In pista con

Il parere di Andrea Schiavina


Avatar Redazionale , il 08/03/14

7 anni fa - L'altro tester di MotorBox

Italiane, sportive e costose. E belle da morire. Sono la MV Agusta F3 800 e la Ducati 899 Panigale, due sportive medie che, grazie all’elettronica evoluta, calzano bene anche a chi non è un pilota. Come abbiamo provato nella pista di San Martino del Lago

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COSA SONO Scientificamente si chiama "convergenza evolutiva". Senza tirarla in lungo, uno squalo, che è un pesce, e un delfino, che è un mammifero, hanno emtrambi le pinne e nuotano veloci anche se hanno pochi geni in comune. Questo perchè si sono evoluti nello stesso ambiente e le pressioni della selezione naturale sono le stesse. Un momento, non sto delirando. Quello che è successo all’ MV Agusta F3 800 e alla Ducati 899 Panigale è esattamente la stessa cosa.

ANIMALI DA PISTA Quando ci si siede sopra si sente che nonostante le due moto siano fisiologicamente lontane l'una dall'altra, nascono con la stessa missione. Entrambe si sono evolute per dare il massimo nel loro habitat naturale: la pista. Inutile girarci attorno: stiamo parlando di un mezzo a due ruote con un motore da 800cc a tre cilindri e un telaio tubolare in traliccio (F3) e di un altro, con un motore da 899cc a due cilindri dove il telaio -inteso in maniera canonica- non c'è proprio (Panigale). Semplicemente molto diverse. Insomma, lo squalo ha le branchie e il delfino i polmoni…

ANATOMICAMENTE DIVERSE La posizione di guida è diversa. L'F3 800, nonostante sia bella scomoda anche lei, dà la sensazione di essere più "seduta". La sella della Ducati è di due centimetri e qualcosa più alta rispetto a quella dell'MV ma la sensazione di essere particolarmente caricati sull'avantreno non appena ci si siede e si afferrano i semimanubri della 899 è data dalla triangolazione pedane-sella-manubrio, spudoratamente corsaiola. Per quanto possa essere azzardato dirlo, la sensazione in sella alla F3 è quella di una moto leggermente più stradale. Inutile dire che in entrambi i casi la posizione di guida non è stata studiata per farci viaggiare belli comodi ma per poter sfruttare al meglio la potenza del motore e la ciclistica tra i cordoli di un circuito.

FACILI Se non siete dei piloti professionisti e non avete bisogno di fare il record del circuito a ogni uscita, qui si rischia di aver trovato le moto perfette. Con quel briciolo di strapotenza in meno e una ciclistica che rasenta la perfezione, sia l'MV sia la Ducati sono moto facili. O meglio, più facili dei milloni dai quali derivano. Perchè l'F4 e la 1199 Panigale sono vere superbike ma non c'è scritto da nessuna parte che per divertirsi siano meglio. Ho controllato bene. L'F3 e l' 899 sono il compromesso migliore, probabilmente tanto azzeccato da non essere più un compromesso. Fin dalle prime curve danno quella confidenza che permette di concentrasi subito su dove mettere le ruote e quando staccare, piuttosto che su "cosa-diavolo-accade" o su "mannaggia-sono-lungo".

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SIGNORI SI PIEGA Parlando di come si comportano tra i cordoli, uno dei punti di forza di entrambe è l'agilità. Cominciamo dalla Ducati. La posizione di guida caricata sull'anteriore, una forcella abbastanza in piedi e il suo "non-telaio" la rendono particolarmente reattiva. Appena cominciate a spingere sul semimanubrio per farla scendere, è già lì. Ha come un istinto proprio, capace di agevolare ogni volontà di inserimento in curva. Per chi ama le moto con una guida abbastanza fisica, la 899 può risultare fin troppo reattiva. E la cosa divertente è che l'interasse della Ducati è quasi quattro centimetri più corto di quello dell'MV. Una volta in percorrenza, è particolarmente stabile esattamente come in uscita. L'F3 invece dà la sensazione, per quanto rimanga comunque affilata, di essere leggermente meno suscettibile della Ducati. Più progressiva in tutto. Ingresso, percorrenza e uscita. Saltando in sella all'MV appena scesi dalla Ducati può addirittura sembrare che abbia una guida più faticosa, anche se si apprezza subito la forte stabilità in percorrenza. A metà dei curvoni più veloci, una volta inserita, ci si domanda se per farla uscire dalla piega sarà sufficiente aprire il gas o sarà necessario richiedere un intervento divino. Tranquilli, basta aprire il gas. La sensazione di stabilità rimane comunque senza pari.

AVANTI TUTTA I cavalli sono 148 per entrambe le moto ma, data la diversa configurazione dei due motori, vengono erogati in maniera differente. L'MV esprime il massimo della sua potenza attorno ai 13.000 giri mentre la Ducati a 10.750. Per quanto riguarda la coppia, l'899 ne ha di più e a giri più bassi: 99Nm a 9.000 giri contro gli 89 Nm a 10.600 dell'F3.  Numeri a parte, quello che accade è che la Ducati fa più strada fin da subito anche se non sembra. Il ruggito del motore trae in inganno e non dà la sensazione di spingere forte. Se siete amanti delle moto con erogazioni da togliere il fiato, la Panigale fa per voi ma se al contrario preferite una progressione più dolce ai bassi ma comunque consistente allora per voi è meglio l'F3. Soprattutto in uscita, e soprattutto in uscita dalle curve più lente, la regolarità nell'erogazione dell'F3 aiuta i piloti meno esperti. Queste parole possono sembrare strane perchè notoriamente MV non è famosa per sfornare moto docili e chi aveva provato la F3 800 prima dell'aggiornamento dell'elettronica potrebbe pensare che siamo tutti impazziti.

QUINDI? Quindi non credo ci sia una moto meglio dell'altra. Entrambe rasentano la perfezione. Ciclistica e motori da urlo. Anche l'elettronica è di alto livello: tante regolazioni da perderci un turno solo per scegliere il livello di intervento del controllo di trazione. Ora vi starete chiedendo se c'è qualcosa che non va. Deve esserci qualcosa che non va. E invece no. L'unico fattore che ha creato un leggero scompiglio durante il test è stata la sensazione che il cambio elettronico dell'F3 fosse meno preciso di quello della Panigale. Una sensazione avvertita soprattutto cambiando marcia a gas spalancato in un curvone sulla destra, appena dopo un tornantino a sinistra. Perchè ve lo sto raccontando? Perchè quello che accadeva era che subito dopo il cambio di direzione (dove per forza di cose ero in appoggio sulla pedana sinistra) lo stivale faceva fatica ad inserirsi tra la pedana e la leva del cambio e non si riusciva a fare abbastanza forza per innestare la marcia. Dopo qualche giro ho chiesto al gentilissimo tecnico MV che ci ha seguito per tutta la giornata - grazie per avermi sopportato - di posizionare la leva del cambio dell'F3 alla stessa altezza da terra di quella della Panigale. Risultato? La leva è stata alzata di quasi 2 cm e finalmente c'era abbastanza spazio per far passare lo stivale sotto la leva e spingerla verso l'alto con la giusta pressione, non solo durante il piegone a sinistra. Mettiamola così, dall'alto del mio metro e settantadue, forse il problema dell'inclinazione della leva è più che altro legato alla mia statura.

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Pubblicato da Andrea Schiavina, foto di Leonardo Iannelli, 08/03/2014
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