Pubblicato il 01/10/20

COS’È IL WALK ASSIST La funzione di “walk assist” delle biciclette a pedalata assistita permette, tramite la pressione (continuativa) di un apposito tasto, di avviare il motore elettrico e muovere la e-bike senza necessità di pedalare, fino a velocità di circa 5/6 km/h. Una funzione quanto mai utile, e per un sacco di motivi: nelle zone pedonali, per esempio, dove ci si deve muovere a piedi, oppure per portare la e-bike in salita. Considerato che una bicicletta elettrica pesa mediamente tra i 15 e i 20 kg, si tratta di un aiuto ben accetto. Qui trovate la nostra guida completa alle e-bike.

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ANCHE PER GUASTI Può anche capitare, come al sottoscritto, di rompere la catena tornando a casa dall’ufficio, o di forare una gomma. In quel caso, anche se lentamente, la pedalata assistita consente di arrivare comunque a destinazione senza spaccarsi le schiena.

E INVECE... La presenza di questo dispositivo su molte e-bike ha indotto, durante alcuni controlli della Polizia Locale, ad assimilare questi mezzi ai ciclomotori, in particolare nella città di Palermo, dove si sono registrate numerose multe per svariate centinaia di euro. In alcuni casi si è addirittura arrivati al sequestro del mezzo per guida senza casco e assicurazione, com’è invece previsto per i ciclomotori, a cui le e-bike venivano erroneamente associate proprio per via della funzionalità del walk assist, che non richiede la pedalata attiva del conducente.

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LA SENTENZA Un’interpretazione fin troppo rigida, che ha portato diversi proprietari di e-bike, affiancati da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), dalle aziende produttrici e dai negozianti, a rivolgersi alla magistratura. La battaglia è andata avanti per quasi tre anni, ha annunciato ANCMA nel suo ultimo comunicato, e si è finalmente conclusa. Inequivocabile la sentenza della quinta sezione civile del Tribunale di Palermo: le e-bike con walk assist non sono equiparabili ai ciclomotori

LE DICHIARAZIONIDopo quasi tre anni”, prosegue la nota, ''con interlocuzioni serrate a tutti i livelli istituzionali, oggi possiamo dire finalmente di avere ottenuto giustizia in un ambito della mobilità su due ruote in forte espansione che, con immutata fiducia nell’operato delle Forze dell’Ordine, richiede comunque attenzione per i fenomeni di illegalità legati alla manomissione dei motori elettrici per aumentare potenza e velocità”.


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