Prova

Honda CBF600 2008


Avatar Redazionale , il 05/12/07

13 anni fa - L'intelligenza che seduce

Parola d'ordine, facilità. La media della Honda si rinnova sulla scia della ultima Hornet da cui eredita motore e telaio, rivisti per esaltare la semplicità di guida. Il look non è da colpo di fulmine ma a sedurre provvedono una guidabilità eccellente e prezzi molto interessanti.

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LA SECCHIONA
Ci sono moto che per fare colpo puntano dritte al cuore e altre che invece mirano alla testa dell'acquirente. LaCBF600 appartiene di sicuro al secondo gruppo. Nonostante per il 2008 si sia rinnovata da cima a fondo, recita ancora la parte della secchiona della classe media. Quanto a intelligenza non la frega nessuno ma il colpo di fulmine fatica a scattare, almeno in Italia dove l'acquirente medio continua a seguire le mode e a ostentare la moto come uno status symbol.

LA SAGOMA DI SEMPRE Come dicevamo, la CBF è nuova davvero. Rispetto al vecchio modello, la linea è più filante e moderna, grazie soprattutto a quelle parti della meccanica e della ciclistica inedite e lasciate in bella vista. La carrozzeria in senso stretto cambia poco, tanto nella versione N, ovvero nuda, quanto in quella S, che sta per semicarenata, con parabrezza regolabile in altezza di 5 cm. Il serbatoio cresce appena,da 19 a 20 litri, mentre la sagoma rimane tutto sommato invariata.


PANCIA IN DENTRO
La differenza più importante, che balza subito alla vista, è il nuovo motore, direttamente derivato da quello della Hornet e che ha quindi nel suo albero genealogico anche la CBR600RR protagonista nel Mondiale Supersport. In parole povere, per la CBF si tratta di un balzo avanti epocale, tanto dal punto di vista della tecnologia, con l'addio definitivo ai carburatori, rimpiazzati dall'iniezione, quanto da quello delle dimensioni. Il nuovo quattro cilindri è molto più compatto e, visto di profilo, sembra quasi tirare la pancia in dentro e trattenere il respiro per sembrare ancora più snello.

UNA SPUNTATINA Metro alla mano, l'ingombro della meccanica scende di circa una decina di centimetri. Il dato più interessante tuttavia è la diminuzione del peso complessivo di 8 kg, per un totale che va da 213 kg a 222 a seconda della configurazione. Ciò grazie anche al contributo del nuovo telaio monotrave in alluminio a sua volta di derivazione Hornet. Dieta ferrea vuole dire un fisico più atletico ma la CBF resta pur sempre una moto senza troppi grilli per la testa, tutta casa, ufficio e svago. Lavorando di fino sull'alimentazione (ma non solo), gli ingegneri hanno dato unaspuntata alla curva di erogazione della Hornet per renderla ancora più graduale e omogenea. La scheda tecnica parla di circa 78 cv a 10.500 giri e di una coppia massima di 59 Nm a 8.250 giri.


MISURE FURBE
Quanto la CBF tratti ognuno in guanti bianchi lo dimostra lasella, regolabile su tre altezze diverse per permettere di poggiare bene i piedi a terra o di trovare la sistemazione ideale. Anche la ciclistica ha misure non impiccate. Interasse, avancorsa e angolazione del cannotto di sterzo ammontano nell'ordine a 1.490 mm. 110 mm e 26°. Sono valori che privilegiano sulla carta la rotondità di azione rispetto all'eccessiva maneggevolezza o al rigore direzionale assoluto. Le sospensioni non sono comunque di stampo troppo economico. All'anteriore c'è una forcella da 41 mm regolabile nel precarico molla, così come il monoammortizzatore posteriore, lavorato da un forcellone che si allunga di 46 mm per rendere a sua volta la guida più fluida e precisa.

DA DEFINIRE Per ora non si conoscono ancora i prezzi della gamma per l'Italia, che dovrebbero comunque essere allineati al listino del modello precedente, con un prezzo d'attacco ben inferiore ai 6.000 euro. Leversioni che comporranno la gamma CBF sono tre. Quella d'accesso è la N, nudista convinta, seguita poi dalla S con la mezza carena e ancora dalla S dotata però di ABS e di frenata combinata CBS. In questo caso, vale la pena di ricordarlo, il pedale del freno posteriore agisce sul pistoncino posteriore e su uno dei sei pistoncini anteriori, mentre i cinque restanti sono comandati dalla classica leva al manubrio. Sulle CBF prive di ABS le pinze anteriori sono a due pistoncini e non tre, mentre a far da comun denominatore ci sono sempre due dischi anteriori da 296 mm e uno posteriore da 240.

