Pubblicato il 20/04/20

SPECIAL SPECIALE Di special ce ne sono tante, molte di queste sono delle piccole opere d’arte manifatturiera, tra queste qualcuna colpisce più di altre, come la Rhombus 1000 dei fratelli spagnoli Delgado, ideatori della Valtoron. I più attenti avranno notato qualcosa di familiare, tipo il motore boxer di una R 100 RS… beh è proprio lui, lo sono anche i cerchi e altri (pochi) componenti.

Valtoron Rhombus: lato destro

SCACRILEGIO I puristi staranno invocando all’eresia, preparando già la pila di legna per mettere al rogo i due preparatori spagnoli che hanno cannibalizzato la prima sport touring e la sua carenatura che pare – stando a voci dell’epoca – fosse talmente ben studiata da permettere di guidare fino a casa sotto al diluvio senza bagnarsi. La Rhombus è una cafè racer, ergo la carenatura originale non s’abbinava con la filosofia del progetto dei fratelli Delgado, che hanno però trovato un modo per farsi perdonare.

Valtoron Rhombus: dettaglio del serbatoio

ALTRI TEMPI Al giorno d’oggi la tecnologia ha reso molto più semplice ed economica la realizzazione di componentistica su misura, basti pensare alle tecniche di stampa 3D che stanno prendendo piede anche nel mondo della customizzazione. La Rhombus, però, non cede al fascino tecnologico, essendo realizzata con alcune tecniche veramente d’altri tempi. Ogni pezzo è progettato e realizzato a mano, modellando prima il clay (una pasta simile al pongo utilizzato dai designer), poi creando, con la tecnica della colata in sabbia, le parti in alluminio. Questa particolare lavorazione lascia sull’alluminio una particolare finitura, a metà tra la sabbiatura e la spazzolatura e non è priva d’imperfezioni, ciò è un elemento che caratterizza ogni singolo componente. Nel caso della Rhombus sono realizzati così sia il cupolino, sia la monoscocca che racchiude serbatoio e sella, peculiarità stilistica della Valtoron.

Valtoron Rhombus: dettaglio dello scarico

MODIFICHE TECNICHE Il passaggio da sport touring a café racer ha comportato anche alcune modifiche strutturali, nulla di troppo radicale, ma tutto utile ad esaltare il prodotto finale. Il telaietto reggisella è stato realizzato su misura e la lunghezza della forcella è stata accorciata per dare un aspetto più sportivo di quello originario della R 100 RS. Invariati l’impianto frenante (che non brilla per efficacia stando ai commenti dei possessori di R 100 RS: “Non frena, rallenta”) e il telaio, eccezion fatta per la finitura di color oro, mentre il boxer di 980cc, capace di 70 CV a 7250 giri/min, è stato sottoposto a un lifting. Ad occuparsene sono stati gli esperti di Max Boxer che lo hanno lavato, aperto, rinfrescato nei componenti usurati e dotato di pistoni racing. Ciliegina sulla torta lo scarico realizzato su misura con tema a rombi.


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