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Yamaha offroad 2013: come vanno le cross


Avatar Redazionale , il 01/12/12

8 anni fa - Ecco le versioni cross della gamma offroad 2013 di Yamaha

Non brilleranno per potenza, peso o che altro, ma le cross della gamma offroad di Yamaha 2013 somo comunque molto valide. Facili, intuitive e abbastanza a punto da sfidare la migliore concorrenza

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PISTA BAGNATA, PISTA FORTUNATA Teatro della prova è l’impianto di Recetto (NO), che per vanta una pista da cross e un’altra invece dedicata all’enduro. La prima è caratterizzata da una parte al coperto dal fondo sabbioso e con curve con il bob, mentre l’esterno ha un terreno più compatto ed offre tratti più veloci. La pista da enduro è il classico boschetto, piuttosto stretta e con numerosi ostacoli quali salite, discese, sassi, tronchi e buche. Ma bando alle ciance: si comincia dalla goliardica 125 da cross.

THE FUN BIKE Appena in sella noto quanto sia leggera e compatta: è chiaro che è stata pensata per i ragazzini o per i piloti di taglia piccolo\media, non per pennelloni come il sottoscritto (1 metro e 85 per 80 chili). La posizione comunque è comoda e mette subito a proprio agio: un calcio e il motore si avvia subito, pronto per qualche giro di riscaldamento. Dopo anni di 4t il primo impatto non è dei più semplici, per essere guidata con efficacia la 125 richiede tanta precisione in ogni gesto tecnico, e l’errore si paga molto più caro che con altre moto in termini di secondi al giro… Ma tolta la ruggine iniziale, comincia il divertimento. La ciclistica è molto precisa e permette di affrontare senza pensieri ogni situazione, dalla curva stretta senza appoggio al tratto veloce e bucato, complice anche il peso veramente esiguo che consente di esibirsi in ingressi curva fulminei e di correggere senza problemi eventuali errori.

UNA GODURIA  Anche il lavoro delle sospensioni è molto buono: forcella e mono hanno una taratura equilibrata e progressiva, che rende la moto piacevole da usare anche per piloti un po’ fuori taglia. Promossa anche la frenata, sempre potente e modulabile, complice anche la ridotta massa della moto. Il motore è una goduria: carburato alla perfezione, canta che è un piacere e ha una schiena davvero sorprendente per essere un 125, tanto da permettere di recuperare con un colpetto di frizione piccoli errori senza grosse esitazioni. Il rovescio della medaglia è che, così di serie, manca un po’ di allungo all’appello, costringendo ad anticipare un po’ la cambiata. Nel complesso è comunque un ottimo motore, peraltro accoppiato a un cambio e a una frizione davvero morbidi e precisi. Più la si usa, più si prende confidenza e più aumenta il divertimento: una vera fun bike. Ma attenzione: per far uscire il tempo servono fisico, una buona manetta e un pizzico di follia…Uomo avvisato.

DOPATA È PIÙ BELLA Dopo la moto standard, ho l’occasione di salire sulla moto di Matteo Cavallo, il giovane vincitore dell’edizione 2012 dello Yamaha MX Challenge. Già dal rumore mi rendo conto che qui si fa sul serio: suona molto più “secca” e aggressiva della versione stock, e messe due marce capisco che non è solo fumo. Sottocoppia il motore è un po’ meno pronto di quello di serie, quindi meno incline a perdonare l’errore, ma una volta entrato in coppia restituisce con gli interessi quanto sacrificato in basso: spinge veramente forte, in un crescendo entusiasmante, decisamente non paragonabile alla moto di serie. La ciclistica è ovviamente più simile alla moto di origine, sebbene il comparto sospensioni sia più sostenuto e controllato. Ottima arma da guerra per le gare, richiede tuttavia parecchio mestiere per essere sfruttata appieno.
 

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LA FORZA DELLA SEMPLICITÀ Potrà sembrare banale, ma i due aggettivi più adeguati a descrivere la piccola YZ 250 F 4t sono “semplice e veloce”. Saliti in sella l'ergonomia è buona e la triangolazione pedane-sella-manubrio è indovinata per i piloti di tutte le taglie. Incominciando a tirare un po' emergono le due principali qualità di questa moto, ovvero il funzionamento di telaio e sospensioni: il comportamento è molto neutro e prevedibile in ogni situazione, non ci sono mai scherzi o reazioni scomposte e il telaio comunica sempre cosa sta accadendo e, nel caso si esageri, avvisa sempre prima che si finisca per terra. Le sue quote sembrano privilegiare leggermente la stabilità, complice un mono un pelo scarico rispetto alla forcella, che dona alla moto un assetto vagamente seduto. Nonostante ciò, in inserimento e percorrenza del canale il comportamento è molto positivo, tanto che la moto non necessita di particolari correzioni, consentendo al pilota di guidare senza preoccupazioni.

