Pubblicato il 27/10/20

NUMERI UNICI Stando alla matematica spicciola ci sono ancora 14 piloti che possono in teoria vincere il titolo della MotoGP 2020, quando mancano sole tre gare all'epilogo: due a Valencia e una a Portimao. Con 75 punti ancora da assegnare, infatti, il primo degli esclusi è Valentino Rossi, 15° in classifica a 79 lunghezze dalla vetta, ma da Johann Zarco, 14° a -72, in su il distacco sarebbe ancora (solo in teoria) recuperabile da chiunque. Se invece la sfruttiamo un po' meglio (la matematica) scopriamo che per essere in testa alla classifica a Joan Mir è bastato conquistare una media di 12,45 punti a gara (137 in 11 GP), la più bassa di gran lunga da quando è nata la MotoGP nel 2002, e probabilmente tra le più basse di sempre (almeno da quando si assegnano 25 punti a vittoria). Se mantenuta, tale media fissa un'ipotetica quota titolo a soli 165 punti, ancora raggiungibili da soli 8 piloti: Mir, Quartararo, Vinales, Morbidelli, Dovizioso, Rins, Nakagami e Pol Espargaro. Diamo un'occhiata, uno per uno, alle loro chance di vincere per la prima volta il titolo mondiale della classe MotoGP e succedere nell'albo d'oro a Marc Marquez, partendo in ordine inverso, dal più in basso al più in alto in classifica.

MotoGP Francia 2020, Le Mans: Pol Espargaro (KTM)

POL ESPARGARO - 1% Il pilota messo meglio in classifica per la KTM non ha mai vinto una gara quest'anno, a differenza di Miguel Oliveira e Brad Binder, i quali però gli sono dietro. Futuro compagno di Marc Marquez in Honda, Policio deve recuperare 47 punti in classifica a Joan Mir in sole tre gare, un'impresa ai limiti dell'impossibile, soprattutto perché dovrebbe al contempo recuperarne 33 a Quartararo, 28 a Viñales e 22 a Morbidelli, tutta gente che - salvo notevoli imprevisti - dovrebbe continuare a fare punti anche a Valencia e Portimao.

TAKAAKI NAKAGAMI - 1% Il giapponese poteva essere un vero outsider per la lotta all'iride, soprattutto visti i progressi della Honda nelle ultime uscite e la sua granitica consistenza del venerdì e del sabato nel weekend di Teruel. Scattato dalla pole e balzato subito in testa alla gara, Taka partiva con 29 punti di ritardo dalla vetta e, se avesse vinto, oggi sarebbe stato in piena bagarre a meno di venti punti da Mir. Invece è scivolato dopo sole quattro curve e il -45 a cui è precipitato rende quasi nulle le sue speranze di iride. Peccato perché nelle prime 10 gare non era mai caduto (finendo sempre nella top ten) ed era stato il pilota più costante in griglia.

Alex Rins (Suzuki)

ALEX RINS - 8% La Suzuki sembra la moto più equilibrata del lotto, un cosiddetto ''violino'' come l'ha definita il team principal Davide Brivio, e il pilota spagnolo sembra aver smesso di patire la concorrenza interna di Mir con le due belle prestazioni di Aragon, ma anche con il podio di Barcellona. Se non avesse avuto l'infortunio al braccio nella prima gara e le due sciagurate cadute di Spielberg e Le Mans, oggi viaggerebbe su probabilità molto più alte di quelle che gli assegnamo. Ora arriva Valencia, una pista dove lo scorso anno fu quinto ma a soli 3 secondi da Marquez: se riuscirà a suonare bene il violino giapponese anche nel doppio appuntamento ispanico, ne vedremo delle belle, nonostante i suoi 32 punti di ritardo dal compagno di team.

