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Editoriale

Vivere e morire da collaudatore: il lavoro più bello del mondo


Avatar di Emanuele Colombo , il 25/02/24

4 mesi fa - Morti sul lavoro: Ducati tampona Porsche nel centro prove di Nardò

Ducati contro Porsche: muore collaudatore a Nardò
Ennesimo caso di morte sul lavoro: una Ducati Panigale tampona una Porsche Panamera nel centro prove di Nardò

Ducati Panigale contro Porsche Panamera: muore collaudatore nel centro prove di Nardò, in Puglia. La tragedia avvenuta in settimana rilancia il tema delle morti sul lavoro. Coincidenza vuole che, proprio mentre al Nardò Technical Center si consumava il dramma, il figlio di un amico mi chiedesse informazioni sulla carriera del collaudatore: il lavoro più bello del mondo, per chi ha la passione che gli scorre nelle vene. Ma com'è, davvero, la vita del collaudatore? Come si diventa collaudatori? Quali doti servono? E visto che siamo in tema, com'è possibile un incidente come quello capitato a Nardò? Si sarebbe potuto evitare?

Nuova Porsche 911 Cabrio: la sportiva tedesca al Nurburgring Nuova Porsche 911 Cabrio: la sportiva tedesca al Nurburgring

IL BELLO Quello del collaudatore è il mestiere più bello del mondo, dicevo, ed è proprio così. Quando fai il ''test driver'', come fa figo chiamarlo in inglese, guidi in anteprima auto che ancora nessuno conosce. Lo fai spesso in pista, anche ad alta velocità, tritando gomme e bruciando benzina che paga qualcun altro. Il tuo ufficio sono i centri prove: impianti attrezzati con circuiti di ogni tipo, studiati per testare auto e moto con il più alto livello di sicurezza possibile. E non di rado queste strutture sono immerse in paesaggi naturali mozzafiato: dalla verde campagna alberata di Balocco alle piste di ghiaccio del Colmis di Arjeplog, al Circolo Polare Artico, dove spesso la notte vedi brillare in cielo l'aurora boreale. Il tutto passando per il mitico Nurburgring e per il quasi altrettanto mitico anello di Nardò, naturalmente: un impianto all'avanguardia, ora di Porsche, che non mette a disposizione solo un anello ad alta velocità, ma anche un formidabile circuto handling e molto altro. Il tutto con vista su una costa del litorale pugliese, che offre un mare tra i più belli del mondo e pianure punteggiate di oliveti, dove la sera trovi ristoro nella cucina locale: anch'essa tra le migliori del mondo. 

IL BRUTTO In posti come questi sembra davvero che possano convivere felicemente e in pace natura e motori (anche quelli tradizionali, quelli che fumano, puzzano e fanno rumore, ma che hanno anche dei difetti). Ma questa è solo una faccia della medaglia. L'altra sono la fatica e i pericoli di un mestiere non privo di rischi. I turni possono essere fisicamente massacranti e noiosi, secondo l'attività svolta. Ricordo molte notti passate non a danzare tra le curve a tutta velocità, ma a shakerarmi il cervello sulle pavimentazioni, dove ad andature men che cittadine si svolgono le prove di affaticamento di sospensioni e scocche (e se si stancano loro, non vi dico il pilota). Quando invece era previsto andare forte, ricordo la necessità di mantenere sempre il massimo della concentrazione, per reagire prontamente in caso di defaillance tecnica. E ricordo il senso di straniamento che si prova a tornare sulle strade normali a fine turno, per andare a casa dopo otto ore o giù di lì passate a tutto gas: la velocità dà assuefazione e quando esci dalla pista, se ''vai a codice'' ti sembra di stare fermo, con il concreto rischio di addormentarti. E poi le trasferte: per chi è giovane, girare il mondo per testare i veicoli nelle condizioni più disparate è un'avventura, da vivere in gruppo con colleghi animati dalla tua stessa passione. Ma se hai famiglia, tutto quel girovagare è un problema.

Tratto autostradale con limite a 80 km/h Tratto autostradale con limite a 80 km/h

COME SI FA Luci e ombre, insomma, che si sommano a una questione di fondo su cui i più giovani e scapestrati amano equivocare. I veicoli in collaudo, infatti, vengono testati anche per poterli rendere sicuri e affidabili come si richiede alle auto di serie. E questo è un traguardo che si raggiunge per gradi. Insomma, scordatevi di salire su auto o moto linde e pinte come quelle che trovate nei concessionari. Il lavoro del collaudatore incomincia su accrocchi decisamente brutti e scomodi. E che si rompono: di questo bisogna sempre tenere conto quando si guida. Inutile e rischioso fare i collaudatori per dimostrare di essere dei Marquez o dei Verstappen incompresi. Piuttosto, bisogna tenersi sempre del margine, per poter rimediare a una potenziale rogna meccanica. Che può capitare ad auto o moto ferma come a 300 all'ora. Cosa serve, dunque, per fare il collaudatore? Certamente competenza tecnica, che può derivare da studi ingegneristici o anche da scuole tecniche, meglio se supportate dall'esperienza in officina. I meccanici diventano spesso collaudatori eccelsi. Poi serve saper guidare e avere una buona sensibilità, per accorgersi di che cosa sta succededendo al veicolo istante per istante. Perché all'interno di un turno di guida, le cose cambiano in continuazione.