NEI L'unico piccolo neo è venuto fuori in un curvone a 180° privo di qualunque canale, dove l'anteriore tende leggermente ad allargare dando la sensazione di voler “scappar via”, reazione quasi sicuramente dovuta al perfettibile setting del mono; è comunque un cercare il pelo nell'uovo, e nel complesso la ciclistica ha un comportamento neutro e piacevole. Buona anche la taratura delle sospensioni, scorrevoli e progressive, ma anche in questo caso i più veloci andranno alla ricerca di più sostegno. Discorso diverso per il motore: la carburazione è perfetta e possiede un'erogazione molto lineare e piuttosto piena ai bassi e soprattutto ai medi, ma manca di forza ed aggressività in alto e di allungo in fuorigiri. Meglio quindi anticipare la cambiata, sfruttando la buona schiena del motore. Encomiabile invece il funzionamento del cambio, dai rapporti ottimamente spaziati, come anche la frizione, morbida e precisa.

ELABBORATA Come per la 125, salgo ora sulla moto preparata. Le differenze con quella di serie sono immediatamente avvertibili, soprattutto a livello motoristico. La ciclistica infatti mantiene e affina le già ottime qualità della moto di serie, grazie soprattutto a una taratura più sostenuta delle sospensioni; il motore invece ora è davvero pronto gara. Pur non girando a regimi elevatissimi, si dimostra sensibilmente più forte lungo tutto l'arco di erogazione, agganciando meglio il rapporto successivo e rispondendo a ogni richiamo del gas con maggiore brio.

INCOMPRESA Non esiste aggettivo più adeguato di “incompresa” per riferirsi alla YZ 450 F: dopo averne lette di tutti i colori nei forum di appassionati, è una sorpresa una volta in sella. Sul cavalletto pare piuttosto larga e ingombrante, ma in movimento ce ne si dimentica in fretta grazie al suo equilibrio: si avverte infatti una diversa distribuzione dei pesi rispetto a moto di analoga cilindrata ma più tradizionali, soprattutto a livello d'avantreno che risulta più leggero e reattivo nonostante l'assetto neutro e bilanciato tra anteriore e posteriore; questo nella pratica si traduce in reazioni estremamente neutre in ogni ambito, tanto che sui salti viene molto facile spostarla come si vuole, in staccata l'effetto del freno motore è poco avvertibile rispetto altre moto di analoga cilindrata e inserirla in piega o correggere sbavature richiede poco sforzo.

CANAL GRANDE Una volta messa nel canale, la YZ 450 F tiene la linea in maniera abbastanza precisa, tanto che le eventuali correzioni da effettuare in percorrenza derivano più dalla grande esuberanza del motore che da reali deficit della ciclistica. Anche la stabilità sul veloce e nelle buche non manca, sebbene la pista non presentasse allunghi tali da poter mettere realmente alla prova le prestazioni di una 450. Le sospensioni, anche qui Kayaba, non lasciano il fianco scoperto a critiche: come per la sorella minore la taratura di serie è molto azzeccata, il giusto compromesso tra sensibilità e sostegno per la maggior parte dei piloti, senza che si avverta mai quel fastidioso picchiare sulle braccia, caratteristico di tante altre unità di serie.

450 BUONI MOTIVI Il propulsore è forse l'elemento più particolare dell'insieme, rivelandosi infatti super-potente e ancora piuttosto aggressivo nonostante il continuo lavoro di addolcimento condotto dal 2010 a oggi. Anche qui il carattere è quello di un motore che dà il meglio ai bassi e ai medi regimi, andando un po’ a sedersi nell’ultima parte dell’erogazione. Su terreni morbidi non da comunque problemi, basta non agire con troppa foga sul gas e sfruttare la grande schiena del motore “tenendo una marcia in più” per girare con gran gusto e senza stancarsi troppo. Rimane qualche perplessità pensando a terreni duri, ghiaiosi o particolarmente segnati, dove tutta questa esuberanza potrebbe essere difficile da gestire e portare il pilota a stancarsi prima del dovuto. Manco a dirlo, anche sulla 450 cambio e frizione sono ottimi.

VOGLIO DI PIÙ Last but not least per la gamma cross, ho provato la versione speciale della 450, sempre allestita dalla concessionaria Fer.lu. In questo caso a fare la differenza ci sono due primizie: la differente taratura delle sospensioni e la centralina GET con sistema GPA. Il comparto ciclistico è sicuramente il migliore della giornata, grazie a una taratura di forcella e mono che coniuga alla perfezione sostegno all'ingresso in rampa e progressività nell'assorbimento delle buche, tanto che le reazioni della moto sono ben più controllate della versione di serie invogliando il pilota a spingere sempre di più. Per quanto concerne il GPA, una sorta di controllo di trazione regolabile su 10 posizioni, è la ciliegina sulla torta, in quanto offre un ausilio veramente gradito nella gestione della potenza: settato attorno a valori di 4-5, interviene alla perfezione, tagliando potenza quando serve e lasciandola invece tutta disponibile dove si riesce a scaricare. Alla fine, questa è la moto che mi sarei portato volentieri a casa.


Pubblicato da Andrea Ronzio, 01/12/2012
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