Alberto Saiu
Pubblicato il 08/04/20

BELIN, CHE PADDOCK!

Un libro scritto a quattro mani, spudorato e divertente che racconta i frammenti di una vita al limite, degna di una rock star. Questa è la storia di un ragazzo nato e cresciuto a Genova, tra una nottata passata nei vicoli, tra cantautori e prostitute e le domeniche allo stadio a fare il tifo per il Grifone. Un ragazzo che decide di lasciare un posto di lavoro sicuro per seguire il suo sogno di libertà. Un sogno che lo porterà a diventare il più importante e autorevole manager del mondo delle due ruote.

Belìn che paddock è sicuramente una storia autobiografica, ma pensare a questo libro come al semplice racconto della vita di un personaggio noto sarebbe riduttivo. Belìn che paddock è un libro di sport, di vita e d’avventura ma anche una sorta di viaggio introspettivo, un flusso di coscienza, una confessione piena. Trovare una collocazione per questa opera è complesso tanto quanto provare a etichettare Carlo Pernat. Quando Andrea Del Monte, editor di Mondadori, mi ha chiesto di scrivere un libro sulla mia vita, ho immediatamente pensato si trattasse di uno scherzo'', ci confida Carlo. ''Avevo già lavorato con loro in alcune occasioni, ma non pensavo parlassero sul serio. Quando ho capito che questo libro si sarebbe fatto, ho posto una sola condizione: quella di essere coadiuvato da Massimo Clandri”.

Scrittura a quattro mani

Calandri, genovese come l’amico Pernat, è prima di tutto un giornalista: “Anche per me scrivere questo libro ha rappresentato una sfida. Mi sono sforzato di non comportarmi da 'da giornalista'. Ho preferito adottare un approccio diverso, più fluido e meno legato alla cronaca degli eventi. Questo libro, infatti, è composto da 127 capitoli ed ognuno rappresenta una storia che è al tempo stessa indipendente da e collegata a tutte le altre. Ci sono molti modi per approcciare questo libro. Può essere letto così come è stato stampato, seguendo l’ordine delle pagine oppure può essere letto seguendo l’ordine cronologico. Oppure, quando si hanno dieci minuti di tempo, si può leggere un capitolo a caso.”  Belìn che paddock, va detto subito, è un libro coinvolgente. Uno di quelli che si divorano in poche ore e che può essere apprezzato da tutti, non solo dagli amanti del mondo delle due ruote: “Lo sport rappresenta una parte fondamentale della mia vita, il fil rouge di tutte le avventure che ho vissuto'' – ci racconta Carlo – ''In questo libro si parla molto di motomondiale, dei miei esordi in Cagiva del mio periodo in Aprilia, del mio rapporto con Valentino, con Max e con Simoncelli, ma si parla anche delle mie esperienze in Formula 1, alla Dakar e del mio amato Genoa.”

Da Genova al mondo

Ed è proprio a Genova che Carlo e Massimo hanno cominciato a buttare giù le prime pagine del libro: “Seduti a un tavolino, al bar di Piazza Alimonda, Carlo ha cominciato a raccontarmi gli episodi della sua vita. Devo essere sincero, inizialmente ho avuto il dubbio che molte storie fossero romanzate. Così andavo a controllare. Quando Carlo mi confidò di aver corrotto il presidente argentino con una Ferrari, ho pensato si trattasse di una bugia. Chi potrebbe mai fare una cosa del genere? Così, sono andato a cercare negli archivi de La Repubblica e ho trovato tutto. La storia combaciava con quanto ipotizzato dai PM di Mani Pulite: qualcuno aveva spedito una Ferrari, smontata, in Argentina e non capivano come fosse stato possibile. Non avevano idea di chi potesse essere stato. Era stato Carlo''.

''Questa è una cosa che abbiamo potuto raccontare perché è già caduta in prescrizione'' - racconta Carlo - ''Rispetto al progetto originale, gli avvocati di Mondadori ci hanno fatto tagliare 100 pagine perché avrebbero potuto causare problemi. Magari tra qualche anno pubblicheremo anche quelle. Ma, per il resto, nessuna censura. Troverete storie di corse, di sesso, di droga e di rock & roll. E non è un modo di dire, è la verità”. Gli episodi che si potrebbero raccontare sono molteplici: “Nei primi anni di carriera, Valentino, per farmi dispetto, raccontava a tutti di essere un tifoso della Samp. La cosa arrivò all’orecchio della responsabile marketing della Samp che mi contattò per chiedermi di mandare Valentino, di cui allora ero manager, all’evento di presentazione della squadra. Giurai che avrei fatto tutto il possibile per convincere il mio pilota. Chiaramente non dissi mai nulla a Valentino.”

Fuori dagli schemi

Un personaggio fuori da comune, che non per forza vuole essere dipinto come un eroe: “Carlo è così, come lo vedete. Puoi essere il presidente della Repubblica Francese o l’ultimo uomo sulla terra e il suo atteggiamento sarà sempre lo stesso. Molto spesso, nelle biografie si tende a esaltare il protagonista. Un protagonista senza peccato oppure un protagonista che si ravvede dei suoi errori attraverso azioni eroiche e memorabili. Bene, la storia di Carlo è diversa. Lui ha commesso molti errori, molti peccati. Non tutto quello che ha fatto è condivisibile, ma ormai è passato. Non c’è bisogno di un riscatto morale. Questa è la storia di un uomo che, come tutti, ha pregi e difetti.” In definitiva, leggendo Belin che paddock, si ha l’impressione di essere seduti a tavola, dopo un’ottima cena al termine di una giornata passata in pista. Qualche sigaretta, una bottiglia di grappa e la compagnia di un vecchio amico che si conosce da sempre. Un amico che racconta le sue storie ma che sa anche ascoltare.

Ho vissuto molte vite e spero di poterne vivere ancora molte altre. Come dico sempre, il tempo non passa, il tempo arriva e quello che hai fatto ieri non conta nulla, conta quello che vuoi fare domani.

Belin che Paddock è presente su tutte le principali piattaforme in versione cartacea ed ebook.


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