Un vecchio Volkswagen Maggiolino in officina Un vecchio Volkswagen Maggiolino in officina

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I RISCHI Ai collaudatori alle prime armi si chiede principalmente di effettuare prove di ''affidabilità e durata'', che permettono di accumulare esperienza e competenze, ma che mettono il veicolo sotto stress a bella posta, come il nome di questi test dovrebbe suggerire. In un turno di guida, una gomma che all'inizio era buona può arrivare alla frutta e se non te ne accorgi in tempo potrebbe scoppiare mentre guidi a tutta velocità, solo per citare l'esempio più banale. Ma naturalmente, data la complessità meccanica ed elettronica dei mezzi moderni, le cose che possono guastarsi sono migliaia e non potete immaginare quanto può essere creativa la Legge di Murphy quando decide di metterci lo zampino. Per tutti questi motivi, le strutture, le regole e i limiti nei centri prove sono stringenti e vengono aggiornate all'occorrenza. Riguardano un po' tutto e tutti: dagli equipaggiamenti di sicurezza per piloti e vetture ai limiti di velocità, dalla tolleranza zero nei confronti di alcool e cellulare alla guida alla separazione del traffico in base al tipo di veicolo e di prova che si deve effettuare.

F1 2022, GP Belgio: giovani alcolisti F1 2022, GP Belgio: giovani alcolisti

L'INCIDENTE Per esempio, per effettuare prove sull'anello di Nardò a oltre 240 km/h, ai miei tempi bisognava ottenere la pista in esclusiva: con pochi e selezionati veicoli, o addirittura uno solo, che girasse in quel determinato momento. Il numero dei veicoli in pista è comunque regolamentato anche per velocità più basse e le quattro corsie dell'anello, di inclinazione crescente tra la più interna e la più esterna, sono fatte per suddividere le moto e le auto in base alla velocità che devono tenere per il test che stanno effettuando. E qui torniamo alla tragedia di questa settimana, con il Corriere del Mezzogiorno che riporta quanto segue: ''L’incidente avvenuto sulla pista di collaudo Porsche di Nardò nel quale è morto il collaudatore Mattia Ottaviano, sarebbe stato causato da un improvviso cambio di corsia della moto che in quel momento il driver stava testando. [...] La Ducati Panigale guidata dal collaudatore procedeva sulla corsia esterna ad una velocità sostenuta, regolarmente consentita dalle norme di sicurezza interne, quando per cause in corso di accertamento avrebbe invaso la corsia destinata alla velocità più bassa, dove transitava la Porsche Panamera, tamponandola violentemente''. 

Le Pirelli Diablo Supercorsa SC V4 sulla Ducati Panigale in pista Le Pirelli Diablo Supercorsa SC V4 sulla Ducati Panigale in pista

UN CONFINE SOTTILE Ora, sfortunatamente non è questo il primo incidente mortale occorso in collaudo (né sarà l'ultimo). Proprio l'esperienza pregressa, frutto di decenni e miliardi di chilometri percorsi in tutte le condizioni possibili, dovrebbero aver mostrato quanto il confine tra una situazione sotto controllo e un incidente possa essere sottile. Le ipotesi al vaglio degli inquirenti - perché quando accade un fatto del genere un'indagine è un atto dovuto - vanno dall'errore umano al guasto tecnico, passando per un malore. Fatto sta che mettere insieme auto e moto mi pare francamente un'imprudenza. Una striscia bianca sull'asfalto non è sufficiente a proteggere un motociclista da una eventuale perdita di controllo per cause imponderabili. Al momento è stata disposta l'autopsia del povero Mattia Ottaviano di Tuglie, di anni 36, la vittima alla guida della Ducati, mentre il collaudatore della Porsche sarebbe indagato per omicidio colposo e omicidio stradale. Al traguardo delle zero vittime sul lavoro non arriveremo mai, finché a lavorare ci saranno gli esseri umani con le loro fragilità, ma se non dovesse essere stato un malore fatale a uccidere il motociclista, prima ancora del tamponamento, a mio modesto parere questo specifico episodio si sarebbe potuto evitare.

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Foto di copertina: NASA Goddard Space Flight Center via Flickr, pubblicata senza modifiche - Licenza Creative Commons 2.0


Pubblicato da Emanuele Colombo, 25/02/2024
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