MotoGP Aragona 2020, Andrea Dovizioso (Ducati)

ANDREA DOVIZIOSO - 5% Lui stesso dopo le prestazioni incolori del Motorland Aragon ha detto che non ha senso parlare di titolo e che le sue chance iridate sono pari a zero. E in effetti sembra anche a noi che le speranze siano ridotte a un lumicino, non tanto per la bravura del pilota, quanto per il fatto che proprio non riesce a trovare il feeling con le nuove Michelin e con la GP20. Lo scorso anno a Valencia fu quarto, ripetere quel risultato sarebbe già tanto viste le ultime uscite stagionali, ma probabilmente non basterebbe per riportarlo in lizza per il titolo, ora che paga 28 punti di ritardo da Mir.

Franco Morbidelli (Yamaha)

FRANCO MORBIDELLI - 15% Senza la rottura del motore a Jerez e senza quello sciagurato incidente con Zarco in Austria, anche il Morbido sarebbe ben più avanti in classifica, e - soprattutto - davanti al compagno di squadra che lo scorso anno l'aveva quasi umiliato. Invece il tranquillo pilota romano ha lavorato nell'ombra per tornare in alto, capire la moto e prendersi una rivincita che sta arrivando, gara dopo gara. Con la vittoria del GP del Teruel, la seconda stagionale dopo quella di Misano, Morbidelli è ora a 25 punti di distacco dalla vetta. Non sono pochi ma neanche troppi da recuperare in tre gare. Nel 2019 a Valencia arrivò un ritiro, ma anche ad Aragon, e poi abbiamo visto com'è andata. 

Maverick Vinales (Yamaha)

MAVERICK VINALES - 15% Gli diamo le stesse chance di Morbidelli nonostante una manciata di punti di vantaggio in classifica, questo perché fino a oggi Maverick ha dimostrato di essere sì veloce, ma anche molto discontinuo, senza trovare mai, se non nella seconda gara di Misano, il feeling giusto con la sua Yamaha. Lui è un pilota velocissimo, che quando sente la moto è quasi imbattibile per chiunque, e dunque recuperare i 18 punti che lo separano dalla vetta dipenderà dal doppio appuntamento di Valencia, dove però Maverick non ha mai brillato da quando è in MotoGP, con per miglior risultato un quinto posto nel 2016 quando guidava la Suzuki.

FABIO QUARTARARO - 25% Il grande punto interrogativo di questa stagione. Quando è a posto sembra Marquez, ma è accaduto solamente in tre occasioni: due volte a Jerez e una a Barcellona, dove ha dominato. Nelle altre gare non è mai riuscito neanche a salire sul podio. Per lui, più ancora che per Vinales, conterà la doppia uscita di Valencia che precede l'incognita Portimao. Se al Ricardo Tormo - dove lo scorso anno partì in pole e diede del filo da torcere a Marquez fino alla fine chiudendo secondo - riuscirà ad andare forte, allora le sue chance iridate saliranno anche oltre quelle di Mir. Altrimenti il campionato per lui potrebbe concludersi mestamente, dopo i fuochi d'artificio dell'avvio di stagione.

Joan Mir (Suzuki)

JOAN MIR - 30% È colui che merita più di tutti quest'anno la posizione che occupa. La prima piazza in classifica è frutto di una serie di prestazioni convincenti e sempre di alto livello. Quando è arrivato a traguardo è sempre finito nei primi cinque, ad eccezione di Le Mans dove fu 11°. Sei podi per lui ma nessuna vittoria, anche se senza l'interruzione nel GP di Stiria avrebbe potuto facilmente portarsi a casa il suo primo successo. Ora Mir ha davanti tre gare per difendere il buon bottino di 14 punti su Fabio Quartararo. Non è ancora il momento di fare calcoli, ma già salire sul podio mettersi dietro il francese nel Gran Premio d'Europa (il primo dei due appuntamenti a Valencia), significherebbe potersi permettere anche di perdere due confronti diretti e vincere comunque un mondiale che meriterebbe anche senza aver mai vinto una gara.


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