuso è eccellente, non c’è acquazzone che tenga. Chiusi nell’abitacolo non si perde tempo in coda nemmeno quando piove, un vero piacere non essere in balia del meteo. A coadiuvare l’operato del tetto provvedono anche i due vistosi deflettori. Fanno un gran lavoro e provvedono a deviare l’aria dall’abitacolo;  sono però un po’ fastidiosi quando ci si muove velocemente nel traffico, limitando parte della visibilità di tre quarti. In caso di pioggia, poi, si riempiono di goccioline rendendo gli specchietti praticamente inservibili.

ANDAMENTO LENTO

I 150 cc del mono Piaggio vanno quasi stretti all’Adiva, gli undici cavalli ce la mettono tutta ben supportati da una trasmissione a punto, però il peso e la resistenza aerodinamica del Benelli ne frustrano un po’ le prestazioni. Ripresa e accelerazione non sono il massimo, così come la velocità massima, che supera a fatica i 100 all’ora con tetto chiuso, configurazione in cui l’Adiva offre la migliore aerodinamica, spuntando qualche chilometro all’ora in più rispetto a quando si viaggia open (tra l’altro senza tetto il giro d’aria attorno al pilota è piuttosto fastidioso).

NEMICO DEL VENTO

Insomma l’adiva non è un fulmine, ma forse è meglio così, perché proprio alle alte velocità il cabrio scooter mostra il suo lato peggiore. Alto e con ampie superfici, l’Adiva non va d’accordo con scie e vento mostrando una grande sensibilità alla turbolenze che in velocità causano qualche oscillazione. Meglio restare in città.
Pubblicato da Stefano Cordara, 10/05/2001
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