AMPIA SCELTA Quattro sono invece i colori previsti: nero e rosso perlati, con una coppia di grigi, chiaro e scuro, a completare l'offerta. Il massimo della scelta si ha però sul fronte degli accessori. Ce n'è davvero per tutti i gusti. Giusto per fare qualche esempio, si va dalle manopole riscaldabili, al bauletto e alle borse laterali, offerti in due misure, passando per l'antifurto e un piccolo plexiglas per la naked.


A PENNELLO
La CBF veste a pennello i piloti di tutte le categorie, dai pesi piuma ai supermassimi. La sella, di default piazzata a 785 mm da terra, può essere facilmente alzata o abbassata di 15 mm, con il risultato che a 760 o a 800 mm accontenta pure i più esigenti. Manubrio e pedane sono là dove serve per garantire comfort nei lunghi viaggi e il giusto controllo nel misto. E non è tutto: le leve sono sagomate apposta per restare più vicine del solito alle manopole, anche a tiro di dita femminili.

EASY Con simili premesse, si deve riconoscere che quelli della Honda, parlando della nuova nata, hanno insistito a ragione su un aggettivo: easy, ovvero facile. La CBF ispira da subito una grandissima confidenza, anche negli spazi stretti e nelle manovre da fermo, dimostrandosi agile e maneggevole. I comandi rispondono con dolcezza e non ci sono mai reazioni brusche, nemmeno quando si maltratta la manopola destra.


PER TUTTI I PALATI
Tuttavia, simili premesse non devono ingannare. La CBF è sì una moto dedicata a chi alle due ruote dà ancora del lei ma è capace di regalare belle soddisfazioni anche a chi è più smaliziato. Da chi ritorna alle moto dopo anni sabbatici a quattro ruote a chi invece non ha mai smesso di andare in moto, chiunque può trovare in questa Honda divertimento in abbondanza. A patto ovviamente di non chiederle quelle prestazioni monstre, che non sono nelle sue corde.

IL MEGLIO AI MEDI Il motore se la cava benone. Spinge bene da subito, con un tiro ben più robusto del suo predecessore ai regimi medio-bassi e guadagna giri rapidamente, senza picchi o vuoti. La Honda dichiara che rispetto alla Hornet, terza, quarta e quinta sono più corte e su strada aperta le riprese sono sempre vivaci, al punto che nel misto ci si può a volte dimenticare del pur ottimo cambio e usare la CBS a mo' di monomarcia. Il meglio viene fuori dai 4.000 ai 6.000 giri ma, volendo, si può insistere fino a oltre quota 10.000 senza che al quattro cilindri venga il fiato corto.


PRENDETEVELA COMODA
L'unica controindicazione che si ha sfruttando l'allungo consiste nell'aumento delle vibrazioni. In ogni caso il fenomeno è passeggero, visto che in sesta il buonsenso consiglia di rallentare ben prima che le vibrazioni diventino fastidiose. Per il resto il comfort è buono. L'eventuale cupolino fa bene il suo lavoro, pronto a togliere dal busto e da parte del casco la pressione dell'aria. La sellaha una conformazione e un'imbottitura comode e le sospensioni hanno unataratura che filtra bene le asperità, pur non accettando compromessi sul fronte della guidabilità, in particolare se si adotta uno stile pulito.

FELICI E CONTENTI In tal senso la parentela con la Hornet è una garanzia. Se già dopo pochi metri sembra di guidare la CBF da sempre, anche quando si forza il passo e ci si avvicina al limite il feeling non viene mai meno. Questa Honda pennella le curve con una scorrevolezza che ha poco da invidiare a quella di naked dal pedigree ben più sportivo. La discesa in piega è tonda e precisa ed è semplice tenere un buon passo con un minimo impegno fisico. Il tutto avendo sempre un buon margine per rimediare a possibili errori di valutazione. Insomma: questa Honda è una compagnia divertente e piacevole, offerta come se non bastasse a un prezzo ragionevolissimo e pure ben fatta (quasi dimenticavamo: è made in Italy, prodotta nello stabilimento di Atessa). Forse non farà scattare il colpo di fulmine ma è un mezzo che sa conquistare a poco a poco. Un acquisto che si annuncia a lieto fine, per la serie: "E vissero per sempre felici e contenti.".


Pubblicato da Paolo Sardi, 05/12/2